Una nuova stagione di diritti civili

Left Avvenimenti settimanale dell’Altritalia
Carlo Troilo

Mio fratello Michele era stato colpito, nel luglio del 2003, da una forma di leucemia tra le più gravi. E nell’aprile del 2004, a 72 anni, si è suicidato gettandosi dal quarto piano della sua casa a Roma. Aveva affrontato due durissimi cicli di chemioterapia che, dapprima, avevano portato ad una remissione della malattia, addirittura alla speranza di una guarigione. Invece dopo pochi mesi il suo male era tornato a colpirlo in modo così violento che i medici della equipe del dottor IVIandelli avevano dovuto sospendere le cure e rimandarlo a casa per le ultime settimane di vita. Michele ci aveva chiesto di trovare un medico che lo aiutasse a morire con dignità, e lo avremmo anche trovato, ma non abbiano avuto il tempo di dirglielo perché la stessa sera del suo ritorno dall’ospedale ha avuto per la prima volta un episodio di incontinenza, per cui la sua badante ha dovuto spogliarlo, lavarlo e rimetterlo al letto con un pannolone. Michele era un uomo elegante, riservato, pudico. Non poteva tollerare la prospettiva di alcune settimane, o di alcuni mesi, di sofferenza fisica e soprattutto di perdita di dignità. Così, la mattina all’alba ha aperto la porta finestra del terrazzo e si è gettato nel vuoto.

Questa vicenda ha sconvolto la mia vita, ma ho deciso di fare quel che Michele avrebbe voluto (tante volte avevamo parlato della eutanasia, di cui era un deciso sostenitore): rendere pubblico il suo gesto di disperazione e di protesta e cercare di aprire un dibattito pubblico, come quello che il presidente Napolitano auspicò nel dicembre 2006 rispondendo alla lettera di Piergiorgio Welby. Così, ho scritto una lettera a La Repubblica indicando in calce in mio indirizzo di posta elettronica. Ho avuto centinaia di e-mail di affetto e di solidarietà (solo un paio mi trattavano da assassino, come faranno più tardi con Englaro i senatori del Pdl e il direttore di Avvenire, che definirono «boia» il mite padre di Eluana). Poco dopo, sempre attraverso le lettere di Augias, resi noti i dati dell’Istat da cui risulta che ogni anno mille malati terminali si suicidano ed altrettanti tentano di farlo. In seguito fui contattato da un’amica della associazione Luca Coscioni, con cui da allora collaboro intensamente.

Nel luglio del 2011 ho organizzato alcuni sit in di protesta a Montecitorio contro la legge sul testamento biologico – incostituzionale e inumana della maggioranza del centrodestra e ho anche fatto alcuni scioperi della fame. È stato così che l’editore Rubbettino – con cui avevo già pubblicato un libro su mio padre, comandante partigiano e prefetto della Liberazione di Milano – mi ha chiesto di scrivere un libro sulla vicenda di Michele e sulla eutanasia. Ho accettato, chiedendo però di poter allargare il tema, per redarre una specie di "agendalaica dei diritti negati". Il libro Liberi di Morire. Una fine dignitosa nel paese dei diritti negati è ora nelle librerie e, anche grazie all’associazione Coscioni, lo presenterò il 19 marzo a Milano e poi a Siena.

Del libro, in quanto autore, posso solo dire che lavorandoci per oltre un anno ho molto guadagnato in termini di chiarezza di idee. Cito solo due temi. Il primo: fino a poco tempo fa ero convinto che anche in Italia fosse possibile giungere alla legalizzatone della eutanasia Ora ho messo a fuoco ben otto ragioni per sostenere questo convincimento. Fra queste, oltre al fenomeno spaventoso, che ho già citato, dei suicidi, ricordo la realtà della eutanasia clandestina, che riguarda oltre il 60 per cento dei malati terminali. Il secondo tema su cui ora ho idee chiare riguarda la diffusione della eutanasia in Europa Per molto tempo mi ero lasciato convincere da quanti dicono che l’eutanasia è possibile solo in piccoli e peccaminosi paesi come l’Olanda e il Belgio. Ora posso sostenere, in estrema sintesi, che nel giro di pochi anni diverrà legale in Francia (ove già è ammesso il laisser mourir) ed in Spagna (Andalusia e Andorra già l’hanno ottenuta). In Gran Bretagna la common law ha reso di fatto legittimo, in centinaia di casi, l’aiuto al suicidio in caso di malattie incurabili, ed anche in Germania il dibattito è quanto meno aperto, grazie anche all’atteggiamento "liberale" della Chiesa cattolica e di quella evangelista, che hanno redatto insieme uno schema di testamento biologico firmato nelle Chiese da milioni di fedeli.

Che fare per il futuro? È ovvio che il governo tecnico di Monti eviterà i "pericolosissmi scogli" dei temi cosiddetti eticamente sensibili. Ma se il governo non se ne occupa, a mio avviso, è necessario, da qui alle elezioni politiche del 2013, premere sui partiti del centrosinistra, ma anche sul Pdl, (dove inizia a tirare un’aria di "liberi tutti") perché nei loro programmi elettorali inseriscano come punti prioritari testamento biologico ed eutanasia, una nuova legge sulla fecondazione assistita, norme per risolvere il problema dell’attuale 70% per cento di ginecologi obiettori, una civile legislazione sulle coppie di fatto omosessuali e non. E altri temi in cui l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa Il Partito democratico, come maggior partito del centrosinistra, avrà il compito di designare il candidato premier. Anche per questo i dirigenti del Pd dovrebbero riflettere sul fatto che i sindaci di Milano e di Napoli (Pisapia e De Magistris) ed il candidato sindaco di Genova Doria si sono espressi con grande chiarezza- e dove governano hanno già preso decisioni conseguenti sulla creazione di registri sul biotestamento e sulle unioni di fatto. I sondaggi di opinione dicono da anni in modo univoco che su questi temi, come sull’eutanasia, esiste una netta maggioranza di italiani favorevoli, fra cui molti cattolici osservanti. Come cittadini non dovremmo consentire che la nostra diventi una maggioranza silenziosa, oltre che "silenziata" dalle televisioni di regime e da una stampa troppo spesso distratta su questi temi e troppo spesso super attenta alle posizioni reazionarie delle gerarchie ecclesiastiche. Se il governo tecnico sta provando a cambiare le cose nella economia, sta a noi far sì che con la sua fine si apra una grande stagione dei diritti civili come quella che negli anni Settanta ci diede lo statuto dei diritti dei lavoratori, il divorzio e l’aborto.
 

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