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Legislazione sulla marijuana e cannabis terapeutica nel mondo

Legislazione Cannabis nel mondoGrazie al lavoro di ricerca curato da Francesco Radicioni, giornalista e membro della Giunta di Radicali italiani, proponiamo in questa pagina un approfondimento sull’attuale legislazione sulla Cannabis nel mondo. La ricerca potrà arricchirsi nel tempo di nuovi elementi, come ad esempio nuovi stati di cui illustrare la legislazione, ma speriamo che possa anche subire qualche aggiornamento, in senso più antiproibizionista.

ABC – D – EFGHILMN – O – P – Q – RS – T – U – V – Z

Argentina

La legge n. 23.737, approvata nel 1989, ha inasprito la precedente legislazione argentina sugli stupefacenti risalente al ’74, innalzando le pene detentive per traffico di stupefacenti tra i 4 e i 15 anni di carcere e reso reato penale punibile con il carcere – oppure sostituito con il trattamento sanitario obbligatorio – anche il semplice possesso per uso personale [1].

Tuttavia, nel 2009 è intervenuta la decisione della Corte Suprema con la cosiddetta sentenza Arriola [2] che ha annullato per incostituzionalità il secondo comma dell’articolo 14 della legge n. 27.737 che recita: “le condanne al carcere variano da uno a due mesi quando la modica quantità o altre circostanze indicano in modo inequivocabile che il possesso è per uso personale”.

Dopo il pronunciamento della Corte Suprema – che ha di fatto depenalizzato il consumo personale in luogo privato – sono state presentate alcune proposte di legge volte a riscrivere la legge quadro sugli stupefacenti per recepire la sentenza Arriola, depenalizzando quindi il possesso per uso personale. Tuttavia, ad oggi, gli sforzi politici per riformare la legge sugli stupefacenti si sono arenati nel Parlamento di Buenos Aires: la proposta più completa e liberale è stata presentata dal Senatore Aníbal Fernández che mira a rivedere l’intero ordinamento argentino in materia di droghe.

Non esiste una legge organica sull’uso della cannabis medica.

Australia

In Australia rimane illegale il possesso, l’uso, la coltivazione e la vendita.

Tuttavia la severità delle sanzioni dipende dai singoli Stati. Il possesso di modiche quantità per uso personale è stato depenalizzato – anche se rimangono in uso sanzioni amministrative e pecuniarie – in alcuni Stati (Australian Capital Territory, South Australia, Western Australia e nei Northern Territory), mentre rimane illegale in altri (New South Wales, Queensland, Victoria e Tasmania) dove però il ricorso a pene detentive per modiche quantità è piuttosto raro.

La cannabis è contenuta nelle cosiddetta tabella 9 – la stessa dell’eroina – livello federale così che in tutti gli Stati non può essere usato ne a scopo terapeutico ne a scopo ludico così che è iniziata una campagna di lobbying per riscrivere queste tabelle.

Nel maggio 2013 una commissione parlamentare del New South Walles ha votato una raccomandazione al Governo federale di Canberra, per consentire ai pazienti malati di cancro, AIDS e altre malattie di poter detenere fino a 15 grammi di cannabis per uso medico [3].

Austria

Il possesso è punito fino a un anno di reclusione o in alternativa di trattamento sanitario.

Tuttavia, la nuova legge sui narcotici – così emendata nel 2008 – ha fatto prevalere il principio dell’uso personale rispetto a quello della modica quantità, contenuto nella precedente normativa [4].

Sempre nel 2008 il Parlamento di Vienna ha approvato regolamenti che consentono la coltivazione di cannabis – dietro approvazione della Austrian Agency for Health and Food Security – per fini terapeutici [5].

È anche possibile la prescrizione dei farmaci prodotti con derivati della cannabis Dronabinol e del Nabilone, oltre all’importazione del Sativex dalla Germania.

