Obiezione di coscienza, i diritti dei medici contro quelli delle donne

A 34 anni dalla sua entrata in vigore la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) fa ancora discutere, tanto che in questi giorni alla Camera sono state presentate quattro nuove mozioni a riguardo. Ma dopo decenni di ricorsi in giudizio alla Corte Costituzionale e un referendum abrogativo in cui l'80% della popolazione ha confermato di volere la legalità dell'IVG, l'attenzione viene ora spostata su un altro punto: com'è possibile garantire il diritto delle donne all'aborto in uno Stato in cui, in alcune Regioni, la quasi totalità dei ginecologi è obiettore di coscienza? Si è aperto con questa domanda il convegno che si è svolto a Roma, promosso dall'AIED (Associazione italiana per l'educazione demografica) e dall'Associazione Luca Coscioni. Durante il dibattito sono emersi dati allarmanti: nel 2009 il 71,5% dei ginecologi italiani si è dichiarato obiettore. La situazione più grave è al sud, con l'85,2% dei ginecologi obiettori in Basilicata e l'81,7% in Sicilia. Anche fra gli anestesisti la percentuale di obiettori, pari al 51,7% nel 2009, è in continua crescita, così come fra il resto del personale sanitario coinvolto nell'IVG. La situazione è tale per cui in alcune regioni periferiche del sud non ci sono ospedali dotati delle strutture necessarie per praticarla. “In Italia c'è una situazione particolare, c'è un'epidemia di obiezione di coscienza, contagiosa a una velocità impressionante”. Commenta così questi dati Emma Bonino, Vice Presidente del Senato, che prosegue: “è vero che esiste il diritto all'obiezione di coscienza, ma esiste altrettanta giurisprudenza che riguarda i diritti alla salute riproduttiva”. Il problema non sembra rimanere confinato entro i limiti dello Stivale. Già nel 2010 Christine McCafferty, politico d'oltremanica, ha proposto una mozione – poi respinta dall'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa – con lo scopo di adottare una regolamentazione omogenea in tutta la Comunità. Dalla situazione della Svezia, dove, pur non esistendo nessuna normativa, viene rispettata la volontà dell'operatore sanitario che non vuole praticare l'aborto, si passa, infatti, a quella dell'Inghilterra, dove i contratti firmati dai ginecologi con gli ospedali pubblici prevede la possibilità di eseguire IVG. Nel panorama europeo, quella dell'Italia è dipinta come una delle situazioni in cui i provvedimenti messi in atto sono del tutto insufficienti, al pari di quelli attuati in Polonia e in Slovacchia. All'elevata percentuale di obiettori corrisponde, infatti, una mancanza di garanzia del servizio pubblico. “Mi ha colpita – sottolinea Bonino – che non è specificato chi garantisce il servizio, anche per la tutela del singolo cittadino”. In altre parole, se una donna non trova il personale sanitario disposto ad eseguire l'IVG che è di suo diritto per legge, non sa nemmeno con chi deve prendersela. A ciò si aggiunge il problema della formazione dei nuovi ginecologi. In un panorama in cui la maggior parte dei direttori dei reparti di ginecologia è obiettore, nessuno insegna alle nuove leve le tecniche dell'IVG. Questo fenomeno ha conseguenze anche sulle tecniche utilizzate in caso di aborto spontaneo, quando viene ancora troppo spesso praticato il raschiamento piuttosto che altre tecniche più sicure, che, però, rientrano nelle conoscenze di chi sa come praticare l'IVG. Il quadro che emerge è quello di una situazione in cui esiste una legge nata per garantire il diritto alla salute della donna, ma che, alla resa dei conti, garantisce maggiormente il diritto del medico a esercitare l'obiezione di coscienza. Secondo la sociologa Marina Mengarelli, membro di Direzione dell'Associazione Luca Coscioni e della Consulta di Bioetica, “i numeri ci dicono che va fatta un'analisi dell'obiezione di coscienza”. “Le professioni sanitarie – prosegue Piergiorgio Donatelli, Ordinario di Filosofia morale dell'Università La Sapienza – sono preposte per svolgere funzioni sociali e per farlo organizzano anche la scrupolosità professionale, che si identifica con la coscienza”. Una coscienza che avrà, quindi, contenuti non personali, ma che esprimono lo standard etico della professione. Secondo Bruno De Filippis, magistrato esperto di Diritto di Famiglia, “la libertà di coscienza deve essere garantita senza intaccare la qualità del servizio pubblico”. Com'è possibile raggiungere questo scopo? “La mia idea da sempre è creare le condizioni perché si possano fare concorsi per medici non obiettori”, spiega ad Agenzia Radicale Mario Puiatti, Presidente nazionale dell'AIED, aggiungendo: “non vogliamo nemmeno perdere la memoria: queste leggi sono il frutto di anni di battaglie e di lotte”. “Quello che non è accettabile – conclude Bonino – è che le leggi esistano e vengano violate, dimenticate o, come in questo caso, raggirate”. 

agenziaradicale.com link alla notizia: tinyurl.com/bm757ao

Fonte: http://radicaligenova.iobloggo.com/656/-obiezione-di-coscienza-i-diritti-dei-medici-contro-quelli-delle-donne

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