La Mozione Generale – XIII Congresso

Consulta il primo piano dedicato al XIII Congresso di Radicali italiani

Il XIII Congresso di Radicali Italiani, riunito a Chianciano dal 30 ottobre al 2 novembre,

Ribadisce l’analisi sull’ormai settantennale regime italiano, sempre più connotato dalla negazione sistematica di diritti civili politici e, quindi, umani, a partire dal diritto dei cittadini a conoscere per deliberare. A tal proposito individua come evento fondamentale la denuncia contro lo Stato italiano, presentata il 2 ottobre 2014 alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dall’Associazione politica nazionale Lista Marco Pannella, per il tramite dello studio legale del prof. avv. Andrea Saccucci, per l’avvenuta violazione di ben due articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art.6 e art. 10) a seguito del comportamento della Rai, dell’Autorità per le Garanzie nella Comunicazioni e del Tar Lazio. Tale comportamento ha realizzato, nel corso di molti anni, una negazione del diritto dei cittadini alla conoscenza completa del dibattito politico ottenuta mediante la pervicace e dolosa cancellazione delle proposte, delle iniziative e dei soggetti politici radicali.

Riafferma i connotati di Radicali Italiani come soggetto costituente del Partito Radicale, a partire da quelli transnazionale, transpartitico e nonviolento affinché vivano nei fatti, nelle idee, negli obiettivi anche dell’azione radicale in Italia.

Sostiene la campagna del Partito Radicale per il diritto umano alla conoscenza, che ha tratto origine dalla iniziativa “Iraq libero: unica alternativa alla guerra” e si impegna a sviluppare l’azione politica in Italia su questi temi.

Saluta l’intervento di Papa Francesco del 23 ottobre scorso rivolto ai delegati dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale, quale vera e propria “lezione magistrale” di respiro universale e di straordinario valore umanistico, politico e giuridico, nella quale Papa Bergoglio ha anche denunciato come una “forma di tortura” l’isolamento nelle cosiddette “prigioni di massima sicurezza”, utilizzate in particolare per i terroristi o per i criminali più pericolosi, con evidente riferimento anche al regime di 41 bis che si applica in Italia. E’ un solenne messaggio che è stato di fatto censurato dagli organi d’informazione.

Impegna il Movimento a proseguire l’iniziativa, anche a livello giurisdizionale in sede nazionale ed europea, per sollevare la questione di legittimità della “pena di morte nascosta” quale è l’ergastolo, oltre che della durata della permanenza in condizioni di isolamento.  

Rilancia la battaglia per l’amnistia e l’indulto quali unici provvedimenti strutturalmente in grado di riportare nella legalità l’amministrazione della giustizia nel nostro Paese e l’esecuzione delle pene detentive inflitte o della custodia cautelare in carcere che continuano ad essere inumani e degradanti. Tali proposte di rientro nella legalità costituzionale e sovranazionale, contenute nel messaggio solenne del Presidente Napolitano dello scorso anno, sono state totalmente ignorate dal Parlamento, benché ribadite anche a seguito di una visita ispettiva effettuata nel luglio scorso dal Gruppo di Esperti Onu sulla Detenzione Arbitraria.

Il Regime italiano si fonda su infrastrutture giuridiche inefficienti e strumentali alla sua continua rigenerazione, con un intreccio di interessi convergenti tra economia, finanza, politica e mezzi di comunicazione. Questo sistema regge anche grazie all’uso politico di banche, sussidi, società pubbliche e grandi gruppi privati e all’uso da parte delle strutture economiche della politica e degli apparati di partito. Da Salvemini a Maranini, Ernesto Rossi e Marco Pannella, le strutture economiche create dalla partitocrazia di ieri e di oggi sono state parte integrante dell’analisi Radicale.

La rimozione dal dibattito pubblico dei reali dati macroeconomici che spiegano il declino del Paese e il fallimento della partitocrazia, presentati dal professor Baldassarri,  sono la pratica partitocratica mediante la quale si è garantita la perpetuazione del Regime a danno dei cittadini contribuenti elettori, ed è un ulteriore elemento della negazione del diritto alla conoscenza.

