La proposta. Io dico che dobbiamo chiudere il partito Radicale

Data: 
Domenica, 11 January, 2015
Testo: 

O lo scegli o lo sciogli, fu lo slogan che, nel 1987, provocò uno slancio di entusiasmo e di generosità di oltre diecimila uomini e donne, da ogni parte del mondo, nei confronti del Partito Radicale e della sua decisione di cessare le attività. Contro il potere sovversivo dei mezzi di comunicazione che avevano stravolto l`immagine e l`identità del Partito Radicale, ci fu la rivolta di premi Nobel, di ministri, di parlamentari, di sacerdoti, di scrittori, di uomini di cultura, di ex terroristi, che presero per la prima volta nella loro vita, nel 1987, la tessera di un partito». Così, in sintesi, su Notizie Radicali, il resoconto della straordinaria iniziativa che ebbe, come insegna, “O lo scegli o lo sciogli”: o tu lo scegli e quindi ti iscrivi, o il Partito radicale chiude, si scioglie, muore.

Tra pochi giorni, io proporrò al Comitato di Radicali Italiani lo scioglimento del Movimento, quale primo passo verso la ugualmente necessaria, responsabile chiusura degli altri soggetti costituenti la “galassia” radicale. Le motivazioni della mia richiesta ricalcano quelle che giustificarono l`iniziativa del 1987. Identiche motivazioni ma profondamente diverso, infinitamente più deteriorato, sia il contesto che il testo. Allora fu possibile sperare che la salvezza fosse alla nostra portata; arrivò infatti, ottenuta però solo grazie ad uno sforzo di mobilitazione e di iniziativa eccezionale. Anticipo le conclusioni di questo intervento: oggi non è più così, la chiusura è obbligata. Non ci sono le condizioni – esterne ma anche interne al partito – perché il miracolo del 1987 si ripeta. Oggi, la galassia radicale non vive: soffocata dal regime, sopravvive a se stessa. E ormai solo l`alibi altrui: «Non vi preoccupate, tanto ci sono i radicali», si dice attorno quando si parla di giustizia, di diritto, di carceri, di debito pubblico, di crisi istituzionale e costituzionale. «Tanto ci sono i radicali».

Ridotti, come si vede, ad alibi delle cattive coscienze. Non possiamo accettare un simile destino per il nostro partito.

Quella del 1987 fu una sfida concepita al congresso del novembre 1985 nel quale, recita il resoconto già citato, «il Partito radicale aveva dovuto prendere atto che l`organizzazione della informazione e della comunicazione si era ormai costituita in potere sovversivo della democrazia. Che la stampa e la televisione privano ormai il cittadino, a Roma come a New York, del diritto primario e costituzionale di conoscere per poter giudicare, per poter di conseguenza esercitare la sua sovranità democratica. Che questa situazione rendeva, in partenza, sconfitti, marginali i valori e gli ideali del Partito radicale.

Quei valori e ideali che nel passato era stato sufficiente comunicare all’opinione pubblica perché li riconoscesse come propri, meritevoli d`impegno civile e democratico».

