Comitato nazionale di Radicali Italiani: la Mozione generale approvata

Simbolo_ri Mozione generale presentata dal segretario Mario Staderini, approvata all’unanimità.

Roma, 10 gennaio 2010

Il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, riunito a Roma l’8, 9 e 10 gennaio 2010, ascoltate le relazioni del Segretario e del Tesoriere, le approva.

Il Comitato ringrazia ancora una volta gli oltre 750.000 cittadini – di ogni provenienza politica e, come mostrato dall’analisi dell’istituto Cattaneo, che in maggioranza avevano votato centrodestra nel 2008 – che alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del giugno 2009 scelsero la radicalità dell’opposizione al regime delle liste Bonino-Pannella riconoscendosi nella alterità della lotta Radicale che traeva le sue premesse teoriche dal documento su “La Peste Italiana” per l’affermazione della legalità costituzionale, condotta con il simbolo della stella gialla e con l’iniziativa nonviolenta di centinaia di persone che per la prima volta nella storia italiana si sono unite a Marco Pannella nello sciopero totale della fame e della sete.
Ribadisce l’attualità di quelle ragioni e denuncia come, nel semestre successivo a quel voto, la negazione in Italia della democrazia e dello Stato di Diritto si sia ulteriormente inasprita, tanto da rendere ancora una volta improprio parlare nel nostro Paese di elezioni in termini democratici.

Il Comitato denuncia altresì come, a partire dalle Politiche del 2006, ogni tornata elettorale in Italia sia stata caratterizzata dal cambiamento della legge elettorale a campagna praticamente già avviata e comunque a meno di un anno dal voto, termine minimo indicato dal Consiglio d’Europa per evitare di considerare il diritto elettorale uno strumento che chi ha il potere manipola a suo favore a danno della sovranità popolare. Questi ripetuti blitz partitocratici, reiterati da ultimo con la modifica di diverse leggi elettorali regionali, hanno avuto come obiettivo, oltre alla restrizione artificiale della rappresentanza politica, la spartizione tra cinque partiti del 95% dei finanziamenti pubblici erogati sia sotto forma di truffaldini rimborsi elettorali – cresciuti, nonostante la vittoria del referendum abrogativo nel 1993, dai 47 milioni di euro del 1994 ai 300 milioni del 2009 – che di spazi radiotelevisivi.

Il Comitato, di fronte alla strutturale contrarietà alla Costituzione delle istituzioni della Repubblica ed alla quotidiana illegalità che caratterizza le condotte di chi governa l’Italia ai diversi livelli – da anni sanzionata dalla Corte europea dei diritti umani innanzitutto per la durata dei processi e da ultimo per le condizioni delle carceri e le violazioni della libertà religiosa- ritiene prioritario che esse vengano conosciute nel dettaglio dai membri dell’Unione europea e da tutti gli Stati delle Nazioni Unite. Occorre, infatti, che tali violazioni – racchiuse ne “La Peste italiana” ed aggiornate da quanto elaborato a seguito delle visite ispettive nelle carceri italiane e nei centri per immigrati tenutesi lo scorso ferragosto e nel ponte dell’Immacolata -possano essere giudicate avendo come parametro i principi fondamentali costitutivi delle organizzazioni internazionali e regionali di cui l’Italia fa parte, al fine di avviare le gravi procedure sanzionatorie previste a livello internazionale per il loro mancato rispetto da parte di regime italiano ormai divenuto delinquente professionale.

Il Comitato plaude l’iniziativa lanciata da Gauossou Ouattara e sostenuta dagli oltre 300 immigrati che stanno conducendo uno sciopero della fame per chiedere il rispetto dei termini di legge relativi al rilascio ed al rinnovo del permesso di soggiorno, dimostrando come ancora una volta ad essere fuorilegge sia il Governo italiano. Dà mandato agli organi dirigenti di operare per estendere l’iniziativa con tavoli informativi in tutta Italia e per ricercare l’attiva partecipazione militante di avvocati interessati ad azionare in tutte le sedi i diritti delle migliaia di immigrati danneggiati dai ritardi e dalle discriminazioni della pubblica amministrazione.

