Elezioni Regionali 2010: la negazione del diritto di voto e dello stato di diritto

Questo dossier, presentato durante il IX Congresso di Radicali Italiani, rende evidente una delle situazioni di illegalità ormai insita nei sistemi del nostro paese, che riguarda lo strumento primo di esercizio del potere del cittadino, il voto, manipolandolo e svuotandolo di senso.

 

Indice generale


Violazioni, manipolazioni e omissioni nelle procedure elettorali

Le elezioni Regionali del 28-29 marzo 2010, come già quelle del 2000 e del 2005, sono state l’ennesima dimostrazione che in Italia è letteralmente scomparsa la democrazia. Lo Stato di diritto non esiste, ovunque le leggi sono violate con la complicità delle istituzioni.
A causa di una vera e propria azione di sabotaggio della parità di condizione e di accesso agli strumenti democratici e d’informazione, presentarsi alle elezioni è  ormai diventato un privilegio di pochi partiti rappresentati in Parlamento e nelle assemblee regionali.
La fase pre-elettorale e quella di campagna elettorale sono state caratterizzate da una serie di gravi illegalità:
  • Manipolazione e negazione della “stabilità” delle leggi elettorali
  • Incertezza delle regole
  • Negazione dei diritti dei cittadini nella fase di presentazione delle liste
  • Mancanza di regole nell’accesso ai mezzi di informazione regionali e nazionali, pubblici e privati

I) La manipolazione delle leggi elettorali a campagna in corso

Negli ultimi 3 anni le elezioni tenutesi in Italia sono state caratterizzate dalla modifica delle leggi elettorali a campagna elettorale già avviata.
È successo alle politiche del 2006 (legge nº 270 del 21 dicembre 2005 , voto il 9 e 10 aprile 2006), alle europee del 2009 (legge 20 febbraio 2009, n. 10, voto il 6 e 7 giugno 2009), sta accadendo di nuovo alle regionali 2010.
Tutto ciò mentre il Consiglio d’Europa, con una dichiarazione approvata nella sessione del 13 maggio 2004 dal Comitato dei Ministri degli esteri – ivi compreso il rappresentante del Governo italiano- ha ritenuto essenziale, per considerare le elezioni corrette e democratiche , il rispetto della seguente regola: “gli elementi fondamentali del diritto elettorale non devono poter essere modificate nell’anno che precede le elezioni”.
Per le elezioni Regionali 2010 sei leggi elettorali sono state cambiate a meno di un anno dal voto
  • Calabria: Legge regionale n. 4 del 6 febbraio 2010
  • Basilicata: Legge regionale n 3 del 19 gennaio 2010, modificata il 4 febbraio
  • Umbria: Legge regionale n. 2 del 4 gennaio 2010
  • Toscana: Legge regionale n.50 del 5 agosto 2009
  • Piemonte: Legge regionale n.21 del 29 luglio 2009
  • Campania: Legge regionale n. 4 del 27 marzo 2009
  • Puglia: sino alla fine di gennaio non c’era certezza sulla modulistica per la raccolta firme

II) L’incertezza delle regole sulla raccolta firme e la presentazione delle liste

In molte Regioni, sino a meno di un mese dal termine per il deposito delle Liste per le prossime elezioni Regionali, è stato impossibile raccogliere le firme per la presentazione delle liste di candidati a causa di una gravissima incertezza delle regole sugli adempimenti necessari.
La normativa nazionale – così come gran parte delle normative regionali- prevede che da 180 giorni prima delle votazioni sia possibile iniziare la raccolta delle firme sulle liste di candidati, su moduli conformi alle indicazioni del Ministero dell’interno o su quelli predisposti dalle Regioni che hanno adottato delle proprie leggi elettorali.
Ciò è accaduto nelle seguenti Regioni:
  • Calabria: la legge elettorale del 6 febbraio 2010 ha modificato il numero minimo e massimo dei candidati da inserire nelle liste provinciali, rendendo inutilizzabili le firme sin qui raccolte.
  • Puglia: fino a gennaio 2010 non erano stati predisposti i moduli né per la raccolta delle firme né per l’accettazione dei candidati
  • Campania: solo a partire dal 1 febbraio è stato possibile avere i modelli ufficiali per l’accettazione di candidatura e la presentazione delle liste
  • Umbria: a causa della legge elettorale approvata il 4 gennaio 2010, sino alla fine del mese non è stato possibile raccogliere le firme per la mancanza di qualsiasi indicazione specifica relative alla procedura per la raccolta delle firme
  • Basilicata: a causa della legge elettorale approvata il 14 gennaio 2010 e poi di nuovo modificata per evidente incostituzionalità, sino ai primi di febbraio non è stato possibile raccogliere le firme per la mancanza di indicazioni relative al numero minimo e massimo dei candidati da inserire nelle liste provinciali nonché alla procedura per la raccolta delle firme
  • Marche: La legge elettorale regionale vieta la raccolta firme sino a quando non vengono convocati i comizi elettorali, ovvero solo 30 giorni prima della scadenza del termine per la presentazione delle candidature

