Siria, la diplomazia di Al Qaeda: «Basta scontri tra ribelli»

L’Unità
Umberto De Giovannangeli

Mentre in Svizzera si continua a negoziare, sul campo di battaglia siriano irrompe Ayman al-Zawahiri. Il leader di al-Qaeda, ha esortato i gruppi islamici rivali in Siria a smettere di lottare fra loro e a concentrare le loro energia nel combattere le forze del presidente Bashar al-Assad. L’ex numero due di Osama Bin Laden, in un messaggio diffuso online, si appella «a tutti i gruppi jihadisti ed a tutti gli uomini liberi che lavorano per la caduta del regime di Assad» per «fermare immediatamente i combattimenti tra fratelli» jihadisti in Siria. «I nostri cuori – proclama al-Zawahiri stanno sanguinando, il cuore della nostra nazione islamica sta sanguinando mentre vede la lotta interna tra i mujahedin in Siria».

1.400 morti
Già a novembre il leader di al-Qaeda era dovuto intervenire sulla situazione in Siria, «promuovendo» il Fronte al-Nusra come solo branca qaedista in Siria e cambiano nome all’Isil, togliendo i riferimenti al Levante, ovvero alla Siria. Un intervento che non ha danneggiato l’Isil che rimane il gruppo più forte in campo contro Assad. Anche al-Nusra ha chiesto il cessate il fuoco. Il successore di Osama Bin Laden ha inoltre invitato i gruppi di ribelli islamici in Siria ad allestire una corte musulmana che faccia da mediatore e risolva le differenze fra le fazioni. Le esortazioni di al-Zawahiri sono contenute in un messaggio audio di cinque minuti pubblicato su internet la cui autenticità non è stata accertata. Circa 1.400 persone sono rimaste uccise negli ultimi venti giorni in Siria nei combattimenti tra i ribelli e le milizie jihadiste dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, formazione affiliata ad al Qaeda. Lo stima l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Dal 3 gennaio scorso «il numero dei morti è salito a 1.395», si legge in una nota. Tra le vittime si contano 760 insorti, 426 qaedisti e 190 civili, più diciannove corpi tuttora non identificati.

Quello iniziato l’altro ieri a Montreux con la Conferenza internazionale di pace sulla Siria «è un processo lungo» la cui base negoziale è rappresentata dalla «applicazione degli accordi di Ginevra 1». Ad affermarlo è Rafif Jouejati, portavoce di Ahmad Jarba, leader della Coalizione dell’opposizione siriana (Cns) impegnata nel negoziato con il regime. «Siamo fiduciosi sulla nostra posizione che è molto chiara: l’applicazione di «Ginevra 1» è la piattaforma su cui cominciare. Ribadiamo che la transizione in Siria non può includere Assad», ha spiegato la portavoce della Cns, precisando che «se il regime ascolta la voce dei siriani, deve partire da qui». Ma quella di Montreux resta una strada in salita. E densa di ostacoli. «Ginevra 2» è andata «come previsto, sul tappeto ci sono diverse opzioni, di cui spero i risultati saranno un po’ più chiari nelle prossime ore o nei prossimi immediati giorni». Lo dice la ministra degli Esteri Emma Bonino in un’intervista a Radio Radicale. «La mia valutazione – ribadisce la titolare della Farnesina – è che la conferenza si è aperta come previsto, con un avvio molto difficile ma questo si sapeva, nessuno aveva illusioni di soluzioni miracolose». «Meglio interventi anche duri che sottintesi diplomatici che non aiutano a capire lo scontro», ha aggiunto.

Bonino ha commentato l’ipotesi di uno scambio di prigionieri trapelata sulle agenzie di stampa russe. «È una delle possibilità di discussione che sono sul tappeto», ha ammesso sempre nell’intervista a Radio Radicale, «ci sono diverse possibilità di opzioni di cui, spero, saranno un po’ più chiari i risultati nelle prossime ore o nei prossimi giorni. In ogni caso c’è poi la guerra dei dossier e la posizione molto netta degli americani, condivisa dagli Amici della Siria. È una situazione la cui drammaticità comincia a essere percepita anche dall’opinione pubblica internazionale soltanto in questi giorni e che ieri si è invece palesata in tutti gli interventi dei Paesi vicini della regione». Quanto all’opzione militare, evocata a Montreux dal segretario di Stato Usa, John Kerry, la titolare della Farnesina taglia corto: «Non credo e non ho mai creduto alla soluzione militare e continuo a crederci sempre meno. Non mi sembra proprio la strada da seguire». Assad «ha compiuto crimini di guerra» e «non è pronto a una soluzione» per il conflitto.

A gettare ulteriore pessimismo su una prossima fine della guerra in Siria è lo stesso Kerry intervistato dall’ emittente televisiva degli Emirati Arabi Al Arabiya. Il capo della diplomazia Usa nel secondo giorno di «Ginevra 2». Nel corso dell’intervista, Kerry ha detto che Assad è diventato «una calamita per i terroristi» nella regione e ha negato ogni collaborazione tra Washington e Damasco per combattere il terrorismo in Siria. A parlare è anche il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Moallem. Per il regime di Damasco, afferma, al-Moallem la priorità è combattere il terrorismo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale, il ministro ha detto che la Coalizione nazionale siriana non rappresenta l’opposizione e che ogni tentativo di andare verso una risoluzione politica ai tre anni di combattimento è prematuro

 

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