Lupi, il campione di Vespa e Floris

Il Fatto Quotidiano
Ca.Te.

Italo Bocchino, vi ricordate? Il legionario di Gianfranco Fini, lo scissionista di berlusconiani impenitenti, molto chiacchierato per il rapporto con Mara Carfagna. Non più politico e non più emissario, Bocchino è ancora in classifica, al decimo posto, in zona non da retrocessione e neanche da promozione. Direte, ancora Bocchino? Sì, perché un interessante studio del Centro d’ascolto radiotelevisivo di Gianni Betto, spiegato con dovizia di particolari a Radio Radicale, lo inserisce tra i più assidui ospiti (politici) di Ballarò.

La ricerca esamina gli ultimi quattro anni di Porta a Porta (494 puntate) e del salotto di Giovanni Floris (134): data di inizio, settembre 2010, e numeri aggiornati al 28 febbraio scorso. Il campione è molto esteso, ci sono 500 politici per Floris e 500 per Vespa: in 26 tra deputati e senatori, ministri e premier, a Porta a Porta coprono il 50 per cento del tempo totale, per Ballarò la media cala a 20. Ok, conta chi vince questo campionato di presenzialisti. Siccome valgono i minuti di un intervento, e dunque le domande e le interazioni sono puro intralcio, direte in automatico: facile, stravince il presidente del Consiglio di turno che viene di solito omaggiato con faccia a faccia interrotti con ossequiosa frequenza. Sbagliato. Vabbé, forse i capigruppo o i ministri: neanche, errore non veniale. Il più loquace del gruppone è Maurizio Lupi, campione di Porta a Porta con 10 ore, vicecampione di Ballarò. Con efficace precauzione, Floris ha cominciato in anticipo a invitare il sindaco di Firenze, poi candidato alla segreteria Pd, poi eletto alla segretaria Pd e poi ancora presidente del Consiglio con traumatica staffetta: Matteo Renzi trionfa nel campionato di Ballarò, staccando Lupi, seguito da Pier Luigi Bersani, Angelino Alfano e Rosy Bindi, che resiste nonostante l’eclissi di quest’ultimo periodo. Più equilibrata e forse impantanata, Porta a Porta riesce a creare un podio di governo (attuale, meglio essere precisi): primo Lupi, poi Angelino Alfano – e qui il Nuovo Centrodestra ha una sovraesposizione pazzesca – e terzo Renzi.

No, non vi preoccupate: Silvio Berlusconi, che pure centellina le apparizioni, è relegato a un buon quarto posto, medaglia di legno. Quinto Bersani e sesta Marina Serena, la senatrice democratica che Vespa fa assurgere a personaggio essenziale per un dibattito televisivo. I residui di Mario Monti, epoca che non esiste più, vengono rintracciati al settimo posto di Porta a Porta. Un soffio davanti al professore con il loden incorporato s’incunea Maurizio Gasparri che spalma le sue prestazioni tv, poi Stefano Fassina e decimo, dimenticato, Enrico Letta. L’ex premier è nono da Ballarò, quasi appaiato a Italo Bocchino. Per la serie album dei ricordi, ecco Antonio Di Pietro, sesto da Floris: ottavo è Pier Ferdinando Casini, soltanto settimo Berlusconi, roba da campagna elettorale. Vespa e Floris, forse senza intenzioni esplicite, rottamano con più velocità dei rottamatori. Anche per non essere rottamati.

 

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