A partire dall’analisi e le proposte di riforma fatte negli anni dal Movimento sull’universo delle società partecipate – casa della nuova partitocrazia –, proseguendo con la critica all’assetto proprietario delle banche contenute nella campagna “#Sbanchiamoli! Fuori i partiti dalle banche”-, istituti ancora in mano agli apparati dei Partiti grazie allo schermo garantito dalle Fondazioni – e su quella denominata “#Menoinquinomenopago” contenente la critica agli incentivi statali concessi ai c.d. grandi energivori mirante all’abrogazione dei sussidi alle imprese, in particolar modo a quelle che consumano ambiente e benessere, sono nel solco della pluridecennale attività di contrasto Radicale e liberale al sistema anticoncorrenziale e non competitivo che caratterizza la specificità italiana, ancor oggi definibile come “Capitalismo inquinato”. 

La comprovata vulnerabilità sismica e l’obsolescenza di una larga parte delle costruzioni italiane necessita di iniziative per realizzare il rinnovamento del patrimonio edilizio italiano, coinvolgendo anche l’imprenditoria privata con premi di cubatura ed incentivi. In questo modo, poiché la crisi ha duramente colpito il settore edilizio, è possibile contribuire allo sviluppo economico del Paese.

La realizzazione di costruzioni sismoresistenti, a basso consumo energetico, ecocompatibili, realizzate senza il consumo di ulteriore suolo fertile, sono iniziative da realizzare proponendo nuove regole che garantiscano equità nell’accesso agli appalti pubblici ed il coordinamento del settore edilizio ad opera di un unico ministero

Registra come ulteriore strumento d’iniziativa l’esposto, predisposto dall’avv. Deborah Cianfanelli,  presentato presso la Corte dei Conti al fine di avviare una indagine giudiziaria volta a quantificare il danno erariale causato dalle condanne subite dallo Stato Italiano per le violazioni relative agli articoli 3 e 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

La crisi economica finanziaria del 2007/2008 e soprattutto quella relativa ai debiti sovrani ha reso ancora più evidente l’inadeguatezza della attuale governance dell’eurozona.

Ciò genera due problemi strutturali.

Il primo attiene al deficit democratico che rianima antichi ed inefficaci nazionalismi. L’Europa, infatti, per poter contrastare il crollo economico, ha scelto di concentrare nuovi poteri presso le proprie istituzioni, affinché con un’azione calata dall’alto si arrivasse a regole di bilancio e monitoraggio più rigorose. La “legislazione dell’emergenza” ha permesso altresì che ulteriori spazi di sovranità venissero delegati ad alcuni membri della Commissione europea, ai componenti del Consiglio Europeo, alla Bce e ai vertici del Fmi. Il tentativo di gestire, senza governare, la crisi, ha eroso sempre   più gli spazi democratici, tant’ è che non esiste alcun organo elettivo — nemmeno il Parlamento Europeo — che possa interferire con le decisioni prese da questi soggetti.

Il secondo riguarda la mancanza di una politica comune capace di affrontare la globale recessione europea. Infatti la politica monetaria, finanche espansionistica, può ben poco senza un governo unico dell’economia e delle principali politiche pubbliche. L’assenza di un Tesoro federale munito del potere di tassazione e di spesa, capace di agire anche come controparte indispensabile agli interventi emergenziali e all’attivismo della Banca Centrale, ha reso ancora più drammatica l’avvitamento economico.

Tutto ciò ritenuto il Congresso ritiene l’analisi radicale contenuta sia nel documento “Una Federazione leggera per gli Stati Uniti d’Europa?” e quella emersa dagli atti del   convegno “Stato di diritto contro Ragion di Stato” promosso dal PRNTT come un indispensabile strumento di conoscenza e di lotta politica. Il Congresso afferma come l’Europa sia di fronte ad un bivio. O si giunge agli Stati Uniti d’Europa o si riaffermeranno le istanze nazionaliste. La soluzione è il federalismo europeo, laddove ad ogni ulteriore cessione di sovranità corrispondano quegli spazi democratici necessari alla costituzione   di una Europa Politica.

a tal fine impegna il Movimento: a predisporre – anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni Radicali e degli iscritti al Movimento – iniziative per: documentare i benefici di una federazione leggera con politiche comuni su materie quali l’economia, difesa, ricerca, politica estera ed energetica; denunciare lo scandalo dell’uso dei fondi UE spesso male o sotto utilizzati; proporre l’attivazione del “Diritto d’iniziativa dei cittadini europei” (attivabile anche on line).

