Mozione particolare sui Veleni Ambientali e Politici

Il IX Congresso di Radicali Italiani
 
ritiene che i veleni ambientali siano frutto di un sessantennio partitocratico che ha agito in un assetto di mercato non liberale. Dal dissesto idrogeologico e sismico, ai processi di industrializzazione, dalla gestione emergenziale del ciclo dei rifiuti all’emergenza amianto, l’Italia è il Paese che paga un prezzo altissimo in termini di vite alla mancata applicazione delle norme esistenti e alla mancanza di politiche liberali di prevenzione che pongano l’individuo al centro di uno sviluppo sostenibile.
 
Un terremoto notturno in Nuova Zelanda, in una cittadina di 350.000 abitanti, causa 300 feriti. In Italia, a L’Aquila, città di 70.000 abitanti, un sisma analogo provoca 300 morti. Il Congresso denuncia che a distanza di quasi 2 anni dal sisma aquilano non esiste ancora una valutazione dei danni né una legge organica mentre perdura una gestione emergenziale per la quale ancora 43.000 persone sono sfollate. Di fronte al perdurare di una logica emergenziale per ricostruzione Radicali Italiani offre, per un confronto aperto ai comitati e alle forze politiche, la proposta di legge organica per la ricostruzione dell’Abruzzo predisposta con l’istituto Nazionale di Urbanistica e partecipa alla manifestazione del 20 novembre a L’Aquila.
 
Il congresso è consapevole che in Italia quasi sei milioni di persone abitano in aree a elevato rischio idrogeologico ed il 40% della popolazione italiana vive in zone di alta sismicità. L’82% dei comuni italiani è esposto a rischio frane e alluvioni ma permane uno squilibrio tra la spesa per interventi di emergenza rispetto a quella per interventi di prevenzione. Negli ultimi anni si sono spesi tra i 2/3 miliardi da euro annui, a disastro avvenuto, e solo 300/400 milioni di euro per prevenzione. Inoltre, pur esistendo una legge dal 1992 sullo smaltimento dell’amianto, vi sono ancora 3 milioni di tonnellate da smaltire. Radicali italiani ritiene che debba essere invertito il rapporto tra la spesa per prevenzione e quella in emergenza e denuncia il permanere di gravi ritardi da parte delle amministrazioni nell’adozione dei piani sul dissesto idrogeologico e di quelli sullo smaltimento dell’amianto e dove siano stati approvati, spesso manca l’attuazione.
 
Di fronte alle recenti vicende campane, il Congresso ritiene che la gestione emergenziale del ciclo dei rifiuti, in violazione dei principi stabiliti dall’OCSE e dall’Unione europea per la riduzione e il riciclo, abbia visto governi di destra come di sinistra favorire da un lato le lobby degli inceneritori e dall’altro quelle delle discariche a danno della raccolta differenziata che penalizzano in particolare il meridione dove, ad esempio, si registra un 6% in Sicilia e Molise, l’8% in Basilicata a fronte di circa il 45% al nord. In un paese dove la gestione dei rifiuti speciale non è regionale occorre sapere cosa sia stato e venga effettivamente smaltito nelle discariche del meridione d’Italia e di come si potranno gestire le scorie nucleari.
In ambito energetico, il Congresso ribadisce la propria contrarietà al rientro nel nucleare, dopo averne denunciato la patente antieconomicità (oltre 30 miliardi di euro per produrre circa il 4,5% dei consumi finali!), ma esprime una forte critica al sistema di sovra incentivazione delle rinnovabili la cui redditività è la più alta d’Europa. La sovra incentivazione determina una proliferazione di impianti industriali che danneggiano il territorio a partire dalle regioni del centro sud senza avere peraltro ricadute occupazionali, mentre l’efficienza energetica si è dimostrata essere di gran lunga l’opzione che determina benefici maggiori a prevalente vantaggio degli utenti finali, più utile al raggiungimento degli obiettivi europei di sostenibilità oltre ad essere quella con le maggiori opportunità occupazionali e sinergie per il recupero edilizio.
 
Il congresso ricorda che i suoli italiani sono sottoposti ad un a pressione distruttiva senza precedenti innanzitutto per la presenza di oltre 10.000 siti contaminati e di un crescente consumo di suolo nell’assenza di una razionale pianificazione urbanistica. Richiama, la strategia tematica europea sulla protezione del suolo che indica agli stati membri il percorso da seguire per ridurre il degrado e limitare le minacce che incombono sulla risorsa “suolo” che deve essere considerato come un “bene comune” e auspica l’approvazione della proposta di legge sulla protezione del suolo.
 
Il Congresso sottolinea l’urgenza proprio in un momento di crisi economica e finanziaria di interrompere il processo di dilapidazione delle risorse naturali e sostiene politiche volote allo spostamento graduale della pressione fiscale dal lavoro al consumo di risorse ambientali scarse come l’aria, l’acqua e il suolo, a partire dalla proposta di legge presentata dai deputati radicali sulla tassazione delle emissioni inquinanti.
Il congresso, di fronte ai dati forniti da istituti internazionali, che documentano come entro il 2050 la popolazione mondiale può aumentare di oltre 3 miliardi con un maggior incremento nelle aree urbane, ribadisce l’urgenza della convocazione da parte delle Nazioni Unite della conferenza mondiale sulla popolazione.
 
Il congresso impegna gli organi dirigenti, nella misura in cui si manifesteranno le necessarie risorse umane e finanziarie, a:
  • chiedere ed ottenere dalle amministrazioni comunali l’adozione dei piani comunali sul dissesto idrogeologico e dalle regioni quelli sullo smaltimento dell’amianto e che dove siano stati approvati abbiano attuazione;
  • chiedere ed ottenere dall’ISPRA di recuperare i ritardi sulla pubblicazione dei dati sui rifiuti speciali, al ministero dell’Ambiente di quelli sui rifiuti radioattivi e alle amministrazioni competenti i ritardi nella predisposizione aggiornata dei registri dei tumori e a promuovere una campagna per un pieno rispetto della convenzione di Arhus, sulla trasparenza dei dati ambientali;
  • documentare, come è stato fatto per la regione Basilicata, in rapporti e dossier le connessioni tra veleni industriali e politici;
  • far istituire un’anagrafe pubblica dei progetti di impianti industriali da rinnovabili e a determinare una rimodulazione delle incentivazioni alle rinnovabili, a partire dall’eolico, a vantaggio di impianti di microgenerazione diffusa e della conferma degli incentivi all’efficienza energetica.
Prima firmataria
Elisabetta Zamparutti

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