Caso Uva, l’appello di Manconi:”Non può essere quel pm a sostenere l’accusa in aula”

la Repubblica on line

“Si deve evitare che il fascicolo resti ancora nelle mani del pubblico ministero Agostino Abate che per sei anni non ha voluto condurre un’inchiesta”. All’indomani della decisione del Gip di Varese Giuseppe Battarino di ordinare l’imputazione coatta per omicidio preterintenzionale e arresto illegale degli otto carabinieri e agenti di polizia indagati in relazione al caso di Giuseppe Uva, il presidente della Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani, il senatore del Pd Luigi Manconi, esprime tutta la sua preoccupazione per il prosieguo del processo chiamato ad accertare le cause della morte del giovane trattenuto per circa due ore la notte del 14 giugno 2008 nella caserma dei carabinieri di Varese.

Il giudice Battarino nel corso dell’udienza ha respinto la richiesta di archiviazione presentata del pm di Varese Agostino Abate, ma se il fascicolo non viene assegnato ad un altro sostituto o se la Procura generale di Milano negasse ancora una volta (la sesta) la domanda di avocazione (presentata questa volta dallo stesso Manconi), il rischio è che a rappresentare l’accusa in occasione dell’udienza preliminare sia comunque un pubblico ministero già al centro di diversi episodi controversi e più volte censurato dagli organismi disciplinari della magistratura.

Agostino Abate, si legge ad esempio nell’atto di azione disciplinare del Procuratore capo della Corte di Cassazione nei confronti del pm, “è venuto meno agli obblighi generali di imparzialità, di correttezza e di diligenza” e “ha pregiudizialmente eluso una puntuale disposizione del Tribunale e ha violato le norme del procedimento che impongono al pubblico ministero di svolgere le indagini necessarie per l’accertamento dei fatti (…) in particolare in caso di morte di una persona”.“Obblighi procedurali – ricorda ancora il documento – che nella interpretazione che ne è data dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, sono rafforzati ed impongono alle autorità nazionali che le indagini siano effettive, tempestive e diligenti (…) in tutti i casi in cui la morte di una persona possa essere correlata all’intervento o all’uso della forza da parte di agenti delle forze dell’ordine”.

Manconi ricorda poi che “analoghe accuse, dette ‘incolpazioni’ sono state mosse nei confronti di Abate da una parallela e autonoma inchiesta disciplinare condotta dal ministero della Giustizia. E ancor prima, nel corso degli anni, ben tre giudici, in altrettante sentenze, hanno intimato ad Abate di svolgere indagini complete e accurate sul trattenimento di Uva in caserma sotto la custodia dei due carabinieri e dei sei poliziotti. Ma niente è successo, fino alla imputazione coatta dei giorni scorsi“. Come detto, oltre alla possibile scelta da parte del sostituto temporaneo del procuratore capo di Varese Felice Isnardi di affidare il fascicolo ad un collega, esiste secondo il presidente della Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani un’ulteriore possibilità. "Sarebbe – spiega Manconi – il potere di avocazione in capo alla Procura generale di Milano". La quale, però, ha già per cinque volte rigettato le istanze di avocazione presentate dalla famiglia e non si è ancora pronunciata in merito all’ultima istanza di avocazione, presentata il 4 marzo scorso dallo stesso senatore del Pd.

“Possiamo davvero consentire – conclude Manconi – che l’unica opportunità rimasta ai congiunti di Giuseppe Uva di conoscere la verità sulla sua morte sia nuovamente demandata a chi, per sei lunghi anni, ha ostinatamente e incredibilmente fatto tutto il contrario di quello che avrebbe dovuto fare?”

 

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