III) La negazione dei diritti dei cittadini nella fase di presentazione delle liste

Ciò premesso, anche il solo tentativo di presentarsi alle elezioni è stato nei fatti sabotato. L’onere della raccolta firme, nato per arginare le candidature temerarie e le liste senza rappresentatività, è diventato uno strumento per impedire l’accesso alle elezioni di quelle forze politiche che vivono fuori dal recinto partitocratico. In Inghilterra, ad esempio, si paga una semplice cauzione.
A fronte delle 160 mila sottoscrizioni, autenticate e certificate, complessivamente necessarie per presentare le Liste di candidati alle elezioni regionali, è praticamente impossibile raccogliere legalmente le firme per una forza politica priva di consiglieri comunali e provinciali.
Infatti:
  • I cittadini italiani non sono stati in nessun modo informati delle modalità del procedimento elettorale ne del loro diritto di sottoscrivere le liste di candidati
  • 200 mila persone, cui la legge affida la funzione di autenticare le firme, non sono state neanche informate del loro potere-dovere di farlo.
  • Comuni, Province, Tribunali e Procure non hanno predisposto ed organizzato un servizio pubblico di autenticazione, che la legge prevede possa svolgersi anche al di fuori degli uffici comunali
  • Il 75% dei Comuni non si è dotato della PEC (posta elettronica certificata), obbligatoria dal 30 giugno 2009, e ciò ha impedito alla Lista Bonino-Pannella di inviare a costi ridotti e tempestivamente le liste provinciali da far sottoscrivere ai cittadini ( inviate a costi elevati mezzo corriere)
La Lista Bonino-Pannella ha in tutti i modi interessato le istituzioni competenti:
  • 26 gennaio: lettera al Ministro Maroni ed al Ministro Alfano con cui si chiedeva un intervento per garantire la regolarità della fase di raccolta firme, informando tramite la RAI i cittadini ed assicurando il servizio pubblico di autenticazione di cui si denunciava l’assenza
  • 26 gennaio: lettera ai Presidenti dell’ANCI e dell’UPI per chiedere di provvedere affinchè i comuni mettessero a disposizioni gli autenticatori
  • 7 febbraio: diffida alla società RAI, al CDA, al DG ed ai direttori dei telegiornali nazionali e regionali, chiedendo che i cittadini fossero informati della procedura elettorale e del loro diritto di sottoscrivere le liste, con l’indicazione degli orari di apertura delle segreterie comunali

IV)   La mancanza di regole nell’accesso ai mezzi di informazione regionali e nazionali, pubblici e privati: la negazione del diritto dei cittadini elettori a conoscere le forze politiche in competizione 

Presenze nei telegiornali 

Si riportano di seguito le tabelle relative agli interventi in voce di esponenti politici durante la campagna elettorale per le elezioni regionali 2010.
Nella prima tabella si considera il periodo relativo all’ultima settimana precedente il voto, nella seconda quello relativo alle ultime quattro settimane (a partire cioè dalla data di presentazione delle candidature).
In entrambe le tabelle, accanto ai dati relativi ai principali partiti, vengono riportati anche i dati relativi al solo Presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Emma Bonino, candidata Presidente alla Regione Lazio della Lista Bonino Pannella e del centrosinistra, oggetto di ripetuti attacchi – diretti ed indiretti – da parte del Presidente Berlusconi e del Presidente della CEI, dopo il 1 marzo non ha avuto neanche un secondo sul TG1, 34 secondi sul TG2, 40 secondi sul TG3.

