Lettera – Tortura, in Italia non è reato

Il Fatto Quotidiano
Furio Colombo

Caro Furio Colombo, perché non c’è in Italia (solo in Italia) il reato di tortura?
Amalia

C’è una legge sulla tortura (una legge che avrebbe salvato Cucchi e Aldrovandi o punito ben più severamente i loro persecutori, o gli agenti e dirigenti di polizia protagonisti del famoso G8 di Genova nel luglio 2001) ma si tratta di una proposta, prima firma la deputata radicale Rita Bernardini (a seguire tutti gli altri deputati di quel partito, eletti con il Pd) ma non è mai stata "calendarizzata", che vuol dire stabilire un giorno per cominciare a discutere il progetto. Ci sono altre proposte, ne cito alcune: Bressa (Pd), Torrisi (Pdl), Pisicchio (Mpa), ciascuna con molte firme. E forse altri progetti giacciono fra le carte mai entrate nel dibattito della Camera e del Senato. Ma c’è un’altra proposta, più rapida e semplice, di nuovo dei Radicali (Matteo Mecacci): immediata ratifica della Convenzione aggiunta al Trattato delle Nazioni Unite sulla tortura. L’Italia aderisce al Trattato, ma non ha mai ratificato la convenzione aggiunta, che definisce il reato e stabilisce il monitoraggio per evitare che possano esistere episodi di tortura coperti da omertà o segreto. Di nuovo, manca solo la calendarizzazione. Come avviene? È una decisione politica, presa di settimana in settimana dal presidente della Camera, insieme con i capigruppo dei vari partiti. Evidentemente nessuno di loro ha mai pensato che fosse urgente avere in Italia una legge sulla tortura, che descrive nel codice il tipo e i caratteri del reato (che non è maltrattamento, che non è aggressione, che non è violenza, perché la componente più violenta della tortura è il potere e la totale condizione di sottomissione della vittima) e l’adeguata gravità della pena. Nessuno di loro ha mai pensato che fosse in gioco una questione urgente e ineludibile di civiltà e una essenziale questione di immagine e di rispetto per il nostro Paese nella comunità di cui è parte fondante. Il caso è grave ma come suggerito con lo strumento della ratifica da parte dei Radicali – può essere rapida, semplice, un solo giorno di Commissione e un solo giorno d’aula, senza interferire su tutto il resto del lavoro. Per il presidente Fini dovrebbe essere una priorità assoluta e un modo di dare un senso a questi ultimi mesi in Parlamento.

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