Lorenzin si schiera: no alla liberalizzazione

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«Assolutamente contraria». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è categorica in merito alla legalizzazione della cannabis: porterebbe «danni estremi per la salute dei cittadini e l’affermazione di una cultura della normalizzazione dell’uso di sostanze psicotrope che continua a produrre in Italia e nel mondo, darmi enormi, molto più gravi di quelli legati all’uso di una singola sostanza». Diametralmente opposta la posizione dei Radicali, secondo i quali la legalizzazione è l’unica via per garantire i consumatori: «il regime proibizionista – dicono – non consente alcun controllo sulla qualità delle sostanze» mentre la liberalizzazione – sostengono Rita Bernardini e Giulio Manfredi – «consentirebbe ai consumatori di conoscere esattamente quello che fumano, ingeriscono, si iniettano». Polemica dei Radicali anche sull’utilizzo dei fondi a disposizione del Dipartimento Antidroga, che replica: «Tutti i progetti attivati sono soprattutto nell’ambito della prevenzione, della ricerca, del Sistema di Allena sulle nuove droghe e della valutazione epidemiologica e i relativi costi sono gestiti da sempre in totale trasparenza».

Critiche dei Radicali anche al capo del Dipartimento Antidroga, Giovanni Serpelloni, colpevole di aver denunciato l’alta percentuale di principi attivi nella marijuana in commercio. Ieri anche il Sir, l’agenzia dei vescovi italiani, è entrato nel dibattito sottolineando come cresca il «dissenso» nel mondo cattolico sulla possibilità di cannabis libera. E ha registrato il parere del cardinal Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita: non bisogna fare distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti perché la cannabis – ha sostenuto – è «la porta di introduzione» alle sostanze più dannose. Don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, impegnato da anni contro la droga, rileva che «legalizzare la marijuana vuol dire offrire un capriccio in più ai nostri figli. Il problema è che i capricci, comunque, fanno male e la droga in particolare».

Da sottolineare il caso Liguria: l’assessore allo Sport Matteo Rossi (Sel) ha proposto una legge regionale per la liberalizzazione da portare poi come modello al Parlamento, auspicando una «Liguria come l’Uruguay», polo sperimentale grazie «al clima e alle tradizioni vivaistiche». Immediata la chiusura di Forza Italia: «La Liguria ha problemi ben più seri a causa della crisi e la Giunta dovrebbe occuparsene», ha osservato Marco Scajola, vice presidente del gruppo regionale di Forza Italia.

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