 

Tabella 1

A ciò si aggiunga la violazione dell’obbligo di tribune elettorali nel periodo di campagna elettorale, la mancata attuazione e lo stravolgimento in 48 ore del regolamento Beltrandi per l’applicazione delle legge sulla par condicio. Quel regolamento deliberato dalla Commissione di Vigilanza e immediatamente rovesciato aveva come principale obiettivo quello di garantire, almeno nelle ultime quattro settimane prima del voto, alla maggioranza degli elettori pubblici confronti diretti tra tutte le forze concorrenti, oltre alla presenza e partecipazione ufficiale dei leader delle forze concorrenti; come in tutti paesi effettivamente democratici.

Con riferimento al periodo preelettorale, i sette mesi precedenti alle elezioni sono state caratterizzati dalla abolizione di fatto delle tribune politiche non elettorali e dalla spartizione degli spazi di approfondimento politico sostanzialmente tra cinque partiti. Nella tabella sottostante, si riportano le presenze, calcolate in termini di ascolti realizzati, degli esponenti dei diversi partiti politici nel periodo pre-elettorale compreso tra il voto delle elezioni europee 2009 e l’inizio della campagna elettorale per le regionali 2010. Solo l’intera Galassia Radicale, la Lista Bonino-Pannella non hanno potuto essere valutati da uno solo su poco meno di mezzo miliardo di ascolti. Ad esempio, su 430 milioni di ascolti garantiti da dopo le elezioni europee a gennaio 2010 dalle puntate di Ballarò e Annozero, gli italiani non hanno potuto ascoltare un esponente radicale neanche per 1 minuto.

 

Tabella2

L’iniziativa nonviolenta di Emma Bonino e la proposta radicale per il rientro nella legalità

Durante la campagna elettorale la Lista Bonino-Pannella ha denunciato ogni singolo momento delle illegalità della fase di raccolta firme e della campagna elettorale. Emma Bonino, candidata presidente della coalizione di centrosinistra nel Lazio, ha intrapreso un durissimo sciopero della sete, per lanciare l’allarme al paese e alle istituzioni, perché “senza democrazia non vi sono elezioni ma solo violente finzioni contro diritti civili e umani”; la Lista Bonino Pannella ha promosso una campagna online dal titolo “Ristabilire la verità sulle liste: tutti i fatti e le vere cause”. Nonostante le denunce, con la pesante responsabilità del Partito Democratico e di tutti partiti “antiberlusconiani”, si è arrivati al momento delle elezioni nella totale illegalità ed è stata ignorata la ragionevole proposta radicale di rinviare le elezioni di due settimane in modo da garantire le quattro settimane di campagna elettorale previste dalla legge e applicare una sanatoria erga omnes per quanto riguardava l’obbligo di raccolta firme in considerazioni dell’irregolarità di tutta la fase pre-elettorale.

Le illegalità e le falsificazioni emergono e per coprirle si producono nuove falsificazioni

In Lombardia la Lista Bonino Pannella, con capolista Emma Bonino e candidato presidente Marco Cappato, non accede alla competizione elettorale per non aver potuto raccogliere, nelle condizioni denunciate, il numero di firme necessarie. Qui i Radicali subito dopo il deposito delle liste denunciano all’Ufficio elettorale e alla Procura della Repubblica le irregolarità nella raccolta delle firme sul listino del candidato, e presidente uscente, Formigoni “Per la Lombardia” così sulla lista di Penati. La Corte d’appello del Tribunale di Milano riscontra l’irregolare autenticazione di 514 firme sulla lista di Formigoni, che senza quelle firme non raggiunge il numero di sottoscrizioni richieste.

