II Congresso di Radicali Italiani

 SECONDO CONGRESSO DI RADICALI ITALIANI
Roma, 30 ottobre – 2 novembre 2003

Mozione generale

Il Secondo Congresso di Radicali italiani, riunito a Roma dal 30 ottobre al 2 novembre 2003:

1. Udite le relazioni del Segretario e del Tesoriere, le approva;

2. Rivolge un urgente, forte invito a tutti coloro che potranno essere raggiunti dal messaggio radicale.
E’ l’ora -infatti- di organizzare un’alternativa alla desertificazione della vita civile e politica in Italia, ad un declino e ad una crisi con forti tratti di irreversibilità: con un’agenda politica scandita da risse, polemiche, battibecchi; con una maggioranza che sta sciupando settimana dopo settimana l’opportunità riformatrice offerta dagli elettori; e con una minoranza unita dal cemento dell’antiberlusconismo, ma priva di un credibile progetto alternativo.

Nell’aprile del 1993, al termine di una campagna referendaria miracolosamente aperta, il Paese sembrò pronto ad aprire la stagione di una autentica primavera italiana: la riforma elettorale, il no al finanziamento pubblico dei partiti, i primi referendum per le libertà economiche, una vittoria civile antiproibizionista.
Al giro di boa di un decennio dopo, ovunque è restaurazione e regressione: sul fronte istituzionale così come su quello economico, mentre sul terreno dei diritti civili è in corso una pericolosa offensiva, che umilia innanzitutto le tradizioni cattolico-liberali, e pretende di inchiodare il Paese a scontri da crociata, a toni e obiettivi fondamentalisti, alla coincidenza tra la legge dello Stato e una sola delle scelte morali possibili.

E intanto -con primaria e gravissima responsabilità del Governo Berlusconi, che continua a rifiutare ostinatamente ogni accordo politico con il Partito Radicale Transnazionale-, la “politica ufficiale” italiana lascia cadere l’opportunità di conquistare in queste settimane una moratoria universale delle esecuzioni capitali, e di compiere passi decisi per la nascita di un’Organizzazione Mondiale della Democrazia, che rilanci globalmente il modello della libertà individuale, della democrazia e dello Stato di diritto. Nello stesso tempo, infatti, anche l’opposizione continua ad ignorare le proposte di alleanza ed interlocuzione avanzate da Emma Bonino e Marco Pannella su questi temi, rinunciando così ad emanciparsi dall’egemonia antiamericana e quindi antidemocratica che domina da decenni la sinistra italiana.

3. Per rendere possibile questa alternativa, per sottrarla alla clandestinità cui è altrimenti condannata, è prioritario rilanciare la denuncia e la lotta contro quella catena di illegalità che prende il nome di “caso Italia”.
Come scrivono, nel loro appello, le personalità e i giuristi che si sono mobilitati con noi, “anche nel mondo occidentale, la legalità e la democrazia non sono mai da considerare come acquisizioni definitive, come conquiste compiute una volta per tutte, ma è continuamente necessario monitorare, valutare in concreto il rispetto dei diritti e delle libertà su cui uno Stato di diritto e una democrazia liberale dovrebbero fondarsi. E’ urgente iniziare a porre mano a quella che deve divenire una incessante, umile, puntuale opera di monitoraggio della vita effettiva delle nostre istituzioni, rispetto a ciò che le Costituzioni e le leggi prescrivono.
Il caso dell’Italia, paese occidentale di grande rilievo politico ed economico, che siede -rispettato- nei maggiori consessi internazionali (dall’Unione Europea al Consiglio d’Europa, dal G8 alle Nazioni Unite), è in questo senso emblematico. L’Italia è infatti, in assoluto, il paese più condannato per violazioni di diritti umani dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, con un record ormai largamente superiore ad una condanna al giorno. E, in numerose e gravi circostanze, come attesta la documentazione che segue, la riduzione delle norme scritte, del diritto formalmente vigente, a puro e semplice richiamo di valore ordinatorio, ci appare ben più di un rischio, ponendo le stesse istituzioni della Repubblica nella condizione tecnica di realtà che vivono “fuori-legge”, cioè al di fuori del perimetro della legalità”.
Perciò, il Congresso dà mandato agli organi dirigenti di perfezionare al più presto il deposito di segnalazioni e denunce presso le competenti sedi internazionali, e -soprattutto- di definire tempi e modalità di un lungo, vasto Satyagraha volto per un verso a chiedere alle autorità interpellate di pronunciarsi sulle nostre istanze, e per altro verso a ottenere che le Nazioni Unite, o l’Unione Europea, o il Consiglio d’Europa, o l’Osce si pronuncino, dicano il loro “sì” o il loro “no”, sulla possibilità di disporre, per le prossime elezioni europee, un programma di monitoraggio nelle forme in cui ciò esso è già stato, da loro, previsto o sperimentato.
Nello stesso tempo, occorrerà animare e far vivere il nostro Comitato di osservatori, farlo lavorare, farlo pronunciare sulle costanti violazioni della legalità che hanno caratterizzato per decenni e continuano a segnare la vita del “fascismo democratico” italiano: è condizione necessaria per dare più forza alla richiesta radicale di una risposta da parte della autorità internazionali interpellate, e poi -in caso positivo- per rendere serio e fecondo il lavoro di effettivo monitoraggio.

