Finanziamento pubblico ai partiti. Turco: alla ricerca dell’ennesimo sotterfugio contro il referendum promosso dal Partito Radicale

Finanziamento pubblico ai partiti. Ci risiamo o meglio non è mai cambiato nulla dal referendum del 1993 con il quale i cittadini lo cancellarono, referendum promosso nel 1993 dal Partito Radicale

Dichiarazione di Maurizio Turco, tesoriere del Partito Radicale:

“Le hanno provate tutte: Con il quattro per mille e gli stessi iscritti ai partiti non hanno gradito; con il finto rimborso per spese elettorali e per anni la Corte dei Conti ha refertato i bilanci dei partiti non prima di aver premesso che la legge non gli consentiva di fare controlli ma solo di prendere atto delle dichiarazioni e che era fuorviante parlare di rimborsi visto che i partiti ci guadagnavano e non poco (tranne i radicali, si può dire?); con la riduzione dei contributi pubblici (legge 96 del 2012); e per finire, il 28 dicembre 2013 – come auspicio di un buon principio – con il decreto-legge 149 con l’abolizione del finanziamento pubblico: dopo essersi sgolati per venti anni che era stato cancellato con quelle che loro chiamavano riforme ma che era sopravvissuto e i contributi cresciuti a dismisura attraverso dei sotterfugi”.

“Andrebbe riascoltato il dibattito parlamentare sulla legge del 2012 e sulla caparbietà con la quale si sono battuti, come fiere davanti alla preda, per non lasciare alla Corte dei conti il controllo su quel denaro”.

Hanno preferito farsi una commissione ad hoc, con magistrati di varia provenienza, che non ha potuto procedere al controllo per la carenza di risorse e personale che gli avrebbe dovuto assegnare … il Parlamento“.

Altro che trecartari, questi sono professionisti che adesso sono alla ricerca di un ennesimo sotterfugio con il quale abusare della credulità popolare, o meglio della mancanza di informazione”.

 

 

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Maurizio Turco

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