XIV Congresso: Riccardo Magi è il nuovo segretario nazionale di Radicali Italiani. La mozione generale

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Il XIV Congresso di Radicali Italiani, riunito a Chianciano dal 29 ottobre al 1 novembre 2015 sottolinea come il Movimento Radicali Italiani si sia sempre caratterizzato per la spinta riformatrice – nelle istituzioni, nell’economia, nella giustizia e per le libertà civili – e per la duratura analisi circa lo stato della democrazia nel nostro Paese.

Le ripetute iniziative sul “Caso Italia” hanno così rappresentato il necessario presupposto per realizzare lo scopo statutario del Movimento, ovvero “rafforzare le lotte liberali, liberiste e libertarie per la Rivoluzione liberale e per gli Stati Uniti d’Europa”, mettendo al centro della sua azione il diritto dei cittadini a conoscere per deliberare, la regolarità dei procedimenti elettorali e referendari, il rispetto delle convenzioni internazionali, il funzionamento della giustizia quale condizione dello stato di diritto.

Il Congresso evidenzia come di fronte al tentativo, costantemente perseguito, di escludere i Radicali dalla vita politica e, contemporaneamente, di fronte alle sfide sempre più attuali che il Movimento pone da decenni alla comunità europea e internazionale, sia necessaria e urgente una campagna per la riconquista dello spazio necessario per essere soggetto politico alternativo in questo Paese.

 

La mancata cessione di sovranità verso l’alto, verso un’Europa federale e, nello stesso tempo, la mancata cessione di sovranità – in Italia – verso il basso, verso i comuni, verso le grandi città, ha lasciato spazio all’affermarsi o al rafforzarsi dei livelli istituzionali intermedi, lo Stato-Nazione e le Regioni. 

Il movimento, concentrandosi su questa prospettiva, vuole rafforzare il livello più vicino ai cittadini assicurando sovranità all’individuo e, nello stesso tempo, affermare in senso federale l’unico livello istituzionale, quello europeo, in grado di giocare una partita di democrazia, diritti, libertà e competitività sullo scenario globale. 

Il Congresso afferma che le città sono le realtà sociali maggiormente investite da trasformazioni che portano con sé disagi e conflittualità, cui non vengono tuttavia accompagnate soluzioni di governo. Sono al contempo lo scenario in cui, in particolare nella realtà italiana, il sistema dei partiti sta mostrando segnali di grave crisi o di vera e propria implosione per l’incapacità di esprimere una classe dirigente all’altezza delle sfide di governo. Gli apparati clientelari, partitici e sindacali, cresciuti in modo parassitario intorno all’erogazione dei servizi pubblici locali e a ogni aspetto della vita amministrativa, sono una delle facce del regime che più danneggia la qualità della vita dei cittadini e l’esercizio dei loro diritti. Gli scandali esplosi negli ultimi mesi confermano drammaticamente l’analisi Radicale, che individua attraverso il lavoro collettivo dal titolo “La peste italiana” la continua strage di diritto, di principi costituzionali, di norme e di regole che avrebbero dovuto governare la convivenza civile della democrazia italiana. Un sistema di potere trasversale puntualmente denunciato dai Radicali nel corso degli anni, nel silenzio pressoché totale della politica e dei media.

 

Il Congresso ritiene che, negli ultimi anni, le esperienze degli eletti radicali nelle assemblee degli enti locali siano state un valore aggiunto per l’iniziativa Radicale, e tuttavia rileva come continui a mancare un’analisi univoca di quanto accade nei livelli regionali e comunali delle istituzioni, con il rischio concreto di perdere questo patrimonio enorme di conoscenza e conseguentemente di non poter contribuire alla denuncia organica delle violazioni del diritto che, invece, è una delle priorità di Radicali Italiani. 