Nel Lazio il rappresentante del Pdl Alfredo Milioni è arrivato dopo la scadenza delle 12:00, fissata dalla legge per la presentazione delle liste. Sui giornali si dice che abbia «lasciato l’edificio del Tribunale forse per andare a mangiare un panino o, forse, per cancellare qualche nome dalle liste che stava per presentare su indicazioni, pare, venute molto dall’alto». Da parte sua, Milioni fornisce versioni contrastanti a distanza di pochi minuti. Il radicale Diego Sabatinelli, delegato della Lista Bonino Pannella e presente in tribunale, denunciato il tentativo di depositare le liste fuori tempo massimo e per questo è stato denunciato dal Pdl per il reato penale di “violenza privata”. Durante l’accaduto è stato girato un video che testimonia chiaramente come non vi sia stato alcun genere di contatto e di violenza nei confronti di Milioni e Polesi.

Il 5 marzo il Governo approva un decreto legge per consentire la riammissione della lista Formigoni e della lista del Pdl nel Lazio. Il provvedimento suscita perplessità da parte di molti costituzionalisti. Il TAR del Lazio non lo ritiene valido perché interviene sulle regole di dettaglio delle procedura elettorale la cui regolamentazione è di competenza regionale e non del governo centrale.

Il Pdl, nella speranza di rimediare a questa situazione, ha promosso svariati ricorsi prima presso la Corte d’appello dei rispettivi tribunali, poi presso i TAR regionali.

Il 9 marzo il TAR della Lombardia ha riammesso la lista di Formigoni non contestando il fatto che le firme fossero irregolari, ma sostenendo che l’Ufficio Centrale regionale non potesse tornare sulla erronea decisione di ammettere la lista ‘Per la Lombardia’ a seguito del ricorso dei Radicali. Ponendo cioè la questione sul piano della titolarità dei Radicali a presentare il ricorso non essendo “concorrenti” della lista Formigoni in quanto non ammessa alle elezioni. Il TAR del Lazio invece, l’8 marzo, ha deciso di non riammettere la lista del Pdl, sostenendo l’inapplicabilità del decreto legge in una materia già regolata da una norma elettorale regionale.

Silvio Berlusconi ricostruisce così l’intera vicenda in una conferenza stampa con Renata Polverini: «non vi è stata alcuna responsabilità riconducibile ai nostri dirigenti e funzionari (…). E’ stata posta in atto una gazzarra da parte dei Radicali, con la scusa che fosse in atto una manomissione delle liste».

Consigli e giunte regionali “abusivi”: richiesta di una commissione d’inchiesta e nuove azioni legali

All’inizio di giugno, al momento dell’insediamento dei neoletti consigli regionali, i Radicali tornano a denunciarne la negazione dei diritti civili dei cittadini durante la fase elettorale con presidi di fronte alle sedi istituzionali e chiedendo, in tutte le regioni in cui si è votato, l’istituzione di una Commissione speciale di inchiesta sulle elezioni anche allo scopo di promuovere tutte le azioni necessarie per impedire che in futuro si faccia di nuovo strame di diritto e di democrazia. Vengono organizzate manifestazioni sono state fatte in Lombardia, Umbria, Basilicata, Emilia Romagna, Campania, Lazio.

 

In Piemonte i Radicali dell’Associazione Adelaide Aglietta presentano due “azioni popolari” (ricorsi di cittadini elettori al Tribunale Ordinario di Torino) per far decadere dalle loro cariche in Consiglio Regionale i leghisti Roberto Cota e Gianluca Buonanno. Roberto Cota è incompatibile essendo sia capogruppo della Lega Nord alla Camera sia Presidente della Regione Piemonte. Gianluca Buonanno è doppiamente incompatibile: deputato Lega Nord, consigliere regionale e sindaco di Varallo Sesia (VC). Sempre a Torino i Radicali, nell’isolamento della altre forze politiche denunciano un altro caso di falsificazione delle firme, il caso della Lista Michele Giovane.

