Metro C, cantieri aperti senza permessi

il Tempo 12/12/2015
Vincenzo Bisbiglia

Cantieri in funzione senza i permessi necessari. Non solo il Consorzio Metro C ha iniziato i lavori avia dei Fori Imperiali senza l’ approvazione del progetto dap arte del Ministero Infrastrutture e i relativi finanziamenti del Cipe, ma ora spunta anche l’assenza del nulla osta archeologico da parte della So – printendenza ai Beni Culturali. Sarebbe dunque «una buona notizia» lo stop ai cantieri a tempo indeterminato dichiarato dalle imprese dal prossimo 15 dicembre. A svelare un nuovo retro scena dell’interminabile telenovela sulla terza linea della metropolitana romana è stato Riccardo Magi, ex consigliere comunale e oggi segretario nazionale dei Radicali Italiani, che a nome del suo partito ha presentato una diffida al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro Graziano Delrio, «affinché non prendano ulteriori iniziative, amministrative o economiche, per proseguire l’opera» e «lo stop all’erogazione di ulteriori fondi per non recare danno alle finanze pubbliche». Ma possibile che la Soprintendenza non abbia dato il nulla osta definitivo e il Governo abbia comunque concesso il finanziamento? Lo spiega lo stesso Riccardo Magi, nella memoria firmata insieme all’avvocato Francesco Mingiardi e al professore universitario, Ing. Antonio Tamburrino. «Nel 2009 – si legge- è stato sottoposto alla Soprintendenza un progetto definitivo perla tratta T3 (San Giovanni-Colosseo, ndr), totalmente diverso da quello affidato con il contratto. La Soprintendenza si è limitata ad autorizzare esclusivamente il programma di studi e ricerche archeologiche preventivi». Documenti alla mano, a pagina 2 del parere n. 28812/2009 si legge infatti che «questa soprintendenza autorizza le attività di indagine e di scavo archeologico previste nel progetto Definitivo». Quindi, come sottolineano i Radicali «il nulla osta ai lavori era chiaramente subordinato alla favorevole conclusione degli studi e delle indagini prescritti nel parere». Arriviamo quindi al 2010, quando il Cipe approva il progetto della tratta T3, dichiarando di fare proprio il parere della Soprintendenza. «Evidentemente – si legge nella memoria – il parere non è stato letto con la dovuta attenzione, altrimenti non si sarebbe potuto approvare il progetto per la mancanza del necessario nulla osta». Anche il cantiere di via dei Fori Imperiali potrebbe rivelarsi inutile, proprio perché il progetto di prosecuzione dell’opera fino a Ottaviano non è mai stato presentato al Ministero Infrastrutture e dunque il Cipe non ha potuto approvare lo stanziamento dei fondi. I ritardi (almeno 5 anni), gli extracosti (3,9 miliardi di euro fin qui spesi) e numerose inchieste giudiziarie hanno spinto Riccardo Magi a presentare diffida al Governo: «Si risolva oggi il contratto in esecuzione agendo in giudizio per l’accertamento dell’inadempimento del contratto, si ottimizzi quanto realizzato fino ad ora e si metta a gara una soluzione alternativa per la mobilità capitolina».

 

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