Relazione legge 194/78 – Viale, basta giustificazioni da ragioneri, servono piani regionali seri per affrontare l’obiezione di coscienza e ridurre l’attesa

Sulla relazione annuale sullo stato di applicazione della legge 194/78, diffusa oggi dal ministero, è intervenuto Silvio Viale, esponente radicale e consigliere comunale del PD, che invita a ad affrontare il tema della cosiddetta “Obiezione di Coscienza” emancipandosi dai calcoli da ragioniere del ministro.

Silvio Viale che è responsabile del servizio IVG della Citta della Salute e della Scienza di Torino – Ospedale Sant’Anna, dove si effettua il 3,3% degli aborti in Italia è il 41% di quelli del Piemonte, ha diffuso la seguente dichiarazione:

“Dopo avere monitorato e approfondito i dati occorre affrontare seriamente le implicazioni dell’obiezione di coscienza con una logica sanitarie e non da ragioniere. Sono stato il primo a far notare come, pur nei limiti legislativi della 194, il numero di ginecologi non obiettori, nel 2012 circa 1551 contro i 3551 obiettori, possa essere sufficiente, ma devo denunciare la logica rassicurante da ragioniere con cui il ministro interpreta i dati. Infatti, se è vero che la media nazionale è di 1,4 IVG a settimana per non obiettore, occorre aggiungere anche che, con gli stessi criteri, la media nazionale è di 2,35 nati a settimana per ginecologo. Purtroppo la discrimininazione verso quei servitori dello Stato, che permettono l’applicazione della 194/78, non è nel carico di lavoro ma nella marginalità sanitaria e professionale con cui le IVG sono relegate ai margini del sistema sanitario.

Occorrono piani sanitari regionali che garantiscano la piena soddisfazione professionale dei medici impegnati nelle IVG, programmando un numero minimo adeguato di interventi nei presidi principali è una percentuale in essi di medici non obiettori. Tutti sanno, compreso il ministro, che nel 90% dei casi l’obiezione non ha motivazioni etiche, ma di convenienza professionale, anche solo per evitare i rischi giudiziari e le implicazioni organizzative di quello che si configura come un servizio in più da svolgere. Volete un esempio di qualcosa che la relazione è continua a non dire? In Italia solo il 41% delle donne riesce a fare l’IVG entro le 9 settimane (62 giorni), mentre la media europea è attorno al 60% con punte molto più alte nei paesi nordici, perché i tempi di attesa per la certificazione portano a eseguire le IVG più tardi. Non serve fare poche IVG in tutti i presidi. Servono, invece, una pianificazione sanitaria seria e il coinvolgimento dei consultori negli interventi come prevede da 36 anni la legge 194/78.”

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Silvio Viale

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