La campagna ebbe una risposta che «superò la nostra capacità di immaginazione». «Tre Premi Nobel così diversi nella loro storie e nelle loro scoperte: Vassily Leontief, Rita Levi Montalcini, George Wald;
– tanti ex-terroristi che, dal profondo dell`ergastolo e di condanne quasi secolari, nella forza propositiva della nonviolenza radicale hanno ritrovato la speranza di vita; – ministri di governi anche africani, parlamentari italiani ed europei, israeliani e francesi; – autori riconosciuti come fra i maggiori del nostro tempo, quali Eugene Jonesco; – dissidenti sovietici o polacchi, come Leonid Pliusc o testimoni del nostro tempo come Marek Halter o tanti ebrei impegnati per il rispetto dei diritti in Urss, quali Avital Sharanskj, Haim Maragulis; – preti e religiosi come Jean Cardonnel, Christian Delorme, Guy Gilbert; centinaia di criminali comuni detenuti nelle carceri, e tante loro famiglie; – donne e uomini di cultura, dello spettacolo, delle arti, del teatro, della musica, della pittura, del giornalismo, financo dello sport: in oltre diecimila – tutti o quasi tutti dichiarando di non essere mai stati iscritti a partiti nella loro vita – decisero, in poche settimane, di costituirsi nel Partito Radicale del 1986 perché potesse esistere il Partito radicale del 1987, del 1988». C`è qualcuno che oggi possa solo immaginare una risposta ugualmente planetaria alle attuali difficoltà di Radicali Italiani e dell`intera galassia?
Ma già in vista del congresso del novembre 1972 era stata lanciata una analoga sfida: nella convocazione, il Partito si impegnava a raggiungere entro il congresso i mille – 1000! – iscritti come «condizione necessaria anche se non sufficiente» per poter sperare di continuare la lotta radicale contro il regime. In alternativa, giudicava inevitabile lo scioglimento. Ero io il segretario, tesoriere Peppino Ramadori. L`obiettivo fu raggiunto per miracolo nelle ultime ore utili. Nello scrivere (con il contributo determinante, di cui ancora lo ringrazio, di Gianfranco Spadaccia) la relazione per il congresso di Torino, avevo lasciato in bianco lo spazio per inserirvi il numero di tessere raggiunto all`apertura dei lavori; la cifra dei mille venne superata in extremis, quello spazio bianco lo riempii a penna, lì per lì, sul dattiloscritto.

L`obiettivo era stato raggiunto grazie all’impegno concorde e mirato del gruppo dirigente stretto attorno a Marco Pannella, la spinta forse decisiva arrivò da un articolo di Guido Calogero apparso su Panorama, incondizionatamente favorevole al partito.

C`è qualcuno che veda oggi all’orizzonte una analoga forte convinzione, ma anche una paragonabile iniziativa di sostegno? Questi sono i tempi nei quali il messaggio alle Camere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l`incoraggiamento di papa Francesco allo sciopero della fame di Marco Pannella vengono spudoratamente ignorati. E non parlo del silenzio che circonda lo sciopero della fame e della sete iniziato pochi giorni fa da Pannella.

Turbe tanto inferocite quanto non informate o disinformate auspicano che il leader radicale muoia.
Infine: le risorse finanziarie dell`intera galassia sono ridotte praticamente a zero. “Spes contra spem”? C`è un momento in cui anche la speranza ha diritto a morire.

Già immagino le resistenze, l`opposizione che verrà dispiegata, nel prossimo Comitato, alla mia proposta.

Le immagino, non riesco invece ad immaginare valide ragioni che possano essere addotte per sostenere quella opposizione e giustificarla in termini razionali, ragionevoli e convincenti. Non vi sono come non ve ne sono state al Congresso di novembre, quando furono avanzate (e accolte nella mozione finale) prospettive che non coglievano minimamente la gravità della situazione (testo e contesto), per adeguarsi piuttosto al clima “grillino” di una subcultura intrisa di furori anticasta, di cupidigia di vendette tra giacobine e populiste, di incapacità di previsione e pianificazione politica, incapace dunque di aprire un minimo di orizzonte alla speranza alternativa che è nel cuore del progetto radicale, fin dai suoi lontani inizi: un progetto che discende direttamente dagli Einaudi e dai Rossi, dai Pannunzio ai Capitini e ai Calogero, dai De Viti De Marco, Salvemini e Benedetto Croce, nella loro lotta per la vita del diritto, già embrione della cinquantennale lotta del nostro Partito Radicale per il diritto alla vita e contro il moderno regime, la partitocrazia e le sue degenerazioni.

Autore: 
Angiolo Bandinelli, della direzione di Radicali Italiani
Fonte: 
Cronache del Garantista
Stampa e regime: 

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