Nicola Vono ci ha lasciati

Nicola Vono, tesoriere dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta fino al 2013 e già membro del Comitato Nazionale di RadicalI Italiani, è morto questa mattina, sabato 6 giugno, a Torino

Se ne è andato a 35 anni, troppo perché lo si possa accettare. Nicola Vono da molti anni ha regalato energia, impegno e passione ai Radicali e alle sue convinzioni. Ha condiviso il tentativo dell’Associazione Aglietta di Torino e delle altre organizzazioni Radicali di assicurare libertà e diritti agli altri, a chi non vedeva ma sentiva attorno a se. Esuberante e brillante, la sua voce e la sua determinazione bucavano la gabbia del buio nella quale viveva da anni.  Esprimo, a nome di Radicali Italiani, della segretaria Rita Bernardini e del presidente Riccardo Magi la massima vicinanza possibile a famigliari ed amici

Valerio Federico

 

Nicola Vono ci ha lasciati. Il 15/5, poco piu di venti giorni fa, eravamo insieme  con Mina Welby a Verbania per promuovere una legge sul testamento biologico in Piemonte. Ora Nic non c’è più. Per me era come un fratello minore. Aveva 35 anni e una gran voglia di fare, malgrado fosse non vedente. Quando c’era si faceva sentire, a volte fin troppo. Certamente si sentirà la sua mancanza.

Da ben oltre 10 anni ha seguito passo dopo passo le iniziative e le lotte radicali. Non accettava le limitazioni che derivavano dall’essere non vedente tanto che ha proseguito a muoversi da solo prendendo i mezzi pubblici fino a pochi mesi fa. Il bastone lo aveva accettato da poco e con molte remore.

Desiderava una vita come gli altri e soffriva perché si sentiva oppresso da quegli occhi che non vedevano più anche se fino a 10/15 anni avevano fatto il loro lavoro.

Lottava per la libertà della ricerca scientifica e per i diritti dei disabili. Di recente con l’Associazione Coscioni aveva fatto iniziative per il rispetto della legge sui PEBA. Collaborava con il mondo socialista e in particolare con il Gruppo di Volpedo.

L’Associazione Aglietta era un pezzo importante della sua vita (è stato tesoriere e per anni nella Giunta di segreteria). Con noi si sentiva a casa.

Ci teneva che i diritti civili fossero al centro della nostra azione; faremo di tutto per non deluderlo.

Domenica 24/5 è intervenuto al congresso straordinario dell’aglietta, è stato purtroppo il suo ultimo atto politico.

Morire non è mai giusto, nemmeno a 100 anni, posso dire solo che questa scomparsa è particolarmente ingiusta e inaccettabile. Eppure dobbiamo farcene una ragione.

Ciao Nic.

Igor Boni

 

Come era ormai inevitabile, date le estreme condizioni cliniche dopo le complicazioni seguite al l’asportazione urgente di un voluminoso meningioma, abbiamo saputo dalla sorella Ilaria che Nicola Vono è stato dichiarato morto questa mattina. Siamo increduli e c’è un altro grande

vuoto da superare. Nicola era con l’Aglietta da sempre, critico, stimolante, incazzato, ma sempre utile nelle nostre discussioni.

Sembriamo robusti, ma siamo fatti di carta velina. Ciao Nik e buon viaggio ovunque tu stia andando o sia arrivato. Ciao.

Silvio Viale

 

Voglio ricordarlo così, con questa foto di gruppo di una domenica del 2008, all’arrivo di una Stratorino particolare, quella che gli amici radicali corsero srotolando all’arrivo la bandiera del Tibet, poiché era l’anno delle Olimpiadi di Pechino e si sperava che l’Occidente potesse fare qualcosa per la libertà di quel martoriato popolo. Lui era lì, nel cielo terso di quella mattina, con lo sguardo un po’ sperduto da ipovedente e con un pallone in mano, quel pallone che gli era stato così caro perchè in altri tempi riusciva anche a schiacciarlo in un canestro. Era stata una delle sue sfide, una delle tante, come quella di diventare un assiduo militante dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, lui che si sentiva un figlio del popolo, nipote di quel nonno socialista che amava ricordare. La politica era importante per lui e la viveva con assoluta passione, a volte persino con cocciutaggine, a dispetto del buio che oramai sempre più l’avvolgeva. Nicola Vono ci ha lasciati, a soli 35 anni, e noi siamo qui attoniti a ripensare a tutta la sua grande voglia di vivere, alle lunghe e a volte estenuanti discussioni, all’affetto che ci legava. Addio Nik. Spero che tu corra sopra le nuvole insaccando canestri uno dopo l’altro”

Caterina Simiand (dalla pagina Facebook)

 

Ciao Nic, ti voglio ricordare così come ci siamo salutati l’ultima volta che ci siamo visti, in un campetto da basket deserto, io a bordo campo e tu nel mezzo.

