Referendum Trivelle: Radicali Italiani sostiene (finalmente) il sì!

Con un emendamento alla Mozione Generale, il Comitato Nazionale di Radicali Italiani si è espresso per il al “Referendum trivelle” del 17 aprile.

La dirigenza radicale, pur avendo promosso un ricorso al Tar per chiedere l’annullamento del Decreto di indizione del referendum popolare e l’accorpamento con le amministrative, nonché denunciare l’illegittimità dell’invito all’astensione da parte del governo, non aveva sciolto il nodo politico sulla consultazione referendaria.

Una condizione che aveva spinto gli EcoRadicali a pubblicare un manifesto in favore del sì, sottoscritto da associazioni, dirigenti e iscritti radicali: il 3 aprile, ovvero 2 giorni prima della presentazione del ricorso al Tar. Crediamo sia giusto ed onesto annoverare anche il nostro manifesto per il sì tra le “iniziative radicali” in merito al referendum del 17 aprile.

Il merito del voto del Comitato di oggi è quello di aver inquadrato la consultazione referendaria in un alveo proprio, non solo tecnico-giuridico ma più propriamente politico; ragioni che abbiamo avuto modo di esporre nel dibattito generale e nel voto sull’emendamento nel corso dei lavori del Comitato e che riassumiamo in modo sintetico.
L’introduzione della «durata utile della vita del giacimento» viola il diritto comunitario in materia di concorrenza, impatto ambientale e sicurezza; su questi aspetti, gli EcoRadicali hanno già inviato un dossier conoscitivo alla Commissione europea che ha chiesto alcune integrazioni per poter avviare la procedura EU-Pilot. Alle violazioni del diritto comunitario si aggiunge il fatto che siamo di fronte a infrastrutture localizzate nelle 12 miglia, ovvero insistenti nel demanio dello Stato e che, in quanto tale, appartiene ai cittadini e che quindi non può essere affidato a tempo indeterminato ai petrolieri.

In secondo luogo, insistiamo sulla portata strategica del referendum. Il 17 aprile decidiamo se vogliamo continuare a raschiare il fondo del barile, come intende fare Renzi, oppure se vogliamo entrare nel ventunesimo secolo: anche alla luce del fatto che l’Italia, in quanto firmataria dell’accordo sul clima di Parigi COP21, ha preso l’impegno – insieme e davanti la comunità mondiale – di adottare politiche mirate alla riduzione dei gas climalteranti. Occorre quindi garantire, sin da ora, il diritto alla conoscenza di tutti i cittadini sugli impegni che ci attendono e comprendere che non c’è più posto per le fonti fossili. A beneficio di chi ci legge, anche per evitare fraintendimenti pretestuosi, questo secondo aspetto non è oggetto del referendum: il 17 aprile potrebbe però compiersi il primo passo per iniziare a discutere (finalmente in modo democratico) su quale politica energetica vogliamo. È un dibattito che attendiamo dagli quarant’anni e che non possiamo più rimandare.

Il 17 aprile votiamo e facciamo votare sì: #LiberaIlMare #UnMareDiSì

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