Crescono le adesioni a Sbanchiamoli. Consiglieri regionali, provinciali e comunali chiedono che la politica lasci liberi banche e credito

L’elenco completo e aggiornato delle personalità pubbliche e delle organizzazioni che sostengono la petizione parlmentare inviata a Camera e Senato dal tesoriere di Radicali Italiani Valerio Federico, seguito dai parlamentari che hanno presentato la proposta di legge.

 

Sostenitori dell’iniziativa:

Marco Pannella

Tito Boeri, ordinario di Economia del Lavoro all’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano e presidente dell’Inps

Carlo Milani, economista del Centro Europa Ricerche (CER)

Alessandro De Nicola, presidente di The Adam Smith Society

Giulio Giorello, filosofo

Luca Ostellino, giornalista de Il Sole 24 Ore

Mario Baldassarri, presidente Centro Studi “Economia reale” e della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo (CIIM), già vice ministro dell’Economia e delle Finanze e parlamentare

Tommaso Monacelli, professore di economia all’Univesità Bocconi di Milano

Vincenzo Olita, Direttore di Società Libera

Michele Boldrin, Coordinatore nazionale di FARE per fermare il declino

Santo Versace, Presidente dell’Assemblea Nazionale di FARE per fermare il declino

Fabrizio Pilotto, imprenditore

Marco Taradash, Consigliere regionale in Toscana, NCD

Giovanni Favia, Consigliere regionale in Emilia Romagna, Gruppo misto

Diego Bottacin, Consigliere regionale in Veneto, Presidente Gruppo misto, Verso Nord

Sandro Sandri, Consigliere regionale in Veneto, Gruppo misto (già Assessore alla Sanità)

Santino Bozza, Consigliere regionale in Veneto, Gruppo misto

Giovanni Furlanetto, Consigliere regionale in Veneto, Gruppo misto

Eugenio Neri, Consigliere comunale a Siena, capogruppo di Siena Rinasce

Giuseppe Giordano, Consigliere comunale a Siena, Siena Rinasce

Lucia Tanti, Consigliere provinciale ad Arezzo, Forza Italia

Roberto Bardelli, Consigliere comunale ad Arezzo, Forza Italia

Daniele Farsetti, Consigliere comunale ad Arezzo, Movimento 5 Stelle

Roberto Antonione, Consigliere comunale a Trieste, capogruppo Gruppo misto (già sottosegretario agli esteri nei governi Berlusconi e coordinatore nazionale di Forza Italia)

Giuseppe Pedicini, Consigliere comunale a Pordenone, Nuova Pordenone

Fernando Padelletti, Consigliere provinciale a Pordenone, Forza Italia

Alessandro Da Re, FARE Pordenone

Alberto Piovani, FARE Bologna

Roberto De Marchi, Sindaco di Budoia (PN)

I seguenti consiglieri comunali di Perugia:

Franco Ivan Nucciarelli e Urbano Barelli, Vicesindaco di Perugia

Igor Boni, presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta

Roberta Crescentini, Consigliere comunale a Pesaro – già candidata sindaco per il Centro destra

I seguenti consiglieri regionali della Toscana, eletti con Forza Italia:

Giovanni Santini capogruppo, Nicola Nascosti di Firenze, Jacopo Ferri di Massa Carrara, Tommaso Villa di Firenze, Stefania Fuscagni di Firenze, Salvadore Bartolomei di Lucca

Fabrizio De Pasquale, capogruppo Forza Italia al Comune di Milano

Marco Cappato, cosigliere comunale a Milano del Gruppo Radicale Federalista europeo

 

Organizzazioni sostenitrici:

FARE per fermare il declino

Società Libera

Partito Liberale Italiano

ICR Imprese Che Resistono – Gruppo spontaneo nazionale di PMI che vogliono resistere alla crisi

 

Parlamentari che hanno firmato la proposta di legge:

Mariano Rabino (Scelta Civica)

Ilaria Capua (Scelta Civica)

Antimo Cesaro (Scelta Civica)

Luciano Cimmino (Scelta Civica)

Nicola Ciracì (Forza Italia)

Giovanni Falcone (Scelta Civica)

Adriana Galgano (Scelta Civica)

Roberto Giachetti (Partito Democratico)

Fucsia Fitzgerald Nissoli (Per l’Italia – Centro Democratico)

Franco Ribaudo (Partito Democratico)

Walter Rizzetto (Misto – Alternativa Libera)

Maria Grazia Rocchi (Partito Democratico)

Michela Rostan (Partito Democratico)

Gianpiero Scanu (Partito Democratico)

Giulio Sottanelli (Scelta Civica)

Simone Valiante (Partito Democratico)

Pier Paolo Vargiu (Scelta Civica)

Andrea Vecchio (Scelta Civica)

Ivan Catalano (Scelta Civica)

 

 

Radicali Italiani sta promuovendo una campagna nazionale con l’obiettivo di separare i Partiti dalle Banche chiedendo l’uscita delle Fondazioni bancarie dal capitale azionario degli Istituti di credito italiani.

