Radio Radicale, non è un regalo

Europa
Valter Vecellio

Credo che pochi sappiano che Liberazione, prima di essere il giornale di Rifondazione comunista, fu un quotidiano radicale: di vita stentatissima, ma per grafica e contenuti bellissimo, diretto da Marco Pannella, che praticamente lo confezionava, a cavallo tra il 1974 e il 1975. La testata fu poi regalata dallo stesso Pannella ad Armando Cossutta e ai dirigenti di Rifondazione di allora. Figuriamoci dunque se non mi attraversa malinconia e tristezza, nell’apprendere che Lib è moribonda: giornale di cui non condivido il 90% delle cose che pubblica, ma che in più di un’occasione ha concesso i suoi spazi a cause radicali che altrove non trovavano udienza. E figuriamoci se, pur convinto della regola enunciata da un maestro come Arrigo Benedetti («i giornali van comperati e pagati da chi li legge»), non mi inquieta il fatto che decine di altri giornali di partito (io credo ai partiti e alla loro funzione, e credo esista una destra e una sinistra), e altri, cooperative e "minori", rischiano di scomparire. E ha ragione Mario Lavia su Europa: va scongiurata, per il bene di tutti, una guerra tra poveri.

Stendiamo dunque un velo su quello che ci hanno fatto leggere il manifesto e l’Unità, una caduta di stile – e limitiamoci a chiamarla così – che non fa loro onore.

I termini sono quelli che ha riassunto Lavia. Radio Radicale da sempre offre un servizio. Ricordo, era presidente della camera Nilde Iotti, i deputati radicali erano quattro, c’era una sorta di "radio" interna che consentiva a chi lavorava nelle sedi dei gruppi parlamentari di seguire i lavori d’aula, e accorrere al momento del voto. La nascente Radio Radicale si collegò a quel circuito interno, per la prima volta i cittadini poterono sentire cosa dicevano i loro rappresentanti. Cosa non gradita, all’inizio, e si cercò di bloccare le trasmissioni. Poi prevalse il buon senso. Ora sentire in diretta i lavori parlamentari, ma anche congressi di partito, manifestazioni, dibattiti, è diventato normale, una consuetudine.

Per questo servizio pubblico, Radio Radicale ha stipulato una convenzione triennale; ha degli obblighi, trasmettere i lavori parlamentari e dedicare un certo numero della sua programmazione a quello che accade nelle istituzioni. Lo fa con risultati unanimemente riconosciuti; e dispone di un archivio fondamentale per chi vuole comprendere cos’è accaduto in questi ultimi trent’anni, e scriverne la storia.

È una convenzione. Bizzarramente poi da tre si è deciso di rinnovarla a due; poi si sono ritardati i pagamenti adducendo problemi di cassa. E, andando a colpi d’accetta, arriviamo all’oggi: 361 deputati e 207 senatori di tutti i gruppi parlamentari hanno sottoscritto un ordine del giorno che fa presente come da oltre dieci anni in virtù di una convenzione Radio Radicale ha trasmesso le sedute del parlamento, svolgendo così un vero e proprio ruolo di servizio pubblico; all’interno della manovra non erano questa volta previsti «stanziamenti volti a prorogare la convenzione, mettendo così a rischio la continuazione delle trasmissioni dei lavori parlamentari»; si chiedeva al governo di provvedere, entro la fine del 2011, individuando, allo scopo, le risorse necessarie quantificate in 10,2 milioni di euro per ciascuno degli anni.

Può sembrare cifra esorbitante, ma senza entrare in noiosi dettagli tecnici, basterà qui dire che chiunque sia del ramo sa che gli impianti di un’emittente nazionale necessitano di continue manutenzioni e aggiornamenti, per non dire dei costi vivi di conservazione del materiale archiviato; ad ogni modo, invece dei 10 milioni ne sono stati stanziati 7.

Qui ha ragione Lavia. Il denaro per la convenzione dovrebbe essere altra cosa dal fondo destinato ai giornali. Sottoscrivo in pieno le parole del direttore di Radio Radicale Paolo Martini: «Ci sembra che si sia semplicemente tappata una falla, garantendo un finanziamento che non si sa se e quando potrà essere erogato. In pratica si è lasciata la decisione definitiva a chi verrà dopo. E ci hanno messo in imbarazzo con i colleghi della carta stampata». La via maestra sarebbe quella di una periodica gara d’appalto. Chi offre meglio a meno, vince. È quello che i radicali chiedono da sempre. Chiarito questo, resta il problema dei giornali e del sostegno senza il quale rischiano di chiudere. Che vi sia la necessità di fare un po’ d’ordine in quella babele di finanziamenti a una quantità di pubblicazioni, mi pare indubitabile. Il problema, dunque è di criterio, selezione. Inoltre penso che sarebbe forse più opportuno garantire alle testate agevolazioni sotto forma di servizi: la carta, le spese sostenute, la distribuzione, e via dicendo; ma questo fa parte delle proposte, delle possibili soluzioni, delle "invenzioni" di cui parla Lavia.

Però, per favore, di questo si discuta e ragioni; e senza tirar fuori la bubbola dei regali e dei favori. I radicali hanno mille e un difetto, certamente commettono sette volte settanta errori al giorno. Ma "venduti", no. Gli Scilipoti, i Razzi, le decine di parlamentari che da un partito che li ha eletti sono poi approdati ad altre e spesso opposte sponde, li si cerchi da altre parti.

© 2011 Europa. Tutti i diritti riservati

POST COLLEGATI

#LiberidalDebito
#SostieniciNelTempo
#RadicalCannabisClub
#EroStraniero
#Parliamone!
#PiùEuropa

Mettiti in contatto con noi

 
Avendo letto l'informativa sul trattamento dei dati personali

Iscriviti alla nostra Newsletter

Ricevi aggiornamenti su campagne, iniziative, eventi

DIFFONDI LA CAMPAGNA