In Umbria i Radicali presentano ricorso al Tar contro il provvedimento di esclusione dalla competizione elettorale della Lista Bonino Pannella, con il ricorso si sostiene l’illegittimità della legge elettorale umbra (L.R. 2/2010), la quale, pubblicata a ridosso della data stabilita per le elezioni, aumentava, rispetto alla previgente disciplina statale, il numero di sottoscrizioni necessarie alla varie liste per partecipare alla competizione regionale esonerando, al contempo, dalla raccolta delle firme quei movimenti già costituiti in gruppi consiliari e/o parlamentari. Successivamente, con motivi aggiunti al precedente ricorso, venivano impugnati anche i verbali di proclamazione degli eletti al Consiglio Regionale dell’Umbria. Ad oggi, siamo in attesa che il TAR fissi l’udienza di discussione e stabilisca definitivamente la legittimità o meno dei provvedimenti impugnati. L’azione di denuncia della illegalità delle elezioni regionali umbre e relativa violazione dei diritti elettorali dei cittadini è proseguita in sede europea con due segnalazioni: all’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) e al Parlamento Europeo. In particolare al P. E. è stato chiesto di sollecitare la Presidenza del Consiglio Regionale dell’Umbria a fornire chiarimenti sulla legge elettorale rispetto a standard di rispetto dei diritti elettorali e l’invio di osservatori.

In Veneto viene presentato ricorso fondato anche sulla considerazione che i tribunali di Verona, Vicenza, Belluno risultavano perfettamente chiusi in orario di ricevimento delle liste a differenza di quanto disposto dal decreto “salva liste” che proroga di fatto “ad listam” i termini per la presentazione delle liste.

In Emilia Romagna i Radicali presentano un ricorso contro la convalida dell’elezione di Vasco Errani a presidente della Regione Emilia Romagna. L’attuale presidente Vasco Errani ricopre tale carica ininterrottamente dal 2000, con due mandati completi e consecutivi. La situazione d’ineleggibilità deriva dalla legge che elettorale approvata nel 2004 nella quale si prevede “la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”.

In Liguria i Radicali presentano un esposto alla Procura della Repubblica di Genova indicando e chiedendo di indagare su almeno 44 moduli contenenti firme a sottoscrizione della lista “Casini Udc” che appaiono apposte dalle stesse mani, lo stesso per almeno 33 moduli di firme a sostegno della presentazione della lista “Noi con Burlando”. La procura ha disposto il sequestro di alcuni di questi elenchi e al momento è ancora aperta la fase delle indagini

All’inizio di ottobre emerge inequivocabilmente la verità sul “caso Formigoni”, almeno 400 delle firme depositate a sottoscrizione del listino regionale “Per la Lombardia” sono palesemente false, secondo la valutazione di un perito accreditato presso il Tribunale di Milano sono apposte dalla stessa mano, altre presentano vizi nell’autenticazione già precedentemente rilevati. Marco Cappato e i Radicali lombardi depositano al Gip l’intera documentazione che dimostra questa colossale opera di falsificazione e di truffa ai danni dei cittadini. Conseguentemente si chiede al presidente di dimettersi e comunque che siano invalidate e ripetute le elezioni, come già accaduto nel caso del Molise nel 2001, con la garanzia di un minimo di legalità e democrazia nelle procedure. Il presidente Formigoni viene anche querelato per diffamazione a seguito delle sue accuse ai Radicali di aver mentito in merito alla regolarità della sua liste. Su questo la cappa della mancanza di informazione è pesantissima, non solo Formigoni non accetta alcun contraddittorio con Cappato, ma più l’argomento diventa pericoloso più diventa tabù per telegiornali e programmi di approfondimento.

Una storia che si ripete e si aggrava

Tutto quello che è successo alle ultime elezioni regionali era stato previsto dai Radicali. Già nella primavera del 2004 i radicali avevano presentato all’OSCE la richiesta di monitoraggio dell’intero procedimento elettorale in Italia, denunciando in particolare le ampie irregolarità e le violazioni di legge che erano occorse in occasione delle elezioni regionali del 2000. Le denunce presentate dai Radicali in tutti gli uffici giudiziari competenti in Italia, nell’immediatezza del presentarsi delle irregolarità, non avevano avuto esiti giudiziari in grado di riparare agli effetti politici che erano stati provocati dalla presenza illegittima di liste di candidati in quella competizione elettorale, o anche soltanto di prevenire il ripetersi delle irregolarità ed illegalità in successive competizioni elettorali.