Il Congresso sottolinea inoltre come le grandi aree urbane e le regioni siano i luoghi in cui è più urgente una riforma degli assetti istituzionali in senso federalista. Una riforma che garantisca più condivisione e partecipazione anche attraverso sistemi elettorali basati sul modello uninominale e rendendo effettivi gli strumenti di iniziativa popolare. E che offra soluzioni strategiche di governo per affrontare le grandi questioni dell’economia, dell’ambiente e dell’immigrazione. Tra le altre proposte, è necessario superare il capitalismo municipale attraverso un’anagrafe pubblica delle attività economiche degli enti locali. E attribuire maggiore autonomia tributaria ai comuni e contestualmente ridurre la tassazione sul lavoro, senza aumentare l’imposizione complessiva. Occorre procedere alla dismissione delle società partecipate a rilevanza economica che non si occupano di servizi pubblici essenziali di interesse generale, anche attraverso la messa a gara e la liberalizzazione dei servizi alla persona. E affrontare il tema cruciale della mobilità attraverso misure concrete e realizzabili come, ad esempio, quelle previste dal modello della congestion charge, utilizzando i proventi per ridurre le imposte locali sul reddito e per investimenti ambientali. Occorre valorizzare l’immigrazione come una risorsa in termini sociali ed economici. A partire da un’accoglienza, per chi chiede asilo, diffusa e integrata su piccola scala, con il coinvolgimento pieno dei comuni nei percorsi d’inclusione e autonomia. 

Il Congresso impegna dunque gli organi dirigenti:

  • a convocare una giornata di studio e approfondimento, invitando studiosi, professioni e istituzioni, anche al fine di confrontare le migliori esperienze di governo delle città
  • a predisporre entro tre mesi un documento che raccolga le azioni politiche Radicali già poste in essere a livello locale ed esprima un progetto di governo a partire dal quale verificare la percorribilità di iniziative popolari e di presenze politiche alle prossime  elezioni amministrative 
  • a elaborare e sostenere strumenti di confronto tra le città europee, a partire da un appello dei sindaci per il rilancio di un progetto che promuova il federalismo mediante la cessione di sovranità verso le istituzioni europee da un lato e verso i comuni dall’altro.

Il Congresso ribadisce come il movimento Radicale sia stato a lungo, in solitario, il partito della riforma del sistema politico e delle istituzioni. Proprio su questo terreno nell’ultimo anno abbiamo assistito a uno dei più grandi interventi sull’assetto istituzionale italiano dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana.

La riforma ha riguardato in modo diverso il superamento delle province, l’istituzione delle città metropolitane, la ridefinizione dei poteri di Stato e regioni, la modifica della legge elettorale per l’elezione della Camera dei deputati e il superamento del bicameralismo paritario, con lo svuotamento di funzioni del Senato. Le nuove regole non risparmiano neppure l’istituto referendario, cui vengono destinati livelli di accesso differenziati.

Riforme che per molti aspetti sacrificano ulteriormente e in nome di una presunta funzionalità, il potere reale e democratico dei cittadini. 

In quest’ottica la riconquista dell’efficacia e del valore dello strumento referendario diviene una priorità d’impegno democratico sulla quale non è concesso arrendersi. Restituire sovranità ai cittadini attraverso la riforma della legge del 1970 è un obiettivo di Radicali Italiani da rilanciare nel prossimo anno per riportare l’istituto referendario agli standard democratici internazionali, attraverso un confronto con Governo e Parlamento, cogliendo l’occasione del referendum confermativo sulla riforma costituzionale. 

A tal fine il Congresso invita gli organi eletti:

– a predisporre il testo di un “Referendum Act”, partendo dal testo inviato a tutti i parlamentari il 30 settembre del 2013 al termine della fallita campagna referendaria, che introduca misure di semplificazione e digitalizzazione che legalizzino il procedimento referendario.

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Il Congresso preso atto che le recenti modifiche legislative hanno ridefinito le regole sull’accesso alle elezioni e sul finanziamento della politica, impegna gli organi dirigenti ad elaborare una strategia che consenta di cogliere le opportunità coerenti con un sistema di finanziamento liberale e democratico, nonché di incardinare davanti alla Corte Costituzionale iniziative legali per eliminare le norme discriminatorie e volte a conservare lo status quo. 

