Radio Requiem, il grido del carcere

L’Opinione delle Libertà
Dimitri Buffa

Radio Radicale per quattro giorni sarà Radio Requiem. Come trenta e passa anni or sono, quando iniziò la campagna pannelliana contro lo sterminio per fame nel mondo. Prima di allora la radio storica del partito radicale aveva trasmesso un po’ di tutto, come stacchi di musica o intervalli, tra una trasmissione e l’altra. Dopo di allora si virò sulla musica sacra per ricordare chi moriva di fame. Oggi per chi muore di carcere e di assenza di stato di diritto in Italia. Nella quattro giorni di sciopero della fame e del silenzio che inizia oggi e a cui hanno aderito già oltre 600 personalità del mondo della politica, del giornalismo e dello spettacolo in Italia, “the sound of silence” sarà riempito dalla trasmissione integrale dei requiem di Verdi o di Mozart, con relativa spiegazione musicologica sulla nascita e sul perchè dell’opera. 
Lo ha promesso Paolo Martini, direttore di Radio Radicale, e la cosa è iniziata ieri sera dopo le 23, alla fine della puntata speciale di Radio carcere condotta da Riccardo Arena, con Marco Pannella, Rita Bernardini e Irene Testa de Il detenuto ignoto. Praticamente gli organizzatori di questa campagna per l’amnistia e per la prepotente urgenza di una svolta della giustizia italiana. 
Inizialmente si pensava di trasmettere i requiem per tutto il giorno, ma la cosa presentava svariate controindicazioni, visto che la legge pone un numero minimo di ore di trasmissione sia per la convenzione con cui Radio radicale segue i lavori del Parlamento sia per le radio organo di partito.
Così i requiem saranno a intermittenza, intervallate con la trasmissione dei lavori dell’aula della Camera o del Senato e con i notiziari informativi. Dovrebbe esserci anche la rassegna stampa delle 7.30 condotta da Massimo Bordin, anche se alcuni cambiamenti in corso d’opera del palinsesto sono come al solito lasciati alle geniali improvvisazioni di Marco Pannella che si prevede onnipresente tra un requiem e l’altro. Come la mamma di Woody Allen nel cielo di uno degli episodi di New York stories.
In questo paese che parla d’altro mentre vive con indifferenza la propria posizione di grande pregiudicato d’Europa per lo stato delle carceri e per la totale assenza di uno stato di diritto degno di chiamarsi tale, solo la scossa radicale può dare ancora una speranza laddove sono falliti persino i sia pur timidi appelli del capo dello Stato. Che giusto un anno fa, di questi tempi, parlava di «prepotente urgenza» e di «situazione che ci umilia in Europa». Tutta la quattro giorni di sciopero della fame e del silenzio, preceduta dall’appello dei 100 costituzionalisti per l’amnistia, è stata pensata per ottenere un messaggio istituzionale alle camere da Napolitano in materia di carceri, amnistia e giustizia. E non la solita dichiarazione estemporanea davanti ai microfoni.

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