Famiglie di fatto: non si può più aspettare

Unioni civili

Nonostante proposte legislative, convenzioni, trattati e risoluzioni europee, ad oggi le famiglie di fatto, seppur ampiamente presenti nel tessuto sociale italiano, non trovano né regolamentazione né protezione nel nostro ordinamento. Una ricerca del Censis parla di 881.000 famiglie di fatto in Italia con 2,5 milioni di persone all’interno di queste famiglie mentre l’ultimo report dell’Istat sul cambiamento delle forme familiari ha accertato che il 20% della popolazione italiana, ovvero 12 milioni di persone, vive in format familiari senza alcun tipo di riconoscimento: single non vedovi, monogenitori non vedovi, coppie non coniugate etero od omosessuali.

I Radicali hanno sempre saputo interpretare i cambiamenti, li hanno accolti ed accompagnati con battaglie civili di grande portata, come con la mobilitazione sul divorzio (1974), sull’interruzione di gravidanza (1981) ed il nuovo diritto di famiglia, sul riconoscimento anagrafico dell’avvenuto cambio di sesso 1982), sulla procreazione medicalmente assistita (2005 – fatta fallire proprio per la massiccia campagna di falsificazione messa in atto dalle gerarchie vaticane).

I Radicali già nel 2006 inserirono tra i primi due dei 31 punti di Fiuggi, stipulati come programma politico della Rosa nel Pugno, alcune grandi riforme del sistema familiare italiano:

1 – Divorzio breve: semplificazione delle procedure e riduzione dei tempi per l’ottenimento del divorzio;
2 – PACS/coppie di fatto: istituzione del registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso, senza assimilarle all’istituto del matrimonio. Possibilità di regolare per via contrattuale alcuni profili della vita in comune.

Da anni i Radicali lottano su questi temi contro uno schieramento reazionario, trasversale e che si ostina a considerare una famiglia legittima solo se basata sul matrimonio.

Collage di foto dal sito teniamofamiglia.blogspot.comOggi la battaglia continua, con la riforma del diritto di famiglia presentata alla Camera da Rita Bernardini, e si fa forza con le realtà locali: i Radicali si sono attivati in molte città per il riconoscimento delle nuove forme familiari attraverso la richiesta di adozione, ai fini delle competenze e delle politiche comunali, della definizione di “famiglia anagrafica” come espressa dal D.P.R. 223 del 1989.

L’iniziativa ha già portato a segno grandi successi a Torino e a Napoli, seppure la battaglia continui per la calendarizzazione e per l’approvazione definitiva. A Vicenza, Gorizia e Milano sono partite le petizioni per un’iniziativa popolare, così come a Roma, che fino a metà maggio, vedrà i Radicali impegnati nella raccolta di 5.000 firme per la presentazione della propria delibera.

Non si può e non si deve più aspettare per percorrere la strada dei diritti. L’Italia è tra gli ultimi paesi europei – e l’unico dell’Europa occidentale – a non avere una legislazione che garantisca il riconoscimento delle unioni libere e delle nuove forme familiari. Eppure è proprio l’Europa a chiederlo con la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” e con tutta la legislazione in materia antidiscriminatoria. Ce lo chiedono la nostra Costituzione – il combinato disposto degli art. 2, 3 e 29 – e le pronunce della Corte Costituzionale.

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