 

Belgio

Sebbene il possesso e la vendita di derivati della cannabis rimanga illegale in Belgio, tuttavia nell’ultimo decennio le autorità hanno approvato alcuni emendamenti legislativi volti a creare un clima di maggiore tolleranza rispetto alla detenzione di una modica quantità: così che, dal gennaio 2005, il consumo all’interno di luoghi privati, il possesso fino a tre grammi e la coltivazione di una pianta di marijuana sebbene rimangano illegali, sono tuttavia tollerati [6] [7].

Teoricamente in Belgio è consentito l’uso della cannabis a fini medici per la cura del glaucoma, dell’AIDS, degli spasmi della sclerosi multipla, tuttavia fin dal 2001 nessun paziente è riuscito a curarsi con derivati della cannabis a causa del labirinto burocratico che è necessario attraversare per ottenere riuscire a ottenere la prescrizione medica.

Bolivia

La legislazione boliviana sugli stupefacenti, risalente al 1988, rimane fortemente repressiva: vieta l’uso di droga e punisce con il carcere e/o il trattamento disintossicante forzato anche il semplice possesso per uso personale [8].

Brasile

In Brasile è in corso un serrato dibattito sull’attuale politica e legislazione in materia di tossicodipendenze: con una serie di progetti di riforma dell’attuale legge sulla droga [9].

La legge 11.343 del 2006 – che ha sostituito quella precedente molto più repressiva – ha introdotto una serie di importanti cambiamenti nell’approccio del Paese in materia di legislazione sulla droga: ha depenalizzato il consumo e non prevede più il carcere per il possesso ai fini del consumo personale di qualsiasi tipo di droga, ma misure alternative alla detenzione (segnalazione, servizi comunitari e educazione sugli effetti della droga).

Il nuovo approccio brasiliano agli stupefacenti prevede una netta distinzione tra consumatori e trafficanti.

Bulgaria

La cannabis è inserita nelle droghe di classe A: sostanze a rischio elevato, la stessa di eroina, cocaina, MDMA e amfetamine.

Fino al 2004 la legge bulgare poggiava sul principio di ‘dose personale’ ma, dopo l’approvazione di un emendamento al Codice Penale, le pene sono state così riorganizzate: il semplice possesso è punito con la reclusione da 1 a 6 anni e una sanzione pecuniaria dai 1000 ai 5000 euro; mentre per il possesso ai fine della cessione le pene vanno dai 2 gli 8 anni di carcere per piccole quantità, dai 3 ai 12 anni per grandi quantità, dai 5 ai 15 anni quando nello spaccio sono coinvolte organizzazioni criminali.

Anche la coltivazione individuale è punita con la reclusione da 2 a 5 anni e con sanzioni pecuniarie fino a 5000 euro; mentre la coltivazione legata ad organizzazioni criminali è punita da 10 a 20 anni di carcere e sanzioni pecuniarie che possono arrivare ai 100.000 euro [10].

 

Canada

Il Canada ha dato il via nel 2001 il proprio programma di uso terapeutico della cannabis, dopo l’anno precedente la Corte d’Appello dell’Ontario aveva giudicato incostituzionali i commi relativi alla detenzione di cannabis nella legge federale sugli stupefacenti. Infatti, secondo il tribunale canadese la legislazione violava la Carta dei Diritti e delle Libertà, non consentendo l’uso terapeutico della marijuana.

Nel 2001 la Commissione Speciale sulle Droghe del Senato ha rivisto la politica anti-droga canadese sostenendo, tra l’altro, che la cannabis non rappresenta una droga di passaggio e che dovrebbe essere trattata come l’alcool o il tabacco più che come le droghe pesanti.

Il programma canadese di uso terapeutico della cannabis prevede standard rigorosi nell’identificare le tipologie di pazienti che possano detenere marijuana: malati terminali con prognosi di morte entro un anno; coloro che hanno sintomi collegati a gravi malattie e per alleviare i dolori provocati da gravi forme di artrite, anoressia, HIV e sclerosi multipla. Oggi secondo i dati del Ministero della Sanità sono circa 30.000 i canadesi che possono coltivare legalmente marijuana [11].

