2013: Libere elezioni? Elezioni antidemocratiche!

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DOSSIER 2013: LIBERE ELEZIONI??  ELEZIONI ANTIDEMOCRATICHE!

(a cura di Mario Staderini)

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A poche settimane dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento e dei consigli regionali di Lazio, Lombardia e Molise, l’unica certezza è il loro carattere antidemocratico.

L’intero procedimento elettorale è connotato dall’assenza delle condizioni minime di democraticità riconosciute a livello internazionale, dal sistema di voto alle modalità di accesso alle elezioni sino alla campagna elettorale vera e propria.

Numerosi prescrizioni del Codice di buona condotta in materia elettorale, elaborato dalla Commissione di Venezia e fatto proprio dal Consiglio d’Europa, non sono rispettate dall’Italia, in particolare il principio di stabilità del diritto elettorale e il principio del suffragio universale, eguale e libero.

La violazione sistematica -e priva di sanzioni appropriate- delle leggi poste a garanzia della regolarità del processo elettorale, insieme alle prolungate disparità di accesso ai media e nel sistema di finanziamento pubblico dei partiti, completano la descrizione del contesto in cui si terranno le imminenti votazioni e che riassumiamo di seguito.

Di fronte ad una prospettiva di elezioni antidemocratiche, si impone la decisione rispetto al se e quale partecipazione sia possibile per l’estrema difesa di spazi di legalità, italiana ed europea.

Il sistema elettorale

In Italia la manipolazione del diritto elettorale è divenuto il vero modus operandi: le elezioni degli ultimi otto anni sono state sistematicamente caratterizzate dalla modifica delle leggi elettorali nell’anno che precede il voto. È successo alle elezioni regionali del 2005, alle politiche del 2006, alle europee del 2009, alle regionali del 2010; accadrà anche per le regionali del 2013, con la Lombardia che ha modificato da poche settimane il sistema elettorale similmente a quanto succederà in Lazio.

Quanto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento, gli italiani ancora non sanno quale sarà il sistema elettorale. Al Senato, infatti, è in corso -sotto la reiterata e indebita pressione da parte del Presidente della Repubblica- l’iter per la modifica della legge elettorale vigente.

Anche se la legge non dovesse essere modificata, si è oramai determinata una situazione per cui il diritto dei cittadini a libere elezioni è di già violato.

La spinta convergente verso una modifica del sistema elettorale da parte delle forze della maggioranza parlamentare e del Presidente della Repubblica, ha disorientato l’elettore ingenerando la convinzione che le modiche del diritto elettorale siano uno strumento che coloro che esercitano il potere manovrano a proprio favore.

Per queste ragioni  il Consiglio d’Europa e la Corte europea dei diritti dell’uomo riconoscono come fondamentale parametro di democraticità il principio di stabilità del diritto elettorale, in base al quale gli elementi fondamentali del diritto elettorale non devono poter essere modificati nell’anno che precede il voto. Principio calpestato in tutte le elezioni italiane degli ultimi anni.

L’accesso alle elezioni

L’attuale disciplina della fase di presentazione delle candidature non garantisce i diritti di elettorato attivo e passivo, anche a causa della condotta di istituzioni che non ottemperano ai loro obblighi di legge.

L’onere della raccolta firme si è trasformato in uno strumento per impedire l’accesso alle elezioni e favorire le violazioni delle regole.

Da una parte, siccome le istituzioni competenti (Ministero degli interni, Comuni, Province, Rai etc) non organizzano un servizio pubblico di autenticazione delle firme né informano adeguatamente i cittadini rispetto a questa loro prerogativa ,  la raccolta delle firme (per presentarsi al Parlamento una lista deve raccogliere 100 mila firme autenticate per la Camera e 60 mila firme per il Senato) e dunque la presentazione alle elezioni diventa impossibile per quelle forze politiche che non hanno consiglieri comunali e provinciali tra i propri affiliati. Peraltro, persiste una disparità di trattamento tra le liste concorrenti, in quanto solo alcune di esse vengono esonerate dall’onere della raccolta firme.

Sotto altro aspetto, la procedura di presentazione e di verifica delle firme favorisce le frodi elettorali, che hanno la sostanziale certezza di rimanere impunite a causa dell’inefficacia del sistema dei ricorsi.

Truffe elettorali con rinvii a giudizio, ad esempio, hanno caratterizzato nel 2010 le elezioni nelle regioni Lombardia, Piemonte e Liguria, ma trascorsi più di due anni dal voto i tribunali di primo grado non sono ancora arrivati alla sentenza di annullamento delle elezioni.

A tutto ciò si somma la grave incertezza sugli stessi adempimenti necessari. In base alla normativa nazionale, la procedura per le prossime elezioni politiche è già iniziata poiché le firme sulle liste possono essere raccolte a partire da 180 giorni prima delle votazioni. In realtà, nessuna informativa è stata data né ai cittadini né ai funzionari preposti, il Ministero dell’interno e le Regioni non hanno predisposto i moduli, oltre all’incertezza determinata dal dubbio sul sistema elettorale applicabile.

Campagna elettorale e periodo pre-elettorale

Negli ultimi dieci anni tutte le competizioni elettorali sono state segnate da gravi violazioni delle regole sulla parità di accesso ai mezzi radiotelevisivi, accertate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con provvedimenti che l’ordinamento però priva di sanzioni efficaci. Anche il periodo non elettorale è segnato da  illegalità che da tempo impediscono un libero confronto tra proposte politiche. 

Da oltre 4 anni, ad esempio, non sono garantite le Tribune politiche nonostante siano obbligatorie per legge anche nel periodo non elettorale. In pratica, il rinnovo del Parlamento avverrà dopo che per un’intera legislatura è stato negato ai cittadini lo strumento scelto dall’ordinamento per consentire attraverso l’equal time il giudizio sull’operato delle forze politiche. Un fatto senza precedenti a livello internazionale, dove il diritto di tribuna è ovunque considerato un requisito minimo delle democrazie moderne.

E ancora. Le leggi sulla propaganda politica attraverso l’affissione di manifesti sono sistematicamente violate con la garanzia dell’impunità assicurata da una serie ininterrotta di sanatorie che si protrae dal 1996, favorendo chi viola le leggi e punendo chi invece le rispetta.

Il sistema dei rimborsi elettorali, poi, ha determinato una disuguaglianza tra le forze politiche che negli ultimi venti anni hanno esclusivamente recuperato le spese elettorali sostenute e quelle forze politiche che hanno incassato 1,7 miliardi di euro di finanziamento pubblico occulto in aggiunta ai rimborsi elettorali.

2013: Libere elezioni? 

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