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Il Foglio
Massimo Bordin

Ho letto sul fattoquotidiano.it di una protesta dei lavoratori di RadioRai a proposito dell’archivio dove sono conservati i materiali prodotti in quasi un secolo di trasmissioni. Per farla breve si può dire che già "archivio" è una parola grossa. Più che altro si tratta di un deposito. Quattrocentomila nastri di registrazioni, dalla fine degli anni 50 ai nostri giorni, probabilmente con pezzi anche più antichi. Ma archiviare vuol dire ordinare, mentre nei sotterranei dove sono conservati i nastri pare si cerchi sperando in un colpo di fortuna. Per di più quasi tutto non risulta, denunciano i lavoratori RAI, mai riversato e si presume che molti documenti siano inascoltabili. Ci sarà qualche esagerazione nella denuncia ? Non si può escludere. Sicuramente però c’è molto di vero. Radio Radicale esiste dal 1976, gode di un finanziamento pubblico e di una convenzione col Parlamento. Il suo archivio è digitalizzato e messo gratuitamente in rete. Ci sono tutte le sedute parlamentari ordinate per oratore e argomenti, tutti i principali processi dagli anni 80, udienza per udienza, i congressi dei partiti, ecc. Il bilancio è in ordine. Per questo, quando sento dire "Sono tutti uguali", l’avessi, metterei mano alla pistola.

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