Tuttavia, dall’aprile 2014, l’unico modo legale attraverso cui sarà possibile procurarsi marijuana per scopo medico sarà quello di rivolgersi – con regolare ricetta – ai produttori autorizzati (LP): scomparirà, quindi, la possibilità di coltivare personalmente marijuana e alcune associazioni di malati hanno già messo in rilievo il rischio di un aumento delle spese.

Secondo sondaggi, il 57% dei canadesi sarebbe favorevole alla piena legalizzazione della cannabis.

Cile

La legge 20.000 approvata nel 2005 ha introdotto il reato di micro-spaccio e circolari del Ministero degli Interni approvate nel 2008 hanno inserito la cannabis nella tabella di sostanze che danno un elevato grado di dipendenza e tossicità per cui sono previste pene severe. La legislazione cilena non punisce il consumo personale e privato di nessuna droga, mentre sanziona il consumo di gruppo.

In Cile non viene fissata dalla legge la modica quantità, così che la distinzione tra consumo personale e spaccio è affidata al giudice [12].

Tra le forze politiche di Santiago è in corso un dibattito sulla legalizzazione della cannabis per uso medico.

Colombia

Sebbene l’approccio politico di Bogotá alla politica sulla droga tenda alla criminalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti, tuttavia la depenalizzazione del consumo ha prevalso nella giurisprudenza come misura per favorire la riduzione del danno [13].

L’attuale legge quadro colombiana sugli stupefacenti – l’Estatuto Nacional de Estupefacientes – in vigore dal 1986 sanziona penalmente sia la coltivazione sia la vendita di cannabis.

Costa Rica

A differenza di altri Paesi dell’America Centrale, in Costa Rica il semplice consumo e possesso di cannabis non rappresenta un reato penale [14].

La legge 8.204 – emendata nel 2001 e nel 2009 – continua a considerare la coltivazione, lo spaccio, il trasporto e l’esportazione come la medesima fattispecie di reato, con pene previste che oscillano tra gli 8 e i 15 anni di carcere. E’ stato solo nell’agosto 2013 che il Costa Rica ha approvato una parziale revisione legislativa, introducendo una maggiore proporzionalità nelle sanzioni e nelle condanne.

Croazia

È solo dall’approvazione di un emendamento alla legge croata sugli stupefacenti – entrato in vigore 1 gennaio 2013 – che è stata inserita nei codici una distinzione tra le diverse sostanze: prima la legislazione di Zagabria non distingueva tra droghe leggere e pesanti, così come tra uso terapeutico e ricreativo della cannabis.

Dal 2013, in Croazia il semplice possesso di una modica quantità di cannabis (un grammo) comporta una sanzione pecuniaria tra le 5.000 e le 20.000 kuna e il sequestro della sostanza [15].

Mentre vendere o coltivare marijuana è un reato punibile con pene che oscillano dai 3 ai 15 anni di carcere [16].

Cipro

Cipro ha adottato una politica di tolleranza zero anche nei casi di modica quantità e di consumo privato per tutte le sostanze contenute nelle tabelle di classe B [17]: con pene che possono arrivare agli 8 anni di carcere per il semplice possesso. Mentre se trovati in possesso di più di tre piante o di 30 grammi di cannabis si incorre nelle sanzioni previste per lo spaccio [18].

 

Ecuador

L’Ecuador – che aveva una legge sugli stupefacenti tra le più severe dell’America Latina – ha depenalizzato l’uso personale con una storica decisione dell’Assemblea Costituzionale che ha sancito che ‘in nessun caso i consumatori di droghe possono essere criminalizzati per non violare i loro legittimi diritti costituzionali’ e che bisogna adottare nei confronti delle tossicodipendenze una politica di riduzione del danno [19].

Negli ultimi anni il Presidente Correa si è definito un moderato sostenitore della legalizzazione, visto che l’approccio proibizionista si è rivelato fallimentare per quasi due decenni.

