Antiproibizionismo, da Napoli riparte la mobilitazione

di Fabrizio Ferrrrante, da www.epressonline.net, 29-04-2012

Il successo della marcia svoltasi il 25 aprile,  giornata nella quale un’ingente numero di cittadini è sfilato per le vie di Roma al grido di “Amnistia Amnistia”, dovrebbe indurre a delle riflessioni. Intanto i radicali si sono scoperti meno soli in una battaglia che sta facendosi largo – seppur lentamente – anche sui media. Eppure, esistono altri aspetti da integrare a essa, come l’antiproibizionismo. Sul tema, si sta preparando una nuova grande mobilitazione.

Da sempre, tra i più ferventi sostenitori delle politiche antiproibizioniste è Marco Cappato, consigliere regionale lombardo. Cappato sarà a Maastricht il prossimo 1 maggio, laddove violerà la nuova norma in vigore nelle provincie meridionali dell’Olanda, che impedisce l’accesso ai coffee-shop ai non residenti. Con queste parole, scritte in una nota diramata sul sito ufficiale di “Radicali Italiani”, Cappato ha comunicato motivazioni e dettagli della sua disobbedienza civile: “A partire dal 1° maggio i Coffee-shop delle provincie meridionali dell’Olanda chiuderanno le porte ai tutti gli stranieri, ai quali sarà semplicemente impedito di entrare. Insieme a una delegazione di cittadini non olandesi di varie nazionalità, il 1° maggio mi recherò a Maastricht in rappresentanza del Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito; alle 10 entrerò nel coffe-shop Easy going, in Hoenderstraat 8, e violerò il divieto”.

La questione relativa alla chiusura dei coffee-shop è ormai vecchia nel tempo. Circa un anno fa ce ne siamo già occupati, allorquando si paventava una chiusura – poi scongiurata – di tutti i locali adibiti alla vendita di droghe leggere su tutto il territorio olandese, per tutti i non residenti a partire dallo scorso primo gennaio. Marco Cappato non è nuovo a questo genere di iniziative. Nel suo cursus honorum risulta infatti anche un periodo di detenzione che, agli inizi degli anni 2000, scontò a Manchester, a seguito di un’azione di disobbedienza civile contro il proibizionismo sulle droghe in Gran Bretagna. La lotta antiproibizionista tornerà in auge anche a Napoli.

Rivoluzionaria, in questo senso, appare l’idea a cui stanno lavorando Rodolfo Viviani e i radicali “Per la grande Napoli”. A giorni partirà una raccolta firme e di sensibilizzazione sul territorio – coi consueti tavoli radicali – attorno al dramma rappresentato dalla repressione e cancerizzazione dei colpevoli di reati senza vittime, quando non criminalizzazione di semplici stili di vita. Che il sovraffollamento nelle carceri sia causato dal surplus di consumatori di droga – e piccoli spacciatori, mai quelli che muovono i fili del narcotraffico – e immigrati, non è un mistero e appare quanto mai necessario porre un freno a questo trend che sta causando morte e disperazione. Le firme raccolte, saranno propedeutiche alla presentazione di una proposta di delibera comunale, nella quale si chiederanno due importanti innovazioni. La prima sarà quella delle stanze del consumo o narcosale – volgarmente e impropriamente dette stanze del buco – mentre la seconda riguarderà la possibilità di aprire alla coltivazione di marijuana, sul modello di quanto sta già avvenendo in Spagna – senza contare l’austria, dove tale pratica è ormai consolidata.

Tale apertura, avrebbe il doppio vantaggio di sottrarre introiti alla criminalità che gestisce i traffici oltre che a creare nuove forme di reddito attraverso la cura delle piantagioni, aspetto non sfuggito agli spagnoli che stanno fondando anche su questo la propria rinascita futura. Detto di quanto avverrà a Napoli e della trasferta olandese di Marco Cappato, merita attenzione anche quanto sta avvenendo in Toscana, laddove grazie anche al think tank delle associazioni locali e non – Andrea Tamburi e Luca Coscioni tra le altre – si stanno facendo notevoli passi avanti nella sperimentazione della marijuana terapeutica. A distanza di quasi 20 anni dal referendum che disse no al proibizionismo sulle droghe – come al finanziamento pubblico ai partiti, del resto – tradito dalla partitocrazia, i radicali preparano il terreno per una svolta nel senso della tolleranza.

Una svolta, richiesta in primis dagli stessi cittadini, dai consumatori come dalle loro famiglie o semplicemente da chi è dotato di un minimo di buon senso e di vedute leggermente più ampi.

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