Banche alla sbarra

Terra
Luca Bonaccorsi

A parlare male di banche, di questi tempi, c’è da aver paura. Ma è davvero impossibile non commentare lo storico rinvio a giudizio che il tribunale di Milano ha ottenuto nei confronti di alcuni banchieri e funzionari del comune di Milano. Un caso che potrebbe aprire una nuova serie di sequestri e processi in tutta Italia. Gli accusati sono coinvolti nella maxi operazione che aveva portato all’emissione di un’obbligazione trentennale nel 2005. L’accusa è pesantissima, truffa aggravata ai danni dello Stato. "Aggravata" perchè ad essere truffato è lo Stato, e perchè sarebbero stati usati "artifici" e "raggiri"ai fini della truffa. L’importo "frodato" è importante: si parla di oltre 100 milioni di euro in commissioni "occulte". A gioire ci sarà senz’altro il consigliere comunale del Pd Davide Corritore, uno degli artefici dell’incriminazione delle banche e del City Manager del centrodestra all’epoca, Porta. La questione non è banale. Oltre all’obbligazione sono coinvolti uno swap e una struttura di opzioni. Il comune in pratica, in vista della scadenza di alcuni suoi debiti, andò a cercare (o si vide proporre) una soluzione "chiavi in mano" con le banche incriminate: l’Ubs, la Deutsche Bank, Jp Morgan e Depfa. Le banche avrebbero rifinanziato a trent’anni le necessità dell’autorità meneghina e avrebbero ripulito il bilancio da derivati "andati a male", in cambio di un adeguato compenso incorporato in un altro derivato. L’impianto accusatorio rivela a oggi alcuni punti deboli per la posizione delle banche. Il primo è quello dell’illecito profitto. Che ammonterebbe a circa il 6% dell’importo totale dell’operazione. Essendo una operazione di lunga durata (30 anni) e coinvolgendo una serie di derivati (swaps, caps, floors), non sarà agevole dimostrare che i margini delle banche non sono solo sulla carta. Valutare un derivato in una aula scolastica (o giudiziaria) è una cosa. Prezzare un’opzione per 30 anni su 1,7 miliardi di euro è tutta un’altra partita. Altrettanto debole sembra l’accusa della "mancanza di convenienza" per il comune. Sembra infatti evidente che Milano avesse messo in piedo una operazione di ristrutturazione del proprio bilancio piuttosto che di riduzione dell’indebitamento. Più difficile la posizione degli amministratori pubblici. Loro scelsero liberamente di eseguire l’operazione. Sarebbe stato agevole scoprire se le fregatura c’era davvero. Se truffa ci fu, la corresponsabilità fu totale.

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