Estonia

In Estonia non esiste una legge o programmi sperimentali sull’uso terapeutico della cannabis.

Fino a 10-20 grammi di hashish/marijuana sono considerati per uso personale e sanzionati con una multa. Mentre quantitativi maggiori, la coltivazione e lo spaccio sono puniti con pene fino a 10 anni di carcere [20] [21].

 

Finlandia

Dal 2010 è in corso un programma di sperimentazione dell’uso di farmaci prodotti con derivati della cannabis, il Sativex, che però coinvolge un numero estremamente esiguo di persone.

In Finlandia l’uso, il possesso e la coltivazione di cannabis è punito con una multa o con pene detentive fino a due anni [22].

Francia

Nell luglio 2013 Parigi ha emendato la legge sugli stupefacenti per consentire la produzione, il trasporto, la vendita e l’uso di farmaci contenenti derivati della cannabis.

E nel gennaio 2014 l’ANSM ha approvato l’uso del Sativex: dietro ricetta medica e per pazienti affetti da sclerosi multipla, che soffrono di gravi spasmi muscolari e resistenti ad altre terapie. Si prevede che il Sativex potrà essere trovato nelle farmacie francesi – con procedure di acquisto simili a quelle per gli oppiacei – dal 2015 [23].

Invece l’uso ricreativo, la vendita e la coltivazione sono punite con una delle leggi più severe dell’Unione Europea [24] e che formalmente non prevede distinzione tra le sostanze. Tuttavia le linee guida diffuse nel 2008 dal Ministero della Giustizia chiedono ai giudici di tenere in considerazione il tipo di droga sequestrata, se il consumatore è saltuario o abituale, la situazione familiare, etc. quando emettono la sentenza [25].

 

Germania

La normativa tedesca considera anche la semplice detenzione un reato penale, tuttavia – dopo un intervento in materia di una sentenza della Corte Costituzionale – nei casi di possesso di modiche quantità per uso personale le accuse cadono quasi sempre [26].

La definizione di modica quantità varia a seconda del Land: con Berlino che nella grande maggioranza di casi consente di detenere fino a 15 grammi, mentre in Baviera il massimo consentito sono 2-3 grammi. In generale, secondo la maggior parte degli analisti e dei giuristi tedeschi la legge sugli stupefacenti in Germania rimane piuttosto vaga e soggetta ad interpretazioni [27].

Berlino ha approvato programmi pilota per l’uso della cannabis terapeutica [28], anche se coinvolgono un numero piuttosto modesto di malati. Al momento sono poche decine i pazienti che nel Paese possono curarsi con la cannabis. Da notare che anche in materia di coltivazione di cannabis a fini terapeutici la giurisprudenza tedesca ha offerto esempi interessanti: con sentenze di tribunali che hanno giudicato la coltivazione da parte dei malati non soggetta a sanzioni penali.

Grecia

Il possesso e l’uso anche di modiche quantità di cannabis rimane illegale in Grecia con pene fino ad un anno: anche se raramente i Tribunali emettono condanne nei casi in cui si detenga una modica quantità [29]. Negli ultimi anni è in corso ad Atene un intenso dibattito sulla depenalizzazione del consumo personale che aveva portato il Governo, nel 2011, a preannunciare una legge di decriminalizzazione del consumo.

 

Honduras

Secondo l’UNODC, l’Honduras è diventato nel 2012 il Paese con il più alto tasso di violenze al mondo connesse alle attività illegali delle organizzazioni del narcotraffico.

In Honduras la normativa vigente punisce con pene severe sia l’uso medico sia quello ricreativo dei derivati della cannabis. Secondo l’ordinanza 183/89 – modificata nel ’93 – il possesso, la vendita, il trasporto e la coltivazione di cannabis sono illegali [30].

 

Islanda

Il consumo è illegale anche in modiche quantità e le multe possono arrivare a 500 USD per il possesso di un solo grammo.