4. Contestualmente, occorre operare per costruire un’alternativa all’Europa ademocratica ed antidemocratica della Convenzione.
La Convenzione (al di là della sua stessa nascita per cooptazione e della pressoché totale non conoscibilità dei suoi lavori da parte dei cittadini) non fa altro, in termini istituzionali, se non fotografare l’esistente, confermando un assetto di potere confuso, poco chiaro, opaco.
Occorre dire “no” a questa Convenzione, e, insieme, un deciso “sì” alla prospettiva degli “Stati Uniti d’Europa e d’America”, alla nuova incarnazione del mito e della speranza di Ventotene.
Occorre recuperare la semplicità di un modello istituzionale comprensibile, e riproporlo a chi vorrà farne con noi strumento di battaglia politica (proprio come lo si propose dopo l’89, a seguito della caduta del Muro, evidenziando il bivio tra modelli anglosassoni e continentali).
Occorre rilanciare l’ipotesi politica della elezione diretta, sul modello americano del “Federalist” di Hamilton, di un Presidente della Commissione Europea che abbia forti poteri di Governo. Nello stesso tempo, nella logica dei “check and balances”, dei necessari “pesi e contrappesi” istituzionali, alla figura forte del Presidente della Commissione dovrebbero giustapporsi per un verso un Parlamento europeo (con rappresentanza proporzionale al numero degli abitanti di ciascuno Stato) dotato di un profilo tale da fargli effettivamente meritare l’appellativo di Parlamento, e per altro verso un rinnovato Consiglio, che -secondo lo schema del Senato statunitense- veda per ciascuno Stato una rappresentanza paritetica. I popoli sarebbero quindi rappresentati nel e dal Parlamento; gli Stati nel e dal Consiglio. Fissati questi elementi “unificanti” e sancite alcune competenze necessariamente comuni (a cominciare, ovviamente, dalla politica estera e di difesa), resterebbe lo spazio per un federalismo assai spinto, capace di assicurare la competizione -all’interno della nuova Europa- tra soluzioni giuridiche differenziate, e un virtuoso processo imitativo dei meccanismi rivelatisi meglio funzionanti e più efficaci.
Ciò può divenire l’embrione per una nuova aggregazione europea: un vero e proprio Partito Radicale Europeo per gli Stati Uniti d’Europa e d’America.

Il Congresso, dunque, dà mandato agli organi dirigenti di contribuire al lavoro che è già in corso, in questa direzione, da parte degli eurodeputati radicali. Radicali italiani deve fornire un apporto consistente, contribuire agli appuntamenti già convocati, e operare da subito perché nelle prossime dieci settimane, entro la fine dell’anno, sia realizzato il censimento e l’incontro delle forze politiche europee e delle personalità disponibili a compiere con noi questo tratto di strada.

5. Il Congresso dà mandato agli organi dirigenti di lavorare per la costituzione, alla Camera e al Senato e in ogni altra assemblea elettiva, di veri e propri “gruppi radicali”.
Questa azione dovrà fondarsi da un lato sulle proposte di politica internazionale reiteratamente avanzate al Governo e alle opposizioni dai radicali, e dall’altro sulla ripresa di un lavoro organizzato sulle nostre 25 proposte di legge, per verificare, nei tre anni di legislatura che restano, su quali possa esservi un’accelerazione ed un successo.

6. Sul fronte libertario e antiproibizionista, la prima e fondamentale occasione di lotta è rappresentata dalla legge sulla fecondazione assistita, che tornerà in discussione al Senato a novembre. Va ad Antonio Del Pennino -e al supporto garantito dall’Associazione Luca Coscioni- il merito di avere finora impedito che il varo del provvedimento avvenisse a ritmi serrati.
Ora, il Congresso dà mandato agli organi dirigenti affinché, coordinandosi con l’Associazione, organizzino nelle prossime settimane, e in particolare nel mese decisivo di dicembre, tutte le attività volte a scongiurare la definitiva approvazione delle legge.
E’ possibile organizzare un’ulteriore fase di mobilitazione di scienziati e malati volta a chiedere che siano cancellati o modificati gli aspetti più dannosi del provvedimento; è possibile un’offensiva parlamentare volta a sostenere l’attività emendativa; così come -soprattutto- è possibile organizzare i primi nuclei di quanti (sia sul fronte della procreazione assistita che su quello della clonazione terapeutica) si dichiarino pronti alla disobbedienza civile.
E’ questa la strada che potrà portarci, a dicembre, a fare del Secondo Congresso dell’Associazione che porta il nome di Luca, un momento di crescita e di ulteriore aggregazione di quanti sono vittime -insieme- della crudeltà della malattia e della violenza della legge, e che perciò sono disposti a organizzare con noi i nuovi “Cisa” di questa nuova battaglia.
E anche sugli altri fronti antiproibizionisti e anticlericali, inclusi i temi legati all’ambientalismo e al disinnesco della bomba demografica, occorre individuare ed organizzare nuovi e più forti interlocutori, che consentano a Radicali italiani di intensificare l’attività su questi temi.