Ringrazia tutti i parlamentari che hanno partecipato alle visite ispettive nei centri per immigrati dalle quali è scaturito un documento che fotografa quanto le politiche governative disattendano gli obblighi internazionali relativi alla Convenzione del 1951 sui rifugiati e considerino i flussi migratori come mera questione di ordine pubblico piuttosto che dal rispetto dei diritti umani.

Considerato che, grazie al lavoro di Rita Bernardini e alla mobilitazione nonviolenta di decine di dirigenti e militanti Radicali, la Camera dei Deputati l’11 gennaio discuterà la mozione sulle carceri presentata dai deputati Radicali e sottoscritta da parlamentari di tutti i gruppi, ad esclusione di quelli della Lega Nord, per avviare, attraverso puntuali proposte di governo, il rientro nella legalità del sistema penitenziario italiano, dà mandato agli organi dirigenti di organizzare una manifestazione davanti a Montecitorio in occasione del voto finale sul documento appellandosi a tutte le associazioni attive per i diritti dei detenuti, ai loro familiari ed ai militanti dei diritti umani affinché vi possa essere una presenza significativa davanti alla Camera dei Deputati.

Ribadisce la necessità di una radicale riforma della giustizia in Italia, da attuarsi a partire da una grande amnistia legale e condizionata che liberi i magistrati dagli 11 milioni di procedimenti pendenti al fine di affermare una giustizia giusta fondata sulla separazione della magistratura requirente da quella giudicante, sull’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, la responsabilità civile dei magistrati oltre che la depenalizzazione di tutti i reati senza vittima.

Il Comitato denuncia con forza come la crisi economica internazionale e nazionale in corso – destinata a produrre nel 2010 ulteriori e drammatici effetti sui livelli occupazionali – abbia evidenziato come la partitocrazia, produttrice di povertà, ovvero di una ulteriore limitazione della libertà dei cittadini, sia più che mai arroccata su posizioni di conservazione del pancorporativismo esistente, fondato non su diritti ma su privilegi, rendite di posizione, interventi assistenzialistici discrezionali e “in deroga”. È indispensabile che il Paese possa conoscere le proposte riformatrici dei radicali, a cominciare dai progetti di legge depositati in Parlamento per la riforma delle pensioni, per l’istituzione di un sistema di ammortizzatori sociali di tipo universalistico e per l’attuazione di politiche di welfare to work, che devono essere urgentemente calendarizzati e discussi dalle Camere. In continuità con l’azione parlamentare in corso, è necessario che il Movimento radicale promuova ulteriori iniziative politiche sui temi economici che affrontino contemporaneamente le inadeguatezze dell’attuale sistema produttivo e industriale e di un sistema di tutele particolaristico, poiché entrambi afflitti dalla persistente chiusura familistica della società italiana. In particolare, è necessario aggredire il nodo della struttura familistica del capitalismo italiano, elaborando proposte volte a superare l’attuale chiusura e scarsa propensione alla crescita del nostro sistema produttivo.

Allo stesso fine il Comitato sottolinea l’urgenza di adottare politiche di trasparenza in grado di rendere pubblici e conoscibili le persistenti e pervasive situazioni di conflitti di interesse esistenti tra sistema politico, economico, finanziario che impediscono il corretto funzionamento del capitalismo italiano. Su questi temi l’insegnamento di Ernesto Rossi rimane ancora sicura e attuale guida per superare la struttura oligarchico-familistica nella direzione di un capitalismo di libero mercato.

Il Comitato condivide e sostiene con forza tutte le iniziative di Marco Pannella e del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito volte a recuperare l’affermazione della verità come arma nonviolenta da praticare nel confronto politico nazionale e internazionale per il rispetto delle libertà individuali e la ricerca di forme di governo che consentano la pratica quotidiana di quell’arma di attrazione di massa che è la democrazia.