Irlanda

La legislazione irlandese non riconosce ufficialmente alcun beneficio medico nell’uso della cannabis che è inserita nella classe 1 delle tabelle della legge sugli stupefacenti nota come Misuse of Drugs Act del 1977, successivamente emendato nell’84, che punisce il possesso, la vendita, la produzione di cannabis o derivati senza autorizzazione del Ministero della Sanità.

Nel 2003 il Dipartimento della Sanità ha autorizzato la GW Pharmaceutical ad avviare la ricerca e sperimentazione all’interno di istituzioni ospedaliere irlandesi di medicinali contenenti estratti della cannabis per alleviare sintomi di tumori e spasmi muscolari della sclerosi multipla.

La coltivazione di cannabis – anche per dimostrato uso terapeutico – è spesso punita con pesanti pene detentive.

Il possesso di cannabis costituisce un reato penale punibile con una sanzione pecuniaria – nel caso di primo e secondo sequestro – o l’arresto in modo progressivo [31].

Israele

Fin dall’inizio degli anni ’90 Israele ha avviato il più ampio e avanzato progetto di ricerca e sperimentazione dell’uso terapeutico della cannabis sotto il diretto controllo del Ministero della Salute con oltre 13.000 pazienti regolarmente registrati [32]. Recentemente il Ministero della Salute israeliano ha reso nota l’intenzione di ampliare la possibilità di prescrivere marijuana agli oncologi per la cura dei malati di cancro che devono sottoporsi alla chemioterapia, dopo che ricerche hanno evidenziato i benefici ottenuti nell’alleviare i dolori.

Dal 2004, Israele ha anche avviato un progetto pilota di uso terapeutico della cannabis tra i militari come trattamento dello stress post-traumatico che ha prodotto ‘risultati positivi oltre ogni aspettativa[33]. Così la Knesset sta discutendo la possibile estensione delle attuali direttive che possa permettere anche agli psichiatri di prescrive derivati della cannabis.

Al di là dell’uso all’interno di programmi terapeutici sotto controllo del Ministero della Salute, il possesso fino a 15 grammi di hashish o marijuana è considerata modica quantità che può portare comunque ad essere interrogati in commissariato.

 

Lussemburgo

L’articolo 7 della nuova normativa sugli stupefacenti approvata nel 2001 ha per la prima volta introdotto una distinzione tra le diverse sostanze e sostituito le pene detentive previste per la detenzione di derivati della cannabis con sanzioni pecuniarie tra i 250 e i 2500 euro. Tuttavia, nella legislazione del Lussemburgo, è ancora prevista la detenzione in carcere – da 8 giorni a sei mesi – se il consumo di cannabis avviene davanti a minori, a scuola o nei posti di lavoro [34].

Pene da uno a cinque anni sono previste per la vendita, la coltivazione, trasporto.

 

Malta

Il capitolo 110 della legge maltese sugli stupefacenti – la Dangerous Drugs Ordinancenon distingue tra le diverse sostanze e non indica con precisione la quantità considerata per l’uso personale: esistono casi di persone trovate in possesso di tre grammi che sono state processate per spaccio [35].

Le condanne per traffico di stupefacenti oscillano tra 4 anni e l’ergastolo, più una sanzione pecuniaria. Mentre per il semplice possesso le pene vanno da uno a tre anni, più una sanzione pecuniaria.

Messico

La sempre maggiore consapevolezza nel Paese del drammatico livello di violenza raggiunto dalla politica di guerra alla droga – con decine di migliaia di morti ogni anno – sta portando il Messico ad alcuni interessanti cambiamenti del proprio approccio tradizionalmente proibizionista.

Nel 2009 Mexico City ha emendato la legge sugli stupefacenti del 1984 e i propri codici, depenalizzando – di fatto – il possesso fino a cinque grammi per uso personale di cannabis, tuttavia continuano ad essere abbastanza frequenti – come riportano le NGO messicane – i casi di arresti arbitrari o persone detenute per la semplice detenzione [36].

