Il welfare liberale secondo Milton Friedman

Di Milton Friedman.
Da Capitalismo e Libertà.

Due cose sembrano comunque chiare. Prima di tutto, se l’obiettivo è quello dell’alleviamento della povertà, noi dobbiamo dar vita a un programma inteso ad assistere i poveri. È perfettamente ragionevole aiutare il povero che sia, per esempio, un coltivatore, non perché egli è un coltivatore, ma semplicemente perché è povero. Il programma, cioè, dovrebbe essere diretto ad assistere i singoli in quanto tali e non come membri di un dato gruppo professionale o di un dato gruppo di età o di un dato gruppo di livello salariale o di date industrie od organizzazioni sindacali. Questo è un difetto dei programmi di sostegno all’agricoltura, dell’assistenza generale alla vecchiaia, delle leggi sui minimi salariali, della legislazione a favore dei sindacati, dei dazi doganali, del sistema delle licenze all’esercizio del mestiere e della professione, e così via in una interminabile sequenza. In secondo luogo, nella misura del possibile, il programma dovrebbe operare attraverso il mercato, senza distorcere il mercato stesso o impedire il suo funzionamento. Questo è il difetto tipico dei programmi di sostegno dei prezzi, delle leggi sui minimi salariali, dei dazi doganali e simili.
Il congegno che meglio di altri sembra giustificato sotto il profilo puramente tecnico è quello di un’imposta negativa sul reddito.

www.radicalisenzafissadimora.org

http://www.radicalisenzafissadimora.org/2011/01/il-welfare-liberale-secondo-milton.html
Milton Friedman

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