Volevi dimostrarmi a tutti i costi come, anche senza vederci, saresti riuscito a mettere la palla nel canestro. Ti prendevo in giro ma ci riuscivi davvero.

“Bisogna solo continuare a provarci, zia”

Eri fatto così: davi anima e corpo alle tue passioni, fossero esse il basket o la politica, e nonostante le tue difficoltà non mollavi. Giù a muso duro, scassaminchia sempre, come i protagonisti delle tue canzoni preferite

Mi mancherai”

Nathalie Pisano (dalla pagina Facebook)

 

Per tutti noi che abbiamo solo una percezione del reale Nik non c’è più. I ricordi di lui, dei suoi interventi, ora prendono nuovo significato. Nik sprizzava vita da tutti i pori. I vari incontri con lui in assemblee e conferenze stampa, l’ultima quella di Torino all’Associazione Adelaide Aglietta del 15 maggio sulla consegna della petizione alla Regione Piemonte per una legge regionale simile a quella del Fiuli VG, volta all’inserimento delle DAT nella tessera sanitaria. Poi il viaggio con lui e il Presidente Igor Boni a Verbania, dove intervenne nella conferenza stampa per la stessa petizione alla regione Piemonte sulle DAT. 

In particolare mi ha stupito in quel contatto amichevole la sua ironia e come esprimesse la sua percezione dell’altro in modo più profondo di quello che noi vedenti spesso riusciamo a fare. 

Ciao, Niko, che la terra ti sia lieve! e che la tua morte non opportuna per la tua giovinezza non sia di infinito peso a chi ti ama, alla tua famiglia, agli amici e ai compagni radicali.

Mina Welby

 

 

Un articolo di Nicola Vono

Marciando e correndo verso la Casa Bianca, passando attraverso un diamante, un ring, un palazzetto

di Nicola Vono (Agliettanews, numero 44 del 28 gennaio 2009)

 

In questi giorni alcune immagini hanno mostrato Barack Obama giocare a basket, e da buon chicagoano indossare la canottiera dei Bulls, ovviamente con il 23 sulle spalle.

Questo fatto ha una sua rilevanza, che va oltre il possibile tifo del Presidente, perché le figure, vere proprie icone moderne, dello sport americano, i campioni di colore, hanno trasceso e battuto il connotato razziale, hanno abbattuto le barriere, e in un certo senso spianato la strada a Barack Obama.

Se oggi un afroamericano può sedere alla Casa Bianca, significa che molto è cambiato da quel lontano 1947 quando Jackie Robinson fu il primo giocatore nero di baseball, o da quel 1966 quando per la prima volta nella storia una squadra di college basketball, Texas Western, schierò un quintetto base tutto di atleti di colore, che sconfisse in finale Kentucky, nella quale non c’era e non poteva esserci alcun giocatore di colore.

Muhammed Alì prima, Michael Jordan dopo, hanno travalicato ogni confine razziale, hanno fatto sognare ogni ragazzo, uomo a prescindere dal colore della propria pelle, e a prescindere dal loro credo sportivo.

Questo è un elemento che non dobbiamo sottovalutare, soprattutto in una realtà come quella americana, che vive di contraddizioni, ma anche di forte e viva dinamicità, in una realtà dove lo sport, molto più che in Europa, è una vera e propria ancora di salvezza per centinaia di migliaia di ragazzi che vivono in realtà molto difficili, un’occasione per uscire dal ghetto, per letteralmente “salvarsi” la vita. Sono numerosi i casi di giocatori NBA che hanno i più cari e stretti amici morti in qualche sparatoria o per qualche proiettile vagante; o casi come quelli di Leon Powe che possono passare, anche qui letteralmente, dal dormire in una macchina con il fratellino, con la madre in carcere e la casa distrutta dalle fiamme, al diventare un campione NBA con i Boston Celtics.

Non era così scontato 30 o 40 anni fa, che ad un atleta nero, Michael Jordan, fosse riservato in ogni palazzetto una standing ovation di diversi minuti nella sua ultima stagione. Certo, c’è il dato di ammirazione sportiva, del “love for the game”, ma dati alla mano non in tutti gli Usa, ad esempio, il prodotto NBA, ovvero uno sport dove c’è una predominanza degli afroamericani, fisica e tecnica, quindi economica, si vende facilmente, anche per motivazioni sociologiche che non ho ora lo spazio per esaminare.

Forse è vero quello che dice Pannella, che quel sistema lì, quelle regole di democrazia, ogni tot anni producono un fatto nuovo capace di cambiare la politica, l’America, il mondo all’improvviso.

Nella speranza che il President Obama sia questo fatto nuovo, io sono fortemente convinto che ci sia un filo rosso che collega le marce del reverendo King, i pugni di Cassius Clay, il galleggiare nell’aria di MJ e l’attuale inquilino della Casa Bianca”.

 

 

 

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Valerio Federico

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