Sebbene, da un punto di vista legislativo, questo sia l’unico cambiamento considerevole, tuttavia nel Paese è da tempo in corso un acceso dibattito sugli evidenti fallimenti della politica proibizionista e secondo l’ex-Presidente messicano Vincent Fox entro cinque anni il Paese andrà verso la legalizzazione.

 

Norvegia

In caso di primo fermo in cui si è trovati in possesso di cannabis fino a 5 grammi – considerati la dose personale – si è puniti con un’ammenda di 1500-15000 corone.

Se la quantità di cannabis sequestra è superiore o nei casi di recidiva – secondo fermo in tre mesi – solitamente si viene processati e le pene previste sono comprese tra i sei mesi e i due anni. Mentre in caso di spaccio o di traffico di stupefacenti le pene vanno dai sei mesi e i 21 anni [37].

 

Paesi Bassi (Olanda)

E’ stato a lungo considerato il Paese in prima fila nella ricerca e nella sperimentazione dell’uso medico della cannabis: fin dal 2003 le farmacie olandesi consentono l’acquisto dietro prescrizione medica di cannabis terapeutica oltre che a farmaci derivati dalla cannabis (Sativex e Dronabinol) e dal 2007 esistono farmacie specializzate. Alcune stime parlano di circa 1300 pazienti che si sono curati con derivati della cannabis nel 2010 (anche se questa cifra sembra sottostimata) [38].

La politica sulla droga olandese è caratterizzata da una rigorosa distinzione tra droghe leggere e pesanti. La legge olandese prevede l’arresto per un mese o un multa di 3350 euro in caso di produzione, vendita e possesso fino a 30 grammi di cannabis, tuttavia il Ministero della Giustizia ha scelto di adottare una politica di tolleranza nei confronti delle droghe leggere: con proprie linee guida che pongono al livello più basso di priorità giuridica le indagini sull’uso personale di cannabis fino a 5 grammi e sulla vendita all’interno dei coffee shop [39].

L’importazione e l’esportazione di cannabis è severamente sanzionata con pene fino a quattro anni di carcere.

Paraguay

La legge sugli stupefacenti (numero 1.340 art. 30) approvata dal Paraguay nel 1988 ha depenalizzato il possesso – sia a fine medici che ricreativi — fino a 10 grammi di cannabis e 2 grammi di oppiacei [40].

Perù

Nel Paese esiste un programma coltivazione e distribuzione della foglia di coca gestito direttamente dall’agenzia governativa ENACO.

Sebbene il possesso per uso personale – fino ad 8 grammi – non sia illegale, tuttavia si stima che il 60% dei detenuti nelle carceri peruviane sia detenuto per reati collegati alla semplice detenzione. I parametri contenuti nella legge sugli stupefacenti peruviana sono piuttosto vaghi, per i reati di spaccio le pene sono di lunga durata e sproporzionate, sono inoltre frequenti episodi di abuso di potere.

Polonia

La cannabis e i derivati sono contenuti nelle tabelle allegate al Act on Countering Drug Addiction del 2005 che indica quali sostanze non possono essere usate nei preparati farmaceutici: così che la legge polacca non fa alcuna distinzione tra uso medico e terapeutico della cannabis [41].

Tuttavia – in contraddizione con questi regolamenti – nel dicembre 2012 il Ministero della Sanità di Varsavia ha autorizzato la registrazione del Sativex.

Per il possesso di tutte le sostanze contenute nel Act on Countering Drug Addiction sono previste pene fino a tre anni di carcere. Nei casi di minore gravità – a discrezione del giudice – la pena può essere ridotta ad un anno, si possono disporre altre forme di restrizione della libertà personale oppure una sanzione pecuniaria.

Portogallo

Dal 2001, Lisbona ha adottato una seria politica di riduzione del danno – soprattutto per affrontare l’alta percentuale di malati di HIV/AIDS nel Paese – che tende a curare più che a criminalizzare i tossicodipendenti.

