Emergenza Carceri, Bolognetti sul “Caso Labella”

Luca Labella da circa un anno e mezzo è detenuto presso il carcere di Potenza. Luca Labella, dice la mamma Maria Grazia Carriero, ha problemi psichiatrici. Gli inquirenti dicono che Luca Labella è uno “degli spacciatori storici di Potenza”, ma di certo Luca è anche un tossicodipendente e dunque, con ogni probabilità, l’ennesima vittima di leggi proibizioniste che spesso inducono chi è tossicodipendente a spacciare per potersi procurare il denaro necessario a far fronte ai costi determinati dalla propria dipendenza. Non mi soffermerò oltre sui costi del proibizionismo sulle droghe, sulle war on drugs e su una follia che ha consentito alle narcomafie di arricchirsi; ci sarà tempo e modo, spero, di poter approfondire nuovamente il tema.

Dopo aver letto l’accorato appello della signora Maria Grazia Carriero, mi chiedo se il modo migliore di curare Luca Labella sia quello di chiederne il ricovero in un ospedale psichiatrico. Bene ha fatto la Gazzetta del Mezzogiorno a ricordare la sentenza n° 253/2003 con la quale la Corte Costituzionale ha sancito l’illegittimità dell’art. 222 del codice penale nella parte che “non consente al giudice, nei casi previsti, di adottare, in luogo del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario(OPG), una diversa misura di sicurezza, prevista dalla legge, idonea ad assicurare adeguate cure all’infermo di mente e a far fronte alla sua pericolosità sociale”.
Con ogni probabilità, la condizione di Luca Labella non è più compatibile con la detenzione all’interno di un carcere che ha, tra l’altro, seri problemi di sovraffollamento e carenza di personale e di struttura, ma di certo è incompatibile anche con l’OPG.
La Signora Carriero dice: “Mio figlio ha bisogno di cure, non certo di finire in un manicomio giudiziario di fuori regione”.
Noi esprimiamo l’auspicio che i magistrati che saranno chiamati a decidere accolgano il sensato appello di Maria Grazia Carrierio.
Intanto, gioverà ricordare che da oltre 43 giorni Marco Pannella sta dando corpo ad un’iniziativa nonviolenta, attraverso lo sciopero della fame ed alcuni giorni di sciopero della sete, sulla vicenda della condanna a morte di Tarek Aziz.
Lo sciopero della fame del leader radicale è iniziato nella “Giornata internazionale della nonviolenza” ed oltre ad avere quale obiettivo l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla guerra in Iraq, ha anche l’obiettivo di far crescere la sensibilità a “sostegno di un’urgente riforma della giustizia italiana e del suo sistema carcerario, che mantiene i detenuti in condizioni così inumane da essere considerate alla stregua di torture dagli standard internazionali e delle Corte dei diritti umani.”
Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani
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