7. Sul fronte economico-sociale, occorre dare vita ad una vera e propria unità di crisi, che si assuma il compito, per un trimestre, di realizzare un’opera capillare di contatto e dialogo con nuclei di imprenditori e rappresentanti del ceto produttivo. Il nostro obiettivo -in questa ripresa di contatto- è di ricominciare da dove ci siamo lasciati, cioè dalla sconfitta referendaria e dalla promessa di riforme da parte di Berlusconi, per aprire finalmente un percorso di lavoro comune.

8. Il contributo di ciascuno, in termini di risorse umane ed economiche, al raggiungimento degli obiettivi di Radicali italiani è elemento politico fondamentale che va il più possibile affidato alla conoscenza di tutti, attraverso regole che ne consentano una valutazione scevra da moralismi e falsi pudori, in un contesto di movimento libertario, privo di disciplina di partito, sanzioni e probiviri.
La “complessità” è un dato fondamentale della società e della vita contemporanea, e deve dunque caratterizzare anche la democrazia politica, i suoi contenuti, ma anche le sue forme e le sue tecnologie; Radicali italiani deve potenziare la propria capacità strutturale di creare, favorire, connettere e catalizzare una molteplicità di iniziative politiche autonome sui fronti tematici e territoriali più diversi, anche attraverso il contatto diretto e non mediato tra le associazioni e tra i singoli iscritti, anche al di fuori degli obiettivi annuali definiti dal Congresso e di impegno diretto per gli organi dirigenti;

Perciò, il Congresso

delibera di approfondire e sistematizzare l’azione di pubblicizzazione delle informazioni relative alla propria vita politica ed organizzativa ed a quella dei propri iscritti, contribuenti e simpatizzanti, con l’obiettivo di rendere il movimento più facilmente conoscibile – e dunque “utilizzabile” – anche a partire da postazioni altre rispetto a quelle degli organi dirigenti; dà dunque mandato a tali organi di pubblicare su www.radicali.it (e sugli altri strumenti che saranno disponibili) i dati personali degli iscritti che esprimeranno il proprio consenso esplicito (relativo a ciascuna voce) alla pubblicazione; in particolare relativamente ai dati anagrafici, alle quote di versamento in denaro o ad altre forme di contributo militante, alle somme percepite a vario titolo da parte di Radicali italiani, ad altre informazioni che saranno considerate politicamente rilevanti sia da Radicali italiani che dal soggetto titolare dei dati;

dà mandato agli organi dirigenti di incoraggiare la diffusione e la condivisione sia dei documenti non riservati (scritti, audio, video, audiovideo) che delle tecnologie utilizzate; in particolare indica la necessità di rendere facilmente accessibili, copiabili, scaricabili e distribuibili i documenti di Radicali italiani, ivi compresi i codici dei programmi di cui Radicali italiani dispone, sviluppando la “comunità politica” di www.radicali.it anche come “comunità tecnologica”.

apre una campagna straordinaria di iscrizioni e sottoscrizioni a Radicali italiani (concentrata, in particolar modo, nei prossimi quattro mesi), come ulteriore risposta nonviolenta alla violenza perpetrata nei confronti dei cittadini attraverso le gravi illegalità denunciate nel dossier Caso Italia; violenza ed illegalità che mortificano, annullano ed uccidono definitivamente le speranze e le istanze di democrazia, giustizia e libertà dei cittadini stessi dando mandato agli organi dirigenti di pubblicizzare quotidianamente con gli strumenti a disposizione contributi ed iscrizioni nominativi, definendo e monitorando gli obiettivi della campagna di autofinanziamento come elemento fondamentale ed irrinunciabile di verifica della campagna politica volta alla presentazione di liste elettorali alle prossime elezioni europee.

Il Congresso di Radicali italiani auspica altresì che, nell’ambito del Partito Radicale Transnazionale, si giunga alla costituzione del “Senato”, o comunque di un organo che assolva alle funzioni di coordinamento immaginate per il Senato nel corso dei Congressi di Ginevra e Tirana.

9. Il Congresso impegna gli organi dirigenti a predisporre in 30 giorni un progetto per la presentazione di liste del Movimento alle prossime elezioni europee, a partire dall’ipotesi di una “Lista antiproibizionista e anticlericale”.

10. Il Congresso, infine, rilancia l’impegno di Radicali italiani a supporto del soggetto politico del quale è -con altri- costituente: il Partito Radicale Transnazionale. Passa anche dall’Italia e anche dai prossimi mesi la possibilità di vita -e non solo di sopravvivenza- delle lotte, delle speranze e delle ragioni radicali.

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