Il Portogallo è diventato il primo Paese al mondo a depenalizzare il consumo personale di tutte le droghe: coloro trovati in possesso di un quantitativo non superiore alla dose per dieci giorni (25 grammi di marijuana, 2 grammi di cocaina, 1 grammo di eroina, 1 grammo di MDMA, etc.) vengono intervistati dalla CDT (Commissione per la Dissuasione dalla Dipendenza dalle Droghe) che può stabilire una serie di provvedimenti amministrativi: una sanzione pecuniaria, il ritiro del passaporto, del porto d’armi, della licenza di esercitare alcune professioni [42].

La legge portoghese non riconosce ufficialmente l’uso terapeutico della cannabis, anche se disegni di legge in materia sono in discussione al Parlamento di Lisbona.

 

Regno Unito

La cannabis è considerata nel Regno Unito una sostanza stupefacente di classe B (rischio moderato). Sebbene la risposta delle forze dell’ordine non sia omogenea, solitamente nelle prime due occasione in cui si viene trovati in possesso di derivati della cannabis c’è una segnalazione alla polizia e il sequestro della sostanza, poi dalla terza volta c’è l’alta probabilità di essere sottoposti a un processo penale che prevede pene fino a cinque anni [43].

Già nel 1999 una raccomandazione della Camera dei Lord chiedeva di rendere disponibile l’uso della cannabis terapeutica su prescrizione medica. Sebbene il governo di Londra abbia respinto questo documento parlamentare, tuttavia nuovi progetti pilota sono stati approvati ed esiste inoltre una certa giurisprudenza che indica come in alcune circostanze le giurie abbiamo emesso una sentenza di non-colpevolezza quando malati erano coinvolti in processi per possesso e coltivazione di cannabis.

Nel 2003 la GW Pharmaceuticals che aveva l’autorizzazione esclusiva per la coltivazione di marijuana a scopo terapeutico sperava di ottenere l’autorizzazione alla vendita di farmaci derivati dalla cannabis nel Regno Unito, è stato però solo nell’aprile 2013 che Londra ha inserito in Sativex nella IV tabella del UK Drugs Act rendendo così il farmaco disponibile sul mercato inglese, sebbene il reperimento rimanga piuttosto complesso anche per l’alto costo di vendita.

Repubblica Ceca

Dal gennaio 2010 il possesso fino a 15 grammi per uso personale o di 5 piante è una semplice infrazione amministrativa che prevede un richiamo o una multa.

Dal 1 aprile 2013 è stato introdotto l’uso terapeutico della cannabis – direttamente in farmacia dietro prescrizione medica – anche se le spese sostenute non sono coperte dalle assicurazioni [44]. La legge ceca non ha autorizzato l’auto-coltivazione per uso terapeutico.

Romania

Negli scorsi mesi si erano diffuse notizie sulla stampa dell’imminente approvazione di una normativa sull’uso terapeutico della cannabis per i pazienti malati di epilessia, cancro e sclerosi multipla. Voci, poi smentite, che si erano diffuse dopo che Bucarest aveva fatto sapere che nei prossimi mesi potrebbe approvare l’uso del Sativex in determinate condizioni.

L’attuale legislazione prevede una sanzione amministrativa di 150-200 USD per il possesso di modiche quantità. Mentre per lo spaccio o il possesso di grandi quantità di cannabis le pene vanno dai 3 agli oltre 6 anni di carcere [45].

 

Spagna

Nel 2005 la Catalogna è stata la prima regione spagnola a lanciare un proprio progetta pilota di uso terapeutico del Sativex che coinvolgeva circa 600 pazienti malati di cancro o di sclerosi multipla che non rispondono ad altre terapie.

In Spagna la vendita e il consumo in pubblico rimangono illegali e punite, mentre è tollerato l’uso domestico, la coltivazione fino a tre/cinque piante in luoghi privati. La giurisprudenza suggerisce che sia considerato spaccio quantitativi di cannabis superiori a 40 grammi [46].

