“Presto una legge sul diritto d’autore online”

Il Fatto Quotidiano
Federico Mello

Due giorni fa Agorà Digitale, associazione che si batte per la libertà di Internet, gridava vittoria. Dopo una lunga battaglia, festeggiava la decisione Agcom di non procedere all’approvazione del regolamento sul diritto d’autore visto da molti attivisti come “bavaglio alla Rete” per l’occasione è stato anche organizzato una sorta di “party radiofonico”, questo pomeriggio alle 15:30, sulle frequenze di Radio Radicale. Eppure la “festa” potrebbe non durare a lungo, forse addirittura meno di 24 ore. Il presidente Agcom, Corrado Calabrò, aveva chiarito mercoledì: “Finché il governo non adotterà una specifica norma interpretativa, noi, almeno in questa consiliatura, non ci sentiremo tenuti alla deliberazione del regolamento”.

Sarà stata questa dichiarazione, saranno stati gli strali delle associazioni di categoria (la Fimi, associazione delle case discografiche, aveva parlato di “resa agli ultrà della pirateria”), neanche un giorno dopo Palazzo Chigi batte un colpo. “Il governo sta riflettendo su un disegno di legge” ha detto ieri il sottosegretario all’Editoria Paolo Peluffo in risposta a un’interpellanza di Fli e chiarendo come si sta muovendo l’esecutivo in materia di tutela del diritto d’autore”. Il ddl dovrebbe vedere la luce “all’interno del progetto più ampio che nel giro di poche settimane potrebbe essere elaborato in materia di produzione di meritocrazia. Al Parlamento verrà richiesto un approfondito dibattito”. Quale l’ipotesi studiata? In Francia la strada di Hadopi – taglio della connessione dopo tre volte che si è scoperti a scaricare contenuti protetti – non ha dato grossi risultati. E negli Usa, le leggi Sopa e Pipa – chiusura dei siti con contenuti protetti – sono state accantonate dopo una imponente mobilitazione online. “Non si tratterà – ha spiegato Peluffo -, come era stato anticipato impropriamente, di inibire l’accesso ai siti, ma di disattivare singoli prodotti piratati da parte di Agcom con un regolamento che dovrà adottare dopo l’eventuale approvazione della norma che sarà portata prima all’attenzione del Cdm e poi trasmessa al Parlamento”.

Per il governo, 1a norma “non avrà alcun carattere repressivo e sarà accompagnata da politiche di diffusione e promozione dei contenuti”. Peluffo fa anche un ragionamento di scenario: “Ogni giorno sui social network vengono diffusi, commentati e trasferiti 2,5 milioni di articoli. Questo interesse pubblico va bilanciato con un secondo interesse pubblico: che continui a esistere una filiera di creazione del valore attraverso la produzione della conoscenza che conservi l’esistenza di un settore dell’editoria, del cinema, della musica, del design industriale di produzione nazionale. Questi due interessi pubblici, aggiunge, sono la base su cui all’interno del tavolo dell’agenda digitale, si è avviata da parte del governo una riflessione su come eventualmente regolamentare il settore”. Cosa si intenda per “prodotti piratati” presenti online, e se una norma come quella allo studio possa nascondere qualche rischio “censura”, si capirà nei prossimi giorni.

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