La patologia dei complottisti Una categoria che vede trame anche dove non ce ne sono

Corriere della Sera
Pierluigi Battista

Il complottismo è una malattia culturale che distorce la percezione della storia mentre dà l’impressione di poterla finalmente dominare. Si immagina una dimensione occulta dove è nascosta la verità, una stanza nascosta dove i registi malvagi fanno e disfano i destini dell’umanità. Ma crea mostri fantastici. I complottisti dicono: ma i complotti esistono! Certo, anche le stelle esistono, ma l’astrologia non è la chiave migliore per capirne la logica e la natura. Anche in Italia ci sono stati episodi della storia ancora poco chiari, manovre, stragi, strategie terroristiche, malefatte del potere. Ma il complottismo applicato alla storia italiana ha creato un nuovo catechismo, non il chiarimento di quei punti oscuri.

Massimo Teodori e Massimo Bordin nel libro Complotto!, edito da Marsilio (pp. 222, t. 14,50), raccontano punto per punto tutti i tasselli del mosaico complottista che il perfetto complottista nazionale ha imparato a padroneggiare grazie a una pubblicistica vastissima quanto ripetitiva. I complottisti amano rappresentarsi come gli autori della «vera storia d’Italia» (memorabile titolo con cui venne pubblicato l’atto d’accusa, poi in massima parte smentito dalle sentenze, dell’inchiesta che doveva inchiodare Giulio Andreotti a Palermo): la «controstoria d’Italia». Ecco, Teodori e Bordin scrivono, ciascuno nel proprio ambito, una «contro-controstoria d’Italia», in chiave anticomplottista. Cominciando dalla fine, gli autori spiegano quali sono le ultime varianti del paradigma complottista. Un paradigma così potente da poter trasmigrare da sinistra a destra per poi tornare a sinistra, se del caso. Adesso i campioni del complottismo italiano sono tre.

Uno è quello che tenta il centrodestra berlusconiano. Il quale, invece di riflettere sul bilancio fallimentare di un ciclo politico, o comunque sull’estenuazione di una formula politica che sembra, si sarebbe detto un tempo, aver esaurito la propria spinta propulsiva, si lancia in spiegazioni cospirazioniste, al limite dell’autolesionismo. Perché non sono state fatte le riforme promesse? Perché un complotto delle «toghe rosse» ha brigato per detronizzare Berlusconi. Oppure perché dei nemici interni (Pollini, Casini, Fini, Alfano) gli hanno impedito di governare come avrebbe voluto. E perché si è passati al governo Monti per sostituire uno sfibrato governo Berlusconi? Perché un complotto architettato dalla Merkel e dai «poteri forti», dalle banche e dalla speculazione internazionale ha deciso un colpo di Stato contro il leader del centrodestra italiano. Il complottismo solitamente non è nel mondo materia delle destre liberali. In Italia è diverso. Non per colpa di un complotto, ma forse perché la destra italiana non è liberale.

Un’altra potentissima calamita di umori complottisti è il movimento di Beppe Grillo. Qui, come si spiega con dovizia dì particolari nel libro di Teodori e Bordin, ogni fantasticheria ha la sua degna collocazione, ogni paranoia viene coltivata, vezzeggiata, presa in considerazione, denunciata, creduta. Creduta addirittura nelle sue forme più bizzarre e stravaganti, fino ad atterrare nelle elucubrazioni di un parlamentare che dice di sapere come le potenze occulte americane abbiano già provveduto a inserire misteriosi microchip sotto la pelle di chissà quanti milioni di ignari esseri umani. Il terzo terreno in cui il complottismo trova in questi ultimi tempi terreno fertile è quello relativo alla cosiddetta e presunta «trattativa Stato mafia», in cui, secondo Massimo Bordin che ne scrive diffusamente, ci si trova a «utilizzare in alcuni passaggi fondamentali schemi logico-interpretativi propri delle cosiddette teorie del complotto». Al di là della traduzione in campo giudiziario (un processo è aperto a Palermo), quello schema storiografico prevede che il «complotto» (la trattativa) possa gettare una luce sinistra e inquietante su ogni passaggio della storia italiana, fino a ricondurre a esso ogni singolo frammento della politica, in una concatenazione logica che tutto appiattisce. Uno schema ossessivo e asfissiante, che criminalizza comportamenti riletti alla luce del paradigma complottista e si affida alla ricostruzione di improbabili pentiti e testimoni cui non sembra vero di apparire come i nuovi narratori della storia italiana. Della «vera» storia italiana, occulta e ben occultata dai suoi criminali protagonisti.

Il racconto del libro si srotola lungo i decenni, prendendo in considerazione, e smontandoli con fatti e argomenti convincenti, tutti i passaggi in cui lo schema si concretizza. La teoria complottista dello sbarco alleato in Sicilia in combutta con la mafia. La teoria complottista sul presunto colpo di Stato, poi passato alla storia come «Piano Solo». La teoria complottista sulle finalità e l’origine della P2. Qui il racconto di Massimo Teodori si svolge in un intreccio di ricostruzione storica e testimonianza personale, giacché Teodori partecipò come deputato radicale ai lavori della commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi ed ebbe modo di visionare una gran mole di documenti. E il giudizio sulle conclusioni della «versione Anselmi» appare oggi drastico, perché divennero «la verità obbligata sulla loggia», destinata ad avere «un’influenza deformante» sulla vulgata. Secondo Teodori «sono trent’anni che si spaccia la patacca P2 come il grande complotto dietro i tanti misteri dell’Italia repubblicana». Una vulgata che ancora oggi non accenna a svanire nelle interpretazioni più in voga della storia italiana. Per chi è addentro alle cose della politica non sfuggirà certo il capitolo del libro in cui Teodori, una lunga militanza radicale alle spalle, come del resto quella di Bordin, che di Radio Radicale è stato direttore fino a pochissimi anni fa, ricostruisce anche la parabola politica di Marco Pannella come molto vulnerabile al complottismo. Meravigliosa, per uscire dal terreno della storia italiana, è invece la citazione di Mordecai Richler messa a epigrafe del libro: «Il mio problema con i teorici della cospirazione è che, se gli dai un dito di porcherie accertate, loro si prendono tutto un braccio di fantasie. O peggio». È quello che succede, purtroppo, ancora oggi.

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