Svezia

La cannabis non è mai stata formalmente riconosciuta per uso medico, sebbene l’uso del Sativex sia stato approvato dalla commissione ministeriale nel 2011 e la ricerca sugli effetti terapeutici della cannabis prosegua nelle istituzioni scientifiche del Paese.

La vendita, la cessione, l’acquisto, l’uso e il possesso di qualsiasi quantitativo di cannabis è punito secondo la legge sui narcotici svedese del 1968 che, nella maggior parte dei casi, prevede la detenzione o sanzioni pecuniarie: che a seconda della gravità possono andare da una multa fino dieci anni di carcere.

Svizzera

I derivati dalla cannabis contenenti più dell’1% di THC sono illegali in Svizzera.

Dal 2012, il possesso fino a 10 grammi di cannabis per uso personale non è più considerato reato penale e viene sanzionato con una multa di 100 franchi svizzeri. Mentre il possesso d’ingenti quantitativi – superiori ai 4 chili – sono puniti con la reclusione da uno a tre anni: ma la legge è applicata con diverso grado di severità a seconda del cantone. Nel corso degli anni ci sono stati alcuni tentativi del Parlamento svizzero di andare verso la legalizzazione, ma sono falliti.

Nell’ottobre del 2012 la Corte Costituzionale ha reso nulla la precedente decisione di alcuni cantoni – Vaud, Neuchatel, Ginevra, Fribourg – di legalizzare la coltivazione di fino quattro piante di marijuana con un THC inferiore all’1%.

Le autorità sanitarie elvetiche hanno approvato l’uso del Sativex.

Stati Uniti

Nel 1996, con l’approvazione della Proposition 215, la California è stato il primo dell’Unione a render possibile l’uso terapeutico della cannabis. Da allora, altri 19 Stati federali – Alaska, Arizona, Colorado, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Maine, Massachusetts, Michigan, Montana, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, Oregon, Rhode Island, Vermont, and Washington – hanno fatto simili scelte legislative. Ad oggi, sono gli 20 Stati e il Distretto di Columbia, ad aver approvato regolamenti che hanno permesso di depenalizzare o legalizzare la produzione e l’uso della cannabis a fini terapeutici.

Tuttavia questi cambiamenti legislativi non hanno ricevuto l’approvazione della FDA, visto che la cannabis continua ad essere inserita nella tabella I della Controlled Substances Act, la legge federale sugli stupefacenti che non riconosce alcun uso medico o terapeutica legale per i derivati della cannabis.

Molte di queste leggi nascono dalla necessità di creare tutela giuridico-legale per i malati che vogliono curarsi con i derivati della cannabis. I dettagli delle leggi sulla vendita, la coltivazione e il possesso di marijuana a fini medici varia da Stato a Stato, ed esistono ulteriori e dettagliati regolamenti applicativi – più o meno restrittivi – anche a livello di città o di contea [47].

Nel 2012, in Colorado e in Washington è passata un’iniziativa legislativa per consentire la coltivazione, la vendita e il consumo di cannabis in luogo privato anche per fini ricreativi [48].

 

Uruguay

Nel Paese c’è da tempo un clima estremamente favorevole all’apertura di un dibattito sul modella di guerra alla droga che coinvolga non solo la legislazione nazionale sugli stupefacenti, ma anche le Convenzioni regionali e internazionali [49].

Il 31 luglio 2013 la Camera dei Rappresentanti di Montevideo ha approvato una legge esecutiva che regola la produzione, la vendita e il consumo di cannabis. Il 10 dicembre il nuovo regolamento è stato approvato anche dal Senato: così l’Uruguay è diventato il primo Paese al mondo a legalizzare la cannabis per scopi medici, industriali e ricreativi [50].

 

 

(La ricerca è stata ripresa e pubblicata da Il Manifesto, nell’edizione del 12 febbraio 2014)

 

 

La legislazione sulla Cannabis nel mondo

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