#menoinquinomenopago. Legambiente e Radicali hanno presentato al Senato gli emendamenti ecologici alla legge di Stabilità

Cancellare sussidi alle fonti energetiche fossili e al depauperamento dell’ambiente e per liberare oltre 5 miliardi di euro da usare per ridurre il costo del lavoro, investire in efficienza energetica e in riqualificazione ambientale. È questo il senso della proposta di “correzione ecologica” alla legge di Stabilità presentata oggi da Edoardo Zanchini di Legambiente e Michele Governatori di Radicali italiani in una conferenza stampa al Senato.

“Se le nostre proposte di correzione trovassero spazio nella legge di Stabilità si tratterebbe una riforma strategica, sia dal punto di vista fiscale che da quello ambientale. Ringraziamo tutti i deputati e i senatori che hanno fatto propri i nostri emendamenti e lanciamo un appello anche a tutti i singoli parlamentari e a tutti i gruppi politici affinché si impegnino a sostenerli”, ha dichiarato il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi.

Per Michele Governatori, responsabile dell’iniziativa per Radicali Italiani, “paradossalmente questa è una iniziativa di retroguardia, chiediamo che il governo rispetti la legge delega fiscale 2014 che all’articolo 15 già lo impegna a una revisione ecologica del fisco”.

Per Valerio Federico, tesoriere di Radicali Italiani: “In Italia chi consuma ambiente viene premiato, con varie forme di sussidi, che per le fonti energetiche fossili valgono 5 miliardi. Legambiente e Radicali Italiani chiedono di cancellarli e di usarli per abbassare le tasse sul lavoro e per liberare risorse per investire in innovazione ambientale. C’è un’occasione per il governo Renzi: tutelare l’ambiente, la salute e nello stesso tempo ridurre la tassazione senza deficit rispettando gli impegni presi con l’Europa”.

All’incontro hanno partecipato anche Gianni Girotto (Senato, Movimento 5 Stelle), Oreste Pastorelli (Camera Deputati, Pd), Samuele Segoni (Camera, Misto – Alternativa Libera), Mara Mucci (Camera, Misto – Alternativa Libera), Pippo Civati (Camera, Possibile), Eleonora Bechis (Camera, Misto – Alternativa Libera), Gessica Rostellato, (Camera, Partito Democratico), Giovanni Piccoli (Senato, Forza Italia), Valerio Federico (tesoriere Radicali Italiani), Riccardo Magi (segretario Radicali Italiani), Annalisa Corrado (Green Italia), Massimo Caleo (Senato, capogruppo Pd commissione Ambiente), Mara Mucci (Camera dei deputati, Misto – Alternativa Libera), Pia Locatelli (Camera – Misto – Partito Socialista Italiano), Adriano Zaccagnini (Camera, Sinistra Italiana – Sel), Walter Rizzetto (Camera, Misto-Alternativa Libera), Massimiliano Manfredi (Camera, Partito Democratico), Beatrice Brignone (Camera, Misto – Possibile), Luca Pastorino (Camera, Misto – Possibile).

Gli impegni che l’Italia ha preso a livello europeo e che saranno al centro del prossimo vertice sul clima di Parigi (COP21) richiedono un sistema di segnali economici corretti o perlomeno non clamorosamente incoerenti come quelli attuali. Serve un sistema fiscale meno pesante sui redditi e che disincentivi di più il depauperamento dell’ambiente, lo hanno dichiarato tra gli altri l’Ocse, l’Imf e la Banca Mondiale, e l’Italia nel 2014 si è impegnata con l’Onu a studiare come farlo.

I due articoli che l’iniziativa “#menoinquinomenopago” propone di aggiungere alla Legge di Stabilità 2016 applicano alcuni degli obiettivi su cui il Parlamento ha già impegnato il governo con la Delega Fiscale del marzo 2014, e che il Governo – salvo l’annuncio di un Green Act – ha per ora ignorato.

La proposta prevede, nel sistema fiscale:

  • L’abolizione di tutte le esenzioni alle accise sui prodotti energetici fossili, stimate dal Tesoro in circa 5 miliardi all’anno;
  • La rimodulazione delle accise sugli stessi prodotti sulla base del contenuto di gas-serra (carbon tax).

Nelle regole d’accesso al patrimonio ambientale oggi il sistema di tutela e la fiscalità sul prelievo e l’uso di risorse limitate e non rinnovabili è iniquo, pro-consumo e a favore delle rendite. Con #menoinquinomenopago si propone di intervenire attraverso:

  • L’introduzione di un canone minimo nazionale per le concessioni di coltivazione di cava differenziato per tipologie di materiali;
  • La fissazione di un’ecotassa minima per lo smaltimento in discarica;
  • L’adeguamento al rialzo dei canoni per le concessioni di acque minerali in tutto il territorio nazionale;
  • L’introduzione di principi e regole di tutela uniformi in tutto il territorio nazionale sull’esclusione di aree di pregio dalle attività di escavazione e di estrazione di acque.

I canoni per le concessioni da cava passerebbero così da 34 milioni di euro all’anno a 230 milioni, quelli per le concessioni di acqua minerale da 12 milioni di euro all’anno a 240 milioni, quelli per il conferimento a discarica da 40 milioni di a 500 milioni. Mentre oggi per l’estrazione di acque minerali si pagano canoni in media pari a 0,1 centesimi per litro mentre per le cave si pagherebbe il 20 per cento del prezzo di vendita finale del materiale (oggi siamo al 3,5 per cento e in alcune regioni a zero).

Le risorse generate da tutte queste proposte finanzierebbero:

  • Riduzione delle imposte sul reddito di persone e imprese;
  • Contributi a investimenti in efficienza energetica nei settori interessati alle modifiche;
  • Recupero e messa in sicurezza ambientali negli ambiti coinvolti.

 

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