L’Aquila, da laboratorio autoritario a modello di rivolta nonviolenta

Una proposta di legge organica per la ricostruzione

Il 25 luglio Marco Pannella, Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani ed Elisabetta Zamparutti, deputata radicale nel Partito Democratico, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Urbanistica, hanno presentato a L’Aquila una proposta di legge speciale che disciplina in maniera organica la ricostruzione, chiarendo le competenze istituzionali, le opere da finanziare, le priorità e le relative coperture finanziarie.

La presentazione della proposta di legge

Secondo l’analisi radicale a L’Aquila si intrecciano temi come il dissesto idrogeologico e le mancate opere di prevenzione, la questione della legalità che diviene questione di vita o di morte, l’estensione della gestione emergenziale e il suo ruolo nel modificare l’assetto istituzionale, il funzionamento della giustizia, la presenza di forme organizzate di rivolta nonviolenta prive di sbocchi istituzionali e politici, l’assenza dell’opposizione.

 

Dopo il Comitato Nazionale degli inizi di luglio i Radicali hanno risposto a quello che avevano ascoltato durante la visita alla zona rossa con il Sindaco Massimo Cialente e dalla viva voce degli aquilani con una proposta di legge organica, presentata il 25 luglio in concomitanza con la visita dei deputati del Partito Democratico.

Nel comunicato con cui è stata annunciata l’iniziativa i Radicali hanno spiegato: “Dopo 15 mesi di gestione emergenziale, le ferite al capoluogo aquilano, alla sua democrazia politica, sono forse più profonde di quelle inferte all’Aquila fisica. L’Aquila deve trasformarsi da laboratorio per nuove forme di autoritarismo fondate sulla gestione emergenziale, in un modello per affrontare democraticamente le condizioni di straordinarietà di un evento imprevedibile e tragico.”

I Radicali a L’Aquila all’inizio di Luglio

“Abbiamo scelto di ritrovarci qui perché sapevamo che sarebbe arrivato un momento in cui, dopo le passerelle iniziali, non sarebbe venuto più nessuno”. Così Emma Bonino spiegava la scelta di Radicali Italiani di tenere il proprio Comitato Nazionale a L’Aquila il 2, 3 3 4 luglio.

A metà giugno si era svolta all’Aquila la più grande manifestazione popolare organizzata dopo il sisma. Alla protesta avevano partecipato tutti i sindaci dei comuni colpiti dal terremoto e 10.000 persone – secondo i dati della Questura, 20.000 secondo i manifestanti. Le richieste erano molto chiare e concrete:

  • sospensione delle tasse, come già avvenuto per i terremoti della Marche e dell’Umbria,
  • sostegno all’economia,
  • certezza di fondi, norme e tempi per la ricostruzione della città.

La manifestazione, cui aveva dato l’adesione anche Radicali Italiani, era stata del tutto oscurata dai media: aveva regnato il silenzio di Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e gran parte dei quotidiani nazionali.

Siamo andati nel centro storico de L’Aquila per dare voce, soprattutto attraverso Radio Radicale, alle istituzioni e ai cittadini, puntualmente censurati in tutti questi mesi di passerelle mediatiche e inaugurazioni di case. Nell’assolato tendone allestito in quella “zona rossa”dove quasi tutto è rimasto immutato dalla notte del 6 aprile 2009, abbiamo ascoltato con emozione e interesse le testimonianze e le relazioni degli esponenti dei comitati cittadini, abbiamo riconosciuto nelle loro parole i segni di quella rivolta nonviolenta, legalitaria, democratica che riteniamo essere l’unica possibilità di alternativa al regime partitocratico che occupa il nostro paese.

La situazione che vivono gli aquilani è ancora molto difficile. Su 48.545 persone rimaste senza casa, secondo i dati diffusi dal commissario straordinario nominato dal Governo, solo 16.685 sono state alloggiate nelle abitazioni appositamente create dal governo tra il progetto C.A.S.E. e i “moduli abitativi provvisori”, ovvero le casette in legno. Ben 31.860 cittadini, invece, si trovano tuttora in una situazione precaria, tra alberghi (3.949), sistemazione autonoma con contributo statale di circa 300 euro al mese (25.437), affitti calmierati (1.750) o alloggio nelle caserme (724).

Per Radicali Italiani la distruzione, fisica e sociale, del capoluogo abruzzese rappresenta un tragico esempio della sessantennale corrosione della democrazia del nostro paese e dello stato di diritto. La mancata prevenzione, l’edilizia fuori norma, i controlli elusi e le procedure saltate, sono tanti esempi di quella strage di legalità che si traduce in strage di vite umane. È la “peste italiana” che abbiamo tentato a denunciare alle elezioni europee del 2009, indossando la stella gialla e su cui stiamo attivando le giurisdizioni internazionali.

