Se il top manager è un capo branco

la Repubblica
Federico Rampini

 

“Super-cooperatori”: siamo noi. I maggiori cambiamenti della specie umana non derivano né dalla selezione naturale né dalle mutazioni genetiche, bensì dalla nostra potenteattitudine a cooperare. È la tesi dello scienziato Martin Nowak, direttore del programma sulle dinamiche evolutive di Harvard. “Supercooperators” è il titolo del suo saggio, nonché la sua definizione della razza umana. Ma dal suo studio devono essere rimasti fuori i chiefexecutive delle grandi imprese. Esce la nuova classifica dei 30 capi-azienda più remunerati d’America, e cosa si scopre? Aumenti a due cifre percentuali per tutti, a prescindere da come sono andate le loro aziende nel 2010. Strapagati più che mai. Indifferenti ai risultati che producono per i propri azionisti (non parliamo dei dipendenti): sì, perché tra le paghe dei top manager e la cosiddetta “creazione di valore” per gli azionisti non c’è alcun legame diretto. L’avidità dei top manager, al contrario, ha effetti socialmente distruttivi, a cominciare dall’erosione di ogni senso di solidarietà. Un “neo” non da poco, per una specie animale i cui successi sarebbero legati storicamente alla cooperazione per il bene comune. Si attende una nuova teoria della biologia sociale che spieghi l’eccezione degli “alpha-dog”, i capi-branco.

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