Ecco come Milano supera Roma: lo studio di Radicali Italiani

Il mercato del lavoro a Roma: una tranquilla stagnazione senza futuro. Nella Capitale la maggioranza degli spostamenti con i mezzi privati a motore, a Milano con i trasporti collettivi.

La Repubblica e Sergio Rizzo sul Corriere della Sera raccontano il dossier elaborato da Roberto Cicciomessere di Radicali italiani.

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Al grande slancio del capoluogo lombardo prima, durante e dopo l`Expo corrisponde la profonda crisi gestionale in cui è caduto quello del Lazio

Milano-Roma 2 a O il derby dei servizi , è tutto meneghino

di Daniele Autieri
Roma e Milano, ovvero il Colosseo e il Duomo, il lavoro quanto basta e l’operosità produttiva, la trattoria che lascia il posto all’aperitivo e il “se vedemo così te spiego” sostituito dal “briffare”. Città a confronto come due modi di vivere allo specchio, luoghi comuni scolpiti nella quotidianità, stili di vita lontani, sistemi economici differenti di due motori che insieme fanno da locomotiva al Paese intero. La Roma gaudente si porta dietro il peso della macchina burocratica non solo ministeri, enti, politica, ma l’esercito dei 24mila dipendenti comunali che si assottigliano a 15mila quando si guarda al comune di Milano, esempio mai rinnegato di un primo della classe che adora indossare l’abito della capitale morale. Roma gli corre dietro, partendo dall’economia, forte ma non abbastanza; dai servizi pubblici locali, sgangherati più che mai; dalla qualità della vita, concetto sconosciuto per una città caotica e inquinata. E allora basta guardare al valore aggiunto pro capite, superiore del 41,8% nella città meneghina (44.555 contro 31.415 euro); al Pil pro capite, dove Milano sorpassa Roma del 18,8% (Ancora al reddito imponibile che nella capitale è inferiore del 22,7%. Tre numeri che confermano come la ricchezza abbia preso il treno verso il Nord, inaugurando la lunga lista dei confronti che da sempre ha acceso la rivalità tra le due città. Il lavoro. Le differenti velocità impresse al sistema produttivo dall’economia locale impattano in primo luogo sul mercato dell’occupazione. Un Rapporto pubblicato quest’anno dai Radicali italiani indica che sono 127mila i disoccupati romani contro i 51mila milanesi. Anche gli inattivi, le persone fuori dal mercato del lavoro, sono oltre 500mila nella Capitale contro i 207mila del capoluogo lombardo. Milano si conferma un grande attrattore per chi cerca lavoro (il 50,2% dei suoi occupati non risiede in città), mentre a Roma la percentuale di chi viene da fuori si ferma al 21,2%. Oltre la metà degli occupati milanesi svolge lavori altamente qualificati, una percentuale che scende al 44% nel caso di Roma. Inoltre la mappa del lavoro nella Capitale è fortemente differente in base alle zone: il valore del reddito medio che si registra nel municipio Parioli-Nomentano è doppio rispetto a quello di quartieri come Tor Bella Monaca, Torre Angela, Torrespaccata. Sperequazioni economiche che in una città dal territorio vasto come quello della capitale rischiano di mettere in scena lo stesso copione di ingiustizie sociali che si ripete in tutte le più grandi metropoli mondiali. I trasporti. Nella città degli scioperi settimanali, delle buche mai chiuse, del traffico congestionato, muoversi diventa l’ambizione più alta per chiunque. Secondo i calcoli dei Radicali, ogni cittadino romano impiega in media un’ora