A questo fine dà mandato agli organi dirigenti, in coordinamento con gli eletti Radicali, di sostenere in tutte le sedi possibili e opportune la possibilità che il dossier compilato dall’inizio del 2003 relativamente alla Guerra contro l’Iraq del dittatore Saddam Hussein – pronto ad andare in esilio – possa divenire oggetto di dibattito pubblico e formale tanto in Europa quanto negli Stati uniti anche al fine di individuare le responsabilità di chi boicottò quello scenario. Al contempo riconosce altrettanta importanza e urgenza alla necessità di far conoscere nel merito e nel metodo le proposte che il Dalai Lama e la leadership tibetana vanno offrendo da un decennio alle autorità cinesi circa l’autonomia del Tibet, proposte e offerte sistematicamente mistificate e demonizzate da Pechino per provocare reazioni violente e fomentare odio etnico all’interno della Repubblica popolare cinese. Saranno questi gli obiettivi prioritari del Satyagraha radicale avviato dall’iniziativa nonviolenta dei malati di Sla, sostenuti e affiancati da Maria Antonietta Farina Coscioni assieme a centinaia di cittadini.

Il Comitato, nel denunciare che, come le elezioni europee scorse, anche le prossime elezioni regionali saranno anti-democratiche, ritiene che l’occasione da esse fornita assuma più che mai l’aspetto di una lotta di resistenza partigiana per prepararsi, anche attraverso responsabilità istituzionali, ad organizzare il superamento politico del sessantennale regime partitocratico.

Si rivolge alle massime cariche dello Stato per denunciare da subito l’amputazione che la Lista Bonino-Pannella subirà a causa della incandidabilità da lungo tempo di Marco Pannella e di molti dirigenti e militanti Radicali, a causa di una legge iniqua ed illegittima alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione che li priva dell’elettorato passivo come conseguenza delle disobbedienze civili poste in essere contro il proibizionismo sulle droghe.

Il Comitato individua ancora una volta quale principale fronte di iniziativa la possibilità di garantire agli italiani un minimo di rispetto del loro diritto a conoscere per deliberare. Da venti mesi, infatti, è interrotto persino il diritto di tribuna presso il servizio radiotelevisivo pubblico e ad oggi non esistono regolamenti che consentano pari accesso ai mezzi di informazione a tutte le forze politiche in competizione. Ciò avviene a causa della rinuncia da parte della Commissione parlamentare di vigilanza radiotelevisiva ad esercitare le sue funzioni di indirizzo e di controllo della Rai, mentre l’informazione del servizio pubblico viola in maniera strutturale – come accertato su denuncia radicale dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – gli obblighi del Contratto di servizio, celando ai cittadini temi e soggetti politici, e in particolar modo i Radicali. Ad esempio, dal giorno dopo le elezioni europee al 31 dicembre 2009, il Tg1, il Tg2 ed il Tg3 hanno dedicato agli interventi in voce dei Radicali rispettivamente lo 0,33%, lo 0,44% e l’1,1%; mentre il Tg4, il Tg5 e La7news lo 0,1%, lo 0,9% e lo 0,5%. Parimenti, nelle 29 puntate delle trasmissioni di Annozero e Ballarò andate in onda successivamente alle elezioni europee sono stati ospitati 45 esponenti politici diversi ma nessuno era Radicale.

Le presenze di esponenti del PDL sono sate 34, per un bacino di ascolti di 147 milioni di spettatori; 23 le presenze del PD per un ascolto totale di 102 milioni di spettatori; 9 quelle dell’Italia dei Valori per complessivi 43 milioni di spettatori; 6 presenze la Lega, per circa 28 milioni di spettatori; 3 presenze ciascuna la neonata Alleanza per l’Italia e l’UDC, per un ascolto di 12 milioni di spettatori; 1 presenza anche per La Destra e Sinistra e Libertà, rispettivamente per 6 e 4,4 milioni di spettatori. Tra i politici, Antonio Di Pietro è stato l’ospite maggiormente presente (7 volte) nelle due trasmissioni ed a cui è stato riservato il maggior bacino di ascolto (34 milioni).

