Per la politica trasparente, l’Anagrafe degli Eletti

Una lotta per la trasparenza della politica

Nel 2008 i Radicali hanno avviato una campagna per la trasparenza e la pubblicazione delle informazioni riguardanti i redditi, gli incarichi, i curricula e i comportamenti istituzionali degli eletti – presenze, votazioni, sedute – e dei nominati. Testi di delibera, ordini del giorno e mozioni sono stati depositati in moltissimi comuni, province e regioni attraverso le iniziative popolari e di pressione nei confronti dei consiglieri eletti. Ma anche se molti enti locali hanno approvato i documenti, a volte all’unanimità, in molti casi questi sono restati lettera morta.

Nel febbraio del 2009 la deputata radicale Rita Bernardini è riuscita a ottenere, con lo sciopero della fame, alcune delle informazioni riguardanti collaborazioni e consulenze della Camera. Si tratta di dati a cui avrebbero accesso tutti i deputati, ma nessuno aveva mai osato chiederli, lei li ha addirittura messi online in formato aperto, come Open Data. Proprio in questi giorni Rita Bernardini è riuscita a ottenere altre informazioni, come quelle riguardanti gli affitti di alcuni palazzi romani e i contratti stipulati dalla Camera con la Società Milano90 s.r.l.

Tutti possono diventare pirati della trasparenza

In Italia esiste la legge 441/1982 che riconosce a ciascun elettore il diritto di consultare le dichiarazioni che eletti e nominati devono depositare presso gli uffici regionali, provinciali e comunali.
Ogni cittadino può fare quello che ha fatto Rita Bernardini, richiedendo di accedere a informazioni riguardanti situazioni patrimoniali, redditi e spese elettorali dei consiglieri e delle giunte dei comuni con più di 50.000 abitanti, delle province e delle regioni e a quelle dei nominati nelle società partecipate. Si può accedere agli atti in due modi:
 
Modalità tradizionale
Alcuni militanti radicali a Palermo, Caserta, Potenza, Brescia e Catanzaro hanno spedito una raccomandata con ricevuta di ritorno a una delle istituzioni locali con una richiesta di accesso agli atti [Modello valido per i Comuni(pdf) Modello valido per le province (pdf) Modello valido per le regioni (pdf)]. Da quel momento gli uffici avranno 30 giorni per permettergli di consultare i dati.
 
Modalità “Civil hacking”
In un dibattito politico online Luca Nicotra, segretario dell’associazione radicale Agorà Digitale, ha proposto di lanciare una campagna di pirateria dei dati. In sostanza i cittadini si potrebbero dotare di Posta elettronica certificata e firma digitale e “trasformare ogni email in una visita agli sportelli delle amministrazioni locali”. Dopo aver raccolto i dati, i cittadini potrebbero diffonderli su internet, dimostrando allo Stato che non è difficile rispettare le leggi che esso stesso ha imposto o approvato.
Infatti, secondo le leggi italiane, la Pubblica Amministrazione deve garantire la possibilità di accedere agli atti e di farlo anche attraverso la PEC e la firma digitale. Inoltre, secondo la legge Stanca del 2004, i dati dovrebbero essere in formato digitale per poter essere consultati anche dai disabili sensoriali.
 
Con questi dati, una volta analizzati e aggregati, si potrebbero ottenere informazioni su temi cruciali come:
  • l’ambiente e le politiche ambientali e territoriali
  • le spese patrimoniali, i redditi e le spese elettorali dei consiglieri comunali, provinciali e regionali.
  • I dati sugi iscritti alle liste elettorali, cioè dei cittadini che hanno diritto al voto.
  • la lotta per la trasparenza può passare anche da una semplice firma.


Anagrafe pubblica degli eletti

Le iniziative radicali per la trasparenza della politica

L’APE- e l’accesso agli atti
#LiberidalDebito
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#EroStraniero
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