Risposte alle domande frequenti sull’abolizione del valore legale dei titoli di studio

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1) E’ vero che l’abolizione del valore legale del titolo di studio, eliminando la necessità di possedere un titolo rilasciato da una scuola certificata, porterebbe ad un sistema in cui, ad esempio, chi non ha studiato all’università oppure ha studiato economia possa fare il medico con bisturi e stetoscopio? Laureati in legge al tecnigrafo a progettare ponti e grattacieli? Geometri a difendere cause in tribunale? 

No, abolire il valore legale non significa cancellare i meccanismi di certificazione delle competenze e il controllo dei risultati del percorso di studi. E’ vero il contrario. E’ proprio il principio del valore legale dei titoli di studio che costituisce un meccanismo burocratico e inefficiente di controllo delle competenze. L’abolizione del valore legale e’ il primo passo verso la realizzazione di un sistema piu’ moderno ed efficiente di accreditamento dei percorsi formativi e di certificazione della qualita’ effettiva dei titoli di studio. Si tratta, dunque, di rimuovere un meccanismo di certificazione, quello attuale, superato e non piu’ in grado di dare conto con trasparenza della diversita’dell’offerta formativa esistente, e di sostituirlo con un sistema nazionale e pubblico di accreditamento. In pratica, ci sarebbero diverse organizzazioni di accreditamento, sia private che pubbliche, distinte per la tipologia, localizzazione geografica e settore accademico degli istituti universitari o degli istituti scolastici che verrebbero accreditati. Le agenzie di certificazione e di accreditamento sarebbero esterne all’ordinamento scolastico e verrebbero riconosciute dall’autorita’ pubblica competente (es. Ministero della Istruzione pubblica o apposita Autorita’) , previa verifica della sussistenza dei requisiti necessari di competenza e professionalita’.Rimarrebbero infine gli ordini professionali che, quali associazioni di professionisti di diritto privato, sarebbero libere di organizzare come meglio credono il controllo sulla qualita’ delle professioni. In generale, non verrebbe meno il controllo sulle professioni, ma l’intero sistema di garanzia della qualita’ sarebbe riorganizzato e caratterizzato da una pluralita’ di soggetti riconosciuti. 

2) E’ vero che l’abolizione del valore legale mira a smantellare la scuola e l’universita’ pubblica, aumentando il divario tra i ricchi, che potrebbero permettersi un’istruzione di qualita’, e i poveri, che potrebbero permettersi solo il “ghetto” di una scuola/universita’ pubblica dequalificata?

L’abolizione del valore legale del titolo di studio pone la premessa per l’adozione di un diverso modello organizzativo del sistema scolastico, basato sui principi della selezione meritocratica di professori, studenti e personale amministrativo e sulla competizione tra istituti scolastici ed atenei. Certamente, i principi del merito e della concorrenza comportano la rinuncia all’eguaglianza sia formale che sostanziale nei risultati della attivita’ didattica. In un sistema che si ispira a questi due principi ci sarebbero lauree e diplomi piu’ prestigiosi e riconosciuti di altri. 

Una politica accorta e attenta alle esigenze di assicurare a tutti i capaci e i meritevoli l’accesso ai livelli piu’ alti di istruzione, indipendentemente dalle condizioni di reddito, deve accompagnare la riforma dei sistemi di accreditamento e di certificazione con un sistema moderno ed efficiente di borse di studio e/o di prestiti di onore. Si renderebbe necessaria la realizzazione di una serie di politiche volte a spostare in parte il finanziamento dall’istituzione scolastica o universitaria, alla domanda di istruzione di qualita’ (famiglie, studenti, etc.). E’ da notare che in tal modo si incentiverebbero gli studenti a competere per essere ammessi alle scuole e alle università migliori e si incentiverebbero i professori, le istituzioni scolastiche e le università a selezionare gli studenti migliori al fine di attrarre piu’ risorse pubbliche e private. Gli obiettivi dell’efficienza e della equita’ sarebbero, in questo caso, convergenti. 

3) E’ vero che, con il sistema attuale, in gran parte del settore privato il titolo di laurea non ha alcun valore legale, e che le imprese, nel selezionare il proprio personale, possono liberamente attribuire ad ogni titolo di laurea il peso che ritengano adeguato? 