Il Comitato dà quindi mandato agli organi dirigenti di proseguire le iniziative politiche e giuridiche di denuncia della negazione del diritto dei cittadini a conoscere, investendo di ciò anche le massime cariche istituzionali dello Stato.

Anche per tale impossibilità di comunicare ed informare, la partecipazione della Lista Bonino-Pannella alle elezioni Regionali è a rischio. In assenza di conoscenza, infatti, raccogliere le 160 mila firme suddivise per provincia richieste dalla legge è impresa difficilissima per chi intenda farlo nel rispetto delle norme e privo di rendite clientelari e partitocratiche. Alle Regionali del 2000 i Radicali chiesero invano l’annullamento della competizione dopo aver documentato che praticamente tutti gli altri partiti avevano commesso gravissime illegalità nella raccolta firme, dimostrando che sino a poche ore dal deposito cambiavano nomi dei candidati e ciò grazie evidentemente a firme raccolte in bianco, tenute nei cassetti, ed alla connivenza dei pubblici ufficiali che autenticavano e della magistratura che garantì l’impunità.

Il Comitato impegna quindi gli organi dirigenti a richiedere con la massima urgenza un incontro col Presidente dell’Associazione Nazionale Comuni italiani affinché venga garantita la disponibilità del servizio pubblico di autenticazione delle firme necessarie per la presentazione delle liste. Al contempo si appella pubblicamente a che nascano comitati per il monitoraggio quotidiano della composizione e deposito delle liste al fine di denunciare situazioni di patente violazione della legge.

Il Comitato conferma il sostegno di Radicali italiani alla presentazione in tutte le regioni della Lista Bonino-Pannella e di candidature autonome alla Presidenza, rinnovando l’invito ai verdi ambientalisti ed ecologisti da una parte e ai socialisti, laici e liberali dall’altra affinché siano presenti con loro liste nell’ambito di un progetto che vorremmo possa divenire comune.

Saluta l’accoglienza entusiasta da tanta parte dell’opinione pubblica della candidatura di Emma Bonino a Governatrice della Regione Lazio ed auspica che si realizzi la prospettiva di un sostegno da parte del Partito Democratico e che le conseguenti necessarie coerenti intese di carattere generale abbiano successo.

Quanto ad eventuali elezioni primarie, sottolinea che esse si tengono, in particolare nei sistemi anglosassoni, con regole certe e con grande anticipo, in tal modo rafforzando le candidature e la loro conoscenza da parte degli elettori; il Comitato esclude la loro utilità democratica se utilizzate come strumento per comporre o esacerbare i conflitti partitocratici a maggior ragione se organizzate frettolosamente nell’imminenza del voto in un contesto –quello del Lazio- dove Emma Bonino è già comunque candidata radicale alla Presidenza della Regione.

In vista delle decisioni politico-elettorali da assumere a livello sia nazionale che regionale, dà mandato agli organi dirigenti di proseguire, assieme alla Lista Bonino-Pannella e ai responsabili dei soggetti dell’area Radicale, ogni iniziativa necessaria a verificare le condizioni per eventuali intese.

Il Comitato individua in particolare nella candidatura Radicale di Emma la grande opportunità per una svolta liberale e laica nel governo di un’importante regione italiana, nonché l’occasione per proporre di nuovo l’urgenza di uscire dalle condizioni di non-democrazia nelle quali versa il nostro Paese.

Lancia infine un pressante appello agli iscritti, militanti ed ai tanti sostenitori ed elettori di entrambi gli schieramenti che si riconoscono nella alterità radicale per rendere possibile, attraverso una mobilitazione straordinaria di raccolta firme, la presentazione in tutte le regioni della Lista Bonino-Pannella, ed impegna il Movimento ad operare in tal senso, d’intesa con gli altri soggetti dell’area radicale.

http://unarosaperlapuglia.blogs.com/brunoleoniclub/2010/01/radicali_italiani_elezioni_regionali_2010_lista_bonino_pannella.html
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