Gli Enti locali e le Regioni indicano parte dei componenti degli organismi decisionali delle Fondazioni.

I dati degli ultimi anni relativi alla netta diminuzione delle erogazioni delle Fondazioni a favore delle comunità locali e nel contempo gli ostacoli posti da alcune Fondazioni ai necessari aumenti di capitale delle Banche dimostrano con evidenza il fallimento del sistema Partiti-Enti locali- Fondazioni-Banche-Credito. Le Fondazioni persistono nel non diversificare i propri investimenti come la legge prevede e sole, o in cartello con altre, hanno tuttora il controllo di molte tra le principali Banche del Paese. La separazione a nostro avviso – ma anche di Bankitalia, del FMI e di diversi autorevoli economisti – sarebbe utile sia a una più consistente capitalizzazione delle Banche con benefici per il sistema creditizio, che alle Fondazioni bancarie stesse che potrebbero finanziare più e meglio i territori di riferimento.
Le leggi che regolano l’attività delle Fondazioni bancarie e il rapporto con le banche non sono rispettate; altro, ennesimo, elemento di violazione dello Stato di Diritto nel Paese.

Di seguito il testo dell’appello sottoscritto

Alla c.a. della Presidente della Camera della Repubblica, Laura Boldrini, del Presidente del Senato della Repubblica, Piero Grasso, e ai Presidenti dei Gruppi parlamentari della Camera e del Senato della Repubblica (..)
Gentili onorevoli,
Io sottoscritto, Valerio Federico, tesoriere di Radicali Italiani, assieme a Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani (..), utilizzando lo strumento previsto dall’articolo 50 della Costituzione, riteniamo opportuno presentare ai titolari del potere legislativo questa petizione (..)
Lo scopo è quello di persuadere il Parlamento della necessità (..) di dare al Paese delle nuove, solide infrastrutture giuridiche che possano meglio regolare il perverso sistema attuale che lega politica, enti territoriali, fondazioni bancarie e banche. Una nuova legge che preveda la separazione tra fondazioni di origine bancarie e le banche per tagliare il nodo gordiano che lega le nostre imprese, stabilmente sottocapitalizzate al sistema bancario in crisi di liquidità, e quindi
alle fondazioni che controllano gli erogatori del credito. (..)

Grazie allo schermo rappresentato dalle fondazioni, ancor oggi, almeno indirettamente, la dinamica del credito è ancora influenzabile dai partiti, naturalmente inclini ad una tutela di parte, che nei casi più clamorosi diviene vantaggio per la propria parte a danno dell’intera cittadinanza (..)

(..) una banca che compie operazioni di mercato spericolate, senza alcun attenzione all’interesse del risparmiatore (..) viola legge e Costituzione

Per superare questa situazione e partecipare attivamente alla sua soluzione (..), desideriamo allegare una proposta di legge in materia di separazione tra banche e fondazioni, da proporre come un testo iniziale su cui iniziare un iter legislativo di riforma del settore (..)

Preme altresì ricordare il fatto che la vigente normativa è in più parti violata (..)
Attendiamo con fiducia l’interesse dei titolari del potere legislativo per un dibattito sul merito, con analisi del testo proposto (..)

PROPOSTA DI LEGGE PER LA COMPLETA CESSIONE DELLE AZIONI BANCARIE IN POSSESSO DELLE FONDAZIONI DI ORIGINE BANCARIA PER ADDIVENIRE A UNA RADICALE SEPARAZIONE TRA BANCHE E FONDAZIONI

Articolo 1
(Abrogazioni)
L’articolo 25, del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, è abrogato e sostituito dal seguente:

Art 25 (Dismissione delle partecipazioni delle fondazioni nelle Società bancarie)
Le partecipazioni in essere nelle Società bancarie devono essere collocate sul mercato. Possono continuare ad essere detenute, in via transitoria, ai fini della loro ottimale dismissione, per il periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Nel caso di mancata dismissione entro il suddetto termine, le partecipazioni previste dal presente comma possono ulteriormente essere detenute per non oltre due anni. Qualora la fondazione, scaduti i periodi di tempo previsti al comma precedente, continui a detenere le partecipazioni in società bancarie, alla dismissione provvede l’Autorità di vigilanza, sentita la fondazione e un apposito commissario indicato dal Ministro dell’economia, nella misura idonea a determinare la cessione completa delle partecipazioni in essere nelle Società bancarie e nei tempi ritenuti opportuni in relazione alle condizioni di mercato ed all’esigenza di salvaguardare il valore del patrimonio.

Leggi il testo completo

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Valerio Federico

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