L’illegalità della Protezione civile

Un soldato dell'Esercito Italiano chiude l'accesso alla zona rossa - 2 luglio 2010Nel 2009 la Protezione civile aveva diffuso uno studio per formulare le graduatorie di 42.106 edifici pubblici: ci sono tutti gli edifici pubblici crollati a L’Aquila in occasione del terremoto. Tra questi la Casa dello studente, dove hanno perso la vita 8 ragazzi la notte del 6 aprile. Una fortuna che il sisma sia arrivato la domenica notte di Pasqua, quando il dormitorio era quasi vuoto a causa delle feste. Nella struttura c’erano 120 posti letto e una mensa molto frequentata. Dalle perizie tecniche ordinate dalla procura de L’Aquila è emerso che l’ala nord della casa dello studente sarebbe collassata anche per la mancanza di un pilastro portante.

L’estensione oltre ogni regola della gestione emergenziale della Protezione civile, vero e proprio “potere assoluto”, apparentemente efficiente e adeguata a supplire le carenze decisionali e operative delle istituzioni ordinarie, non rappresenta che l’ennesimo colpo inferto alla democrazia. Si tratta di una scorciatoia pericolosa che abbiamo già visto all’opera in passato: di fronte alle emergenze, la tentazione della soluzione autoritaria è sempre in agguato.

In questi anni la Protezione Civile ha smesso di giocare il suo ruolo originario, tralasciando la previsione e la prevenzione delle calamità naturale – come dimostrano le numerose alluvioni e frane (Messina, Pisa, Liguria, Ischia) o l’inchiesta aperta dalla magistratura per aver dato messaggi rassicuranti poco prima del terremoto L’Aquila.

La Protezione Civile ha invece gestito appalti per centinaia di milioni di euro per i grandi eventi – G8 a La Maddalena e a L’Aquila, i Mondiali di nuoto di Roma, i Giochi del Mediterraneo di Pescara. Ha permesso a sindaci e presidenti di regione di gestire il territorio con poteri commissariali, sottraendoli al controllo degli organi elettivi. Ha affrontato con strumenti militari l’emergenza rifiuti in Campania. Ha imposto a L’Aquila una gestione centralizzata e militarizzata dell’emergenza.

Di fatto ormai in Italia esiste un corpus legislativo parallelo, mai approvato dal Parlamento: le 679 le ordinanze di Protezione civile varate dal 2001 al 2009, a firma di Guido Bertolaso: una ogni cinque giorni. Ognuna di queste ordinanze permette a un commissario straordinario di agire “in deroga alle norme vigenti”.

Le proposte di Radicali Italiani

La proposta di legge organica illustrata il 25 luglio a L’Aquila nasce dall’ascolto degli amministratori e dei cittadini aquilani e da quanto scritto nella mozione generale del Comitato Nazionale: la nostra volontà di unirci alla lotta dei cittadini aquilani. I parlamentari radicali hanno già depositato in Parlamento proposte per:

  • tempi certi e regole chiare per la ricostruzione degli edifici danneggiati;
  • fonti di copertura finanziaria, con l’istituzione di una tassazione di scopo;
  • sospensione del pagamento delle rate dei mutui accesi dai proprietari delle abitazioni lesionate fino all’effettivo rientro nell’abitazione dei beneficiari;
  • sostegno all’economia e all’occupazione e agevolazioni di carattere contributivo e fiscale a favore di tutti gli operatori economici con sede nei comuni del cratere, anche attraverso lo strumento della Zona Franca;
  • inizio della restituzione delle imposte sospese e non versate a far data dall’aprile 2019 nella misura del 40% da effettuarsi in dieci anni (come nei terremoti dell’Umbria e delle Marche);
  • obblighi di trasparenza e pubblicità, in particolare attraverso la pubblicazione su internet dei dati in formato aperto, sulla destinazione dei fondi erogati, i contratti stipulati, le procedure di assegnazione, i dati societari delle imprese private destinatarie dei fondi per la ricostruzione;
  • forme di coinvolgimento attivo della popolazione locale;
  • piano di interventi urgente per la messa in sicurezza del territorio, in particolar modo rispetto al dissesto idrogeologico e il rischio sismico;
  • obblighi e incentivi per assicurare la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati.

Il caso L’Aquila

Da laboratorio autoritario a modello di rivolta nonviolenta

L’AQUILA

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