OLIMPIADI: Riccardo Magi risponde a Roberto Giachetti

Caro Roberto, cerchiamo di non buttarla in caciara sulle Olimpiadi. Io non sono rassegnato né “gufo”, come non lo è chi insieme a me sta raccogliendo le firme per le strade di Roma per indire un referendum.
Penso che Roma debba tornare a essere una capitale ambiziosa e possa ripartire per essere alla pari delle grandi città europee.
Il problema è la mediocrità della sua classe dirigente che ha preso e prende scelte che non rispondono affatto a questa ambizione, ma ad altri interessi.
Immaginare investimenti pubblici per miliardi di euro significa avere un progetto di trasformazione della città, della mobilità, dei servizi. Un’idea di cosa resterà a Roma in termini di benefici duraturi: la famosa legacy. Ma tu Roberto, di’ la verità, lo hai letto il dossier inviato al Cio da Malagò e Montezemolo?
Non si può parlare di olimpiadi low cost a fronte di un progetto come questo. Roma non torna alla pari delle capitali europee se si realizza un villaggio olimpico da 17 mila posti letto a Tor Vergata quando all’Università ne servono al massimo 800/1000. E cosa ne sarà degli altri? Faremo un nuovo quartiere ritoccando il Piano regolatore in un’area dove ha una concessione esclusiva il più grosso costruttore romano?! Chi lo propone, e chi come te lo appoggia, dovrebbe rispondere, mentre esulta per il nuovo codice degli appalti che dovrebbe garantire concorrenza, trasparenza e legalità.
Roma non sarà meno mediocre se si realizza un lago artificiale lungo 2,5 Km – spendendo 70 mln di euro (?) – nella Riserva Naturale Statale del Litorale e in un’area di massimo vincolo di sicurezza aeroportuale, dove cioè non si possono fare bacini d’acqua che attirano uccelli da ogni dove. Non si può fare! Chi lo propone difficilmente potrebbe governare una capitale europea.
E poi, gli 1,8 miliardi di euro di cui parli non sono soldi che il Cio benevolmente regala alla città. Sono una parte minima dei ricavi (parte dei biglietti, dei diritti tv, degli sponsor ecc.) che il Cio lascia alla città a copertura solo parziale dei costi organizzativi, ben più elevati.
Alla luce dei fatti messi nero su bianco dagli stessi protagonisti di grandi eventi di cui ancora paghiamo le spese a distanza di decenni, affermare, come scrivi, che “la logica della candidatura di Roma da parte del CONI, coincide con la logica della mia candidatura a sindaco”, significa smentire ogni proposito di discontinuità e rottura con i fallimenti del passato.
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