Il sistema attuale e’ basato sul principio del valore legale del titolo di studio. Cio’ significa che la legge stabilisce che il possesso di un titolo di studio legalmente riconosciuto (cioe’ rilasciato a seguito di percorsi didattici che si conformano ai regolamenti ministeriali e alla disciplina dell’ordinamento scolastico stabilita per legge) e’ condizione necessaria per l’accesso a determinati concorsi pubblici o per l’iscrizione agli esami di stato abilitanti all’esercizio di professioni. Nel settore privato il titolo di studio legalmente riconosciuto rimane tale, ma spesso i datori di lavoro non considerano il possesso di laurea e diploma una garanzia sufficiente di qualita’ dell’educazione effettivamente ricevuta dal candidato. Di conseguenza, nel settore privato molto spesso i titoli di studio riconosciuti formalmente dalla legge non sono “di fatto” riconosciuti come garanzia affidabile di qualita’ e professionalita’, cosi’ che i datori di lavoro si trovano in difficolta’ nel selezionare le persone piu’ capaci, motivate e competenti. Per questa ragione, i datori di lavoro gia’ oggi si affidano a societa’ di selezione del personale, esterne al sistema scolastico e dotate di professionalita’ specifiche nella valutazione dei candidati a ricoprire determinati ruoli professionali. 

L’abolizione del valore legale, accompagnata da una riforma del sistema di accreditamento e di certificazione della qualita’ dell’istruzione, consentirebbe di includere i soggetti che gia’ operano sul mercato della selezione del personale e dell’accreditamento dei percorsi didattici nel quadro diun sistema pubblico decentrato di certificazione e controllo di qualita’.

4) E’ vero che, in alternativa all’abolizione del valore legale del titolo di studio, il problema della selezione e’ in qualche modo già risolto per alcune facoltà, come le facoltà di medicina, con l’introduzione del numero chiuso, o risolto in autonomia da alcune autorità indipendenti, che ammettono alle loro selezioni solo giovani con voti di laurea massimi e altri titoli culturali e professionali? 

E’ vero che il principio del valore legale del titolo di studio, non assicurandouna effettiva garanzia di qualita’, e’ in parte gia’ superato dal ricorso da parte delle universita’ o dei datori di lavoro a meccanismi alternativi, autonomamente costituiti e regolati, di valutazione e selezione delle competenze. 

Vedi ancora risposta alla domanda che precede.

5) Con l’abolizione del valore del titolo molte università chiuderebbero e avrebbero meno fondi, dunque rimarrebbero quasi esclusivamente le università private. Se è non c’è più lo stato a garantire la validità dei suoi studi ma è solo l’azienda a garantirli, le imprese inciderebbero molto di più nella formazione dei programmi universitari, non solo dal punto di vista del finanziamento, ma anche dal punto di vista della scelta dei programmi e delle specializzazioni. Non verrebbe meno le formazioni diverse da quelle utili al mercato ma non inutili dal punto di vista sociale e civile per uno Stato? 

Anzitutto occorre distinguere tra “abolizione del valore” del titolo e “abolizione del valore legale”. Abolire il valore legale, non significa togliere valore alle lauree, ma, al contrario, rendere piu’ efficienti i meccanismi di valutazione e certificazione della qualita’ dei titoli di studio. Si tratterebbe, insomma, di rendere piu “riconoscibile” la qualita’ dei titoli di studio e, dunque, di aumentarne il “valore reale”. Non e’ vero che lo Stato non avrebbe piu’ un ruolo di garanzia. Ci sarebbe un sistema nazionale di accreditamento, nell’ambito del quale opererebbero diverse organizzazioni di accreditamento, sia private che pubbliche.

Sicuramente, aumentando il collegamento tra le esigenze delle imprese e del mercato del lavoro, da un lato, e qualita’ dell’offerta delle istituzioni universitarie dall’altro, la scelta dei curricula, affidata alle singole unita’ didattiche, sarebbe maggiormente sensibile, rispetto a quanto avviene oggi, alle esigenze formative espresse dal mercato del lavoro. Per noi questo rappresenta, entro certi limiti, un punto di forza della proposta di abolizione del valore legale dei titoli di studio. Rimarrebbe ferma, naturalmente, la necessita’ di garantire forme di finanziamento pubblico alla ricerca pura e all’offerta formativa di base.

6) Non si incentiverebbero gli stage gratuiti in supplenza di un titolo formativo specifico? Le aziende proporrebbero in cambio di una prestazione lavorativa un titolo che conta nel curriculum. Non aumenterebbe la precarietà in entrata?

Questo e’ quello cheaccade oggi. In una situazione, quale quella attuale, nella quale i titoli di studio certificati in modo burocratico non hanno un reale valore di mercato e non vengono riconosciuti dalle imprese, cresce il “potere di ricatto” di queste ultime, e l’ingresso di molti giovani nel mercato del lavoro diventa sempre piu’ difficile. In altre parole, laddove i titoli di studio hanno scarso valore aumenta la necessita’ di possedere qualche titolo ulteriore, e, dunque, aumenta il costo di ingresso nel mercato del lavoro. La proposta di abolire il valore legale dei titoli di studio e di riformare i meccanismi di accreditamento e certificazione dell’istruzione mira proprio ad aumentare il valore reale dei titoli di studio, facilitando le condizioni di ingresso nel mercato del lavoro.

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