Milleproroghe, i 7 milioni che imbarazzano Radio radicale

Il Fatto Quotidiano
Stefano Caselli

No, non siamo affatto contenti. 11 L’idea di passare per quelli che tolgono il pane ai colleghi della carta stampata non ci piace affatto". Paolo Martini, direttore di Radio Radicale, non nasconde l’imbarazzo. Come da tradizione ormai quasi ventennale, lo Stato italiano ha deciso di rinnovare la convezione con la storica emittente romana per il servizio di copertura dei lavori parlamentari, stanziando 7 milioni di euro per il 2012, ma le modalità scontentano tutti. La bozza del decreto Milleproroghe, infatti, dirotta il contributo a favore di Radio Radicale dal ministero dello Sviluppo economico (ex ministero delle Comunicazioni) a una "riduzione dell’autorizzazione di spesa prevista dalla legge 416 sull’editoria", ossia il già falcidiato fondo di Palazzo Chigi per la carta stampata che, causa Radio Radicale, subirà un ulteriore taglio.

Una scelta che il manifesto e l’Unità, due tra le molte testate in difficoltà per il taglio dei contributi all’editoria, non mancano di stigmatizzare: "Un decreto molto radicale", titola il manifesto sotto l’eloquente testatina "il pacco è per noi": "La radio di Pannella – si legge sul quotidiano comunista – al fondo editoria già attinge in quanto organo di partito per le trasmissioni non in convenzione. Due vesti, un unico fondo. Una condizione assolutamente unica nel già disomogeneo mondo dell’informazione italiana". L’Unità (che sabato 24 dicembre ha inaugurato una prima pagina totalmente di pubblicità) definisce il Milleproroghe "un bel regalo di Natale per Radio Radicale".

"Un regalo non richiesto – ribatte Martino – anche perché destinare 7 milioni dal fondo per l’editoria significa vedere i soldi con molti mesi di ritardo. In questi giorni, per esempio, vengono erogati i finanziamenti del 2010. Il Milleproroghe sa tanto di tappabuchi. Visto che la nostra convenzione è scaduta a novembre, il governo ha pensato di risolvere la questione distraendo una cifra inferiore a quella richiesta dal fondo per l’editoria, il che significa ricevere il finanziamento con molto ritardo. In questi giorni, per esempio, Palazzo Chigi sta pagando i rimborsi del 2010. Francamente da un esecutivo tecnico ci saremmo aspettati meno ambiguità e più trasparenza, invece ci sembra che sia stata semplicemente tappata una falla, garantendo un finanziamento che non si sa se e quando potrà essere erogato. In pratica si è lasciata la decisione definitiva a chi verrà dopo. E ci hanno messo in imbarazzo con i colleghi della carta stampata" .

Radio radicale – e su questo sono quasi tutti d’accordo – fornisce un servizio unico nel panorama italiano. Tuttavia l’interrogativo sul perché mai, in tempi di crisi, il rinnovo della convenzione sia puntuale come il Natale, rimane: "Non lo consideriamo affatto un diritto acquisito – risponde Martini non vogliamo l’esclusiva per i servizi parlamentari. Se allo Stato interessa il servizio, noi siamo in grado di fornirlo. Abbiamo cominciato nel 1979 rubando il segnale della Camera, poi abbiamo chiesto che fosse bandita una gara. Bene, nel 1994, quando è stata indetta, siamo stati gli unici a presentarci".

Ma per il servizio pubblico non esiste già la Rai? "Certo – dice ancora il direttore dell’emittente pannelliana – c’è Gr Parlamento, ma costa molto di più di Radio Radicale per 12 ore di trasmissione al giorno contro 24. In più noi abbiamo un archivio on line che, senza falsa modestia, non ha eguali. Ripeto, se allo Stato interessa il nostro servizio, noi siamo in grado di fornirlo. Altrimenti ne possiamo fare a meno".

© 2011 Il Fatto Quotidiano. Tutti i diritti riservati

POST COLLEGATI

#LiberidalDebito
#SostieniciNelTempo
#RadicalCannabisClub
#EroStraniero
#Parliamone!
#PiùEuropa

Mettiti in contatto con noi

 
Avendo letto l'informativa sul trattamento dei dati personali

Iscriviti alla nostra Newsletter

Ricevi aggiornamenti su campagne, iniziative, eventi

DIFFONDI LA CAMPAGNA