Una nuova disciplina per il Referendum: Riformare per restituire pienezza al diritto dei cittadini

Battuti dallo Stato o meglio da quella componente malata chiamata partitocrazia per cui libertà, trasparenza e diritti civili costituiscono da sempre una minaccia. Lunedì 30 settembre sono state depositate presso la Corte di Cassazione le sottoscrizioni raccolte sui 12 referendum radicali. Si tratta di poco meno di 200.000 per quanto riguarda i sei quesiti referendari in materia di “libertà e diritti civili” del cosiddetto pacchetto “Cambiamo Noi”, e di poco più di 500.000 per almeno 4 dei 6 referendum del pacchetto “Giustizia giustizia”, appoggiato dal Pdl.

Sull’abolizione del finanziamento ai partiti e la modifica dell’8 per mille, sull’abrogazione delle attuali norme su immigrazione e droga e sul divorzio breve, i cittadini non potranno invece esprimersi perché argomenti troppo scomodi alla partitocrazia. Ma le firme, seppure insufficienti per attivare la consultazione popolare, sono state comunque depositate, a sostegno del ricorso che verrà presentato al Comitato diritti umani dell’Onu, per violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici.

In una lettera inviata a tutti i parlamentari dal segretario e dal tesoriere di Radicali italiani, Mario Staderini e Michele De Lucia, si chiarisce il contesto: “una storica convenzione antireferendaria del sistema politico italiano e le illegalità istituzionali che connotano il prima, il durante e il dopo di ogni referendum, trasformano la seconda scheda, attraverso la quale i cittadini partecipano direttamente all’attività legislativa, in un’impresa titanica che rende proibitiva la raccolta firme su tutti quei referendum che non sono graditi ad almeno una delle grandi componenti della partitocrazia”.

Con questa lettera si intende sottoporre all’attenzione dei legislatori quanto è accaduto e sollecitare un intervento per restituire pienezza al diritto al Referendum così come garantito dall’articolo 75 della Costituzione. Il procedimento previsto dalla legge n 352/1970 per la richiesta di referendum è caratterizzato da modalità sempre più inadatte a tutelare l’alto valore di democrazia diretta di cui esso è portatore, ostacolando la possibilità dei cittadini di esercitare le forme di democrazia diretta che la Costituzione riconosce.

La campagna referendaria si è dovuta scontrare con ostacoli conosciuti e che il movimento ha tentato di superare, anche attraverso un rientro nella legalità delle istituzioni, purtroppo senza riuscirci: dal diritto all’informazione negato, alle inadempienze e incompetenze dei comuni, da una procedura costosa e piena di burocrazie antidemocratiche, fino alla palese ostilità di destra e sinistra sui temi proposti. La nostra sconfitta in questa battaglia per il rientro nella legalità, se anche fosse stata determinata da proprie inadeguatezze, non giustifica le condizioni coercitive dei diritti dei cittadini in cui si trova il nostro Paese.

In allegato alla lettera e di seguito potrete leggere un documento contenente una serie di modifiche normative che introducono misure di semplificazione e digitalizzazione che “legalizzano” il procedimento referendario, senza necessità di un impegno finanziario da parte delle amministrazioni pubbliche, ma anzi con la possibilità di ottenere significativi risparmi.

Le proposte di semplificazione per garantire il diritto al Referendum (pdf)»

Il video della consegna firme

 

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