Richiama altresì il ricorso dell’avv. Niccolò Paoletti sul Rischio Vesuvio (e quello in via di ultimazione e deposito sui campi Flegrei) che su spinta di Marco Pannella è stato presentato in marzo da abitanti della “zona rossa” alla Corte Edu per denunciare l’inerzia delle autorità competenti le quali non hanno adottato “le misure, legislative e provvedimentali, adeguate a fronteggiare un evento dannoso che non è incerto se si verificherà ma solo quando si verificherà”, come prevede ormai l’intera comunità scientifica. Non solo. Anche la Corte dei Conti è stata investita della questione con un esposto per “danno erariale”, denominato “danno da disservizio”, a carico da una parte dei vertici della Protezione Civile, e, dall’altro, dei membri della Commissione istituita in relazione all’emergenza Vesuvio, in primis gli Amministratori locali coinvolti (Comuni, Provincia, Regione), che per oltre venti anni non hanno adottato le misure necessarie a fronteggiare l’emergenza, nonostante le risorse impiegate (sia umane che strumentali).

Ringrazia il Prof. Marcello Crivellini per la elaborazione dello straordinario documento dal titolo “debito pubblico: da rischio commissariamento del paese a occasione di crescita e modernizzazione”, che attualizza in modo molto efficace quel che lo Stato avrebbe dovuto fare nei decenni passati per il governo del debito pubblico e del paese se solo i radicali fossero stati ascoltati e ai cittadini consentito di conoscere le loro proposte per evitare lo stato di bancarotta.

Impegna il movimento a perseguire l’attivazione degli strumenti di iniziativa popolare e referendaria a qualsiasi livello -dall’Unione europea fino all’azione popolare giudiziaria, passando per le istituzioni nazionali, regionali e locali- per inserire nell’agenda politica le proposte di rivoluzione liberale e federalista e per affermare il diritto dei cittadini a conoscerle e sottoscriverle; a tal fine impegna gli organi dirigenti:

  • ad investire i Consigli regionali delle proposte di referendum abrogativi delle norme illiberali in materia di giustizia, istituzioni, immigrazione, libertà civili ed economiche, a partire da quanto ancora attuale degli 11 quesiti dei comitati Giustizia giusta e Cambiamo noi, con l’obiettivo di trovare almeno 5 Consigli che approvino la richiesta di convocazione dei referendum;
  • a individuare proposte di iniziativa popolare e referendaria ad ogni livello sugli obiettivi del movimento, da attivare sia attraverso le raccolte firme sia la decisione di organi istituzionali, come nel caso dei referendum regionali convocati dai Comuni;
  • a promuovere a tal fine la convocazione per i mesi di aprile, maggio e giugno 2015 di una una stagione di raccolta firme straordinaria sulle proposte che   saranno state nel frattempo fatte proprie dal movimento, e anche su proposte di altri sulle quali comunque si riterrà di voler consentire ai cittadini di esprimersi
  • a farsi promotori -alfine di rafforzare le possibilità di attivazione di tali strumenti- della creazione di una Lega per l’iniziativa popolare che unisca coloro che ritengono urgente rimuovere gli ostacoli normativi e burocratici che impediscono l’effettivo esercizio dei diritti di partecipazione democratica, a partire dal diritto alla conoscenza per arrivare alla possibilità dell’esercizio anche per via telematica di tali diritti.

Il congresso impegna gli organi del movimento, e invita tutti gli iscritti, i militanti e i cittadini a sostenere l’iniziativa di disobbedienza civile condotta da Rita Bernardini, Laura Arconti e Marco Pannella che nelle settimane scorse hanno seminato e coltivato piantine di marijuana che poi nei giorni del congresso hanno ceduto ai malati che ne hanno fatto richiesta a scopo terapeutico.

Preso atto della grave situazione economico-finanziaria del Movimento e del Partito Radicale, impegna gli organi dirigenti e invita i militanti tutti a promuovere ogni possibile iniziativa volta ad assicurare adeguate risorse umane e finanziarie attraverso le iscrizioni e la raccolta di contributi.

Rita Bernardini
Marco Beltrandi
Laura Arconti

 

La mozione è stata approvata con 157 voti a favore, 20 astensioni e 5 voti contrari

 

La mozione è stata integrata con i seguenti emendamenti:

Sul capitalismo inquinato

Primi firmatari: Valerio Federico, Barbara Bonvicini

Approvata con 118 voti favorevoli, 70 contrari e 11 astenuti

 

Federazione Ue leggera, uso fondi Ue, diritto d’iniziativa europeo

Primi firmatari: Massimiliano Iervolino, Riccardo Magi

Approvata con 119 voti favorevoli, 71 contrari e 13 astenuti

 

Strumenti di iniziativa popolare e referendaria per la rivoluzione liberale

Primi firmatari: Marco Cappato, Valerio Federico

Approvata con 122 voti favorevoli, 63 contrari e 10 astenuti


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Rita Bernardini

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