Il Congresso fa proprio il documento di Deborah Cianfanelli sullo stato della giustizia civile in Italia e impegna gli organi dirigenti a diffonderlo – a partire dalla Conferenza “Stato di Diritto dell’Unione Europea” del prossimo 19 novembre – in tutte le sedi politiche ed istituzionali nazionali, europee e internazionali.

Il perseguimento dell’irrinunciabile principio democratico dello “stato di diritto” è minato nelle sue fondamenta da decenni di violazioni della Costituzione, nonché violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo per le quali l’Italia continua ad essere, nonostante l’approvazione di alcune leggi, sotto “osservazione speciale” da parte del Consiglio d’Europa.

L’Italia è poi lo Stato membro che, in modo preminente, si trova a essere in palese violazione del diritto dell’UE, attestandosi, insieme alla Grecia, al primo posto tra i 28 paesi, con ben 89 contestazioni da parte della Commissione europea e 34 condanne, dal 2010 al 2014, per inadempimento.

I Radicali hanno più volte denunciato lo Stato italiano dinanzi alla Commissione europea portando in alcuni casi all’apertura di diverse procedure di infrazione. Questo strumento è ora patrimonio comune grazie al lavoro di Massimiliano Iervolino, un vademecum disponibile per ogni cittadino dal titolo “Denuncia alla Commissione Europea riguardante inadempimenti del diritto comunitario. Uno strumento utile per risolvere questioni nazionali e locali”.

Il Congresso impegna gli organi dirigenti:

  • a proporre al Governo italiano i seguenti obiettivi: a) la chiusura, entro la fine del 2016, di almeno la metà delle procedure di infrazione ancora pendenti; b) il rispetto, in tempi brevi, di quanto stabilito dalle tre sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea che, ancora oggi, prevedono il pagamento di multe; c) l’osservanza di quanto stabilito dalle dieci sentenze della Corte di Giustizia Ue affinché si evitino nuovi deferimenti che, in caso di condanna, comporterebbero nuove ed ingenti multe;
  • a chiedere al Governo italiano – nell’ambito delle iniziative del PRNTT per il diritto alla conoscenza – di rendere pubblici tutti i documenti ufficiali che accompagnano la fase di contenzioso con la Commissione europea;
  • e impegna altresì
  • a monitorare sia le condanne della Corte che le procedure di infrazione aperte contro l’Italia e a segnalare alla Commissione europea le inadempienze dello Stato e degli enti locali fornendo inoltre ai militanti e alle associazioni Radicali tutti gli strumenti utili per perseguire questo obiettivo;
  • a denunciare per danno erariale i responsabili di eventuali e future condanne dell’Italia da parte della Corte di Giustizia e di segnalare alla magistratura contabile eventuali decisioni della Commissione in merito alle rettifiche finanziarie.

Il Congresso, di fronte alla latitanza del Governo e del legislatore sui temi delle libertà civili, si impegna a sostenere e valorizzare tutte le iniziative per la difesa dei diritti oggi negati. Il Congresso, affinché anche in Italia si inauguri quella stagione di demolizione delle leggi proibizioniste sulle droghe, sostiene ogni iniziativa utile – legislativa, referendaria, di disobbedienza – che porti alla legalizzazione. Così come impegna gli organi dirigenti a proseguire nell’azione di supporto alla legge d’iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia promossa dall’Associazione Luca Coscioni e che ha visto impegnate nella raccolta firme numerose realtà radicali in tutta Italia. E ad assicurare pieno supporto alle battaglie per la libertà sessuale e favorire la promozione di una riforma organica del diritto di famiglia che passi dall’introduzione del matrimonio egualitario.

Riccardo Magi

Valerio Federico

La mozione è stata approvata con 98 voti a favore, 15 astensioni e 23 voti contrari.

 

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Riccardo Magi e Valerio Federico

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