Il legislatore addirittura nel marzo 2004, anche a seguito di analoghe vicende di clamorose irregolarità e falsificazioni occorse in occasione della successiva competizione delle elezioni politiche del 2001, ha provveduto a derubricare da delitto a contravvenzione penale, punita con una semplice ammenda, l’irregolare autenticazione delle firme a sostegno delle liste. Questo ha comportato anche una riduzione tale dei termini di prescrizione (massimo 3 anni e mezzo) da rendere non solo prescritte le irregolarità passate, ma tali da impedire con assoluta certezza – dati i tempi medi dei procedimenti giudiziari italiani – di giungere ad una condanna definitiva anche nel caso di un procedimento iniziato nelle imminenze del voto riguardo a casi incontrovertibili di violazione delle leggi.

 

Le elezioni regionali del 2000

Le elezioni del 16 aprile 2000 riguardarono il rinnovo dei consigli regionali nelle quindici regioni italiane a statuto ordinario. Circa 40.000.000 di cittadini italiani furono chiamati al voto. In quella stessa data fu abbinata anche l’elezione di un certo numero di consigli provinciali e comunali.
Il 27 marzo 2000, all’indomani della scadenza del termine per il deposito delle liste, fissato per le ore 12 del 18 marzo 2000, i radicali presentarono una denuncia in 83 procure della Repubblica italiane. Secondo il documento, in quella fase, vennero violate le norme fondamentali che regolavano e che regolano la materia, contenute nelle leggi 43 del 1995 e 108 del 1968.

 

Queste stesse prescrizioni di legge, nelle settimane precedenti, avevano imposto alla Lista Pannella-Bonino una eccezionale mobilitazione. Centinaia di tavoli erano stati allestiti in tutta Italia a partire dall’inizio del mese di febbraio, con le liste necessariamente chiuse e definite in ogni componente. Negli altri partiti le cose andarono diversamente. I giornali diedero conto di accordi siglati l’ultima notte prima della scadenza del termine, di candidati aggiunti o depennati letteralmente in extremis.

 

I Radicali chiesero di provvedere con urgenza, al fine di evitare distruzioni o dispersioni, all’immediato sequestro di tutta la documentazione depositata dai partiti che avevano presentato liste per concorrere alle elezioni regionali sia presso i Tribunali, competenti per le liste provinciali, sia presso le Corti d’Appello, competenti per le liste regionali.

 

L’iniziativa interessava la metà delle procure della Repubblica presso i tribunali ordinari italiani. Ciononostante i radicali, talvolta dopo anni dall’avvio delle indagini, ricevettero soltanto parziali notizie da trentasette procure, vale a dire da poco più di un terzo degli uffici interessati. Non si ebbe mai notizia, per esempio, di pubblici ministeri che avessero richiesto, e di gip che avessero accolto, la richiesta contestuale di sequestro probatorio della documentazione presentata dalle diverse forze politiche. Un pubblico ministero, invece, ne chiese ed ottenne l’archiviazione. D’altra parte, se ventisette procure chiesero ed ottennero l’archiviazione delle indagini, due ottennero il rinvio a giudizio di diversi indagati.

 

Le regionali del 2005

Una ulteriore riprova di quanto sostenuto la si è avuta in occasione delle competizione elettorale delle elezioni regionali del 2005. I Radicali con molti mesi di anticipo sul voto avevano provveduto a diffondere nuovamente in tutte le Procure Generali della Repubblica il dossier relativo a quanto accaduto in occasione delle elezioni regionali del 2000, e a proporre alle forze politiche specifichi interventi legislativi atti ad impedire il ripetersi delle irregolarità delle consultazione precedenti. Ogni proposta è però caduta nel vuoto, e così ancora prima del voto è stato dato ampio conto sulla stampa nazionale e locale di vaste, clamorose e innegabili irregolarità nelle firme presentate a sostegno delle candidature di due liste in particolare, Alternativa sociale e Consumatori per Ghigo, che si presentavano per la prima volta alla consultazione elettorale; malgrado tutto questo, e malgrado i ricorsi presentati dagli avversari con la documentazione mai smentita comprovante i falsi5, le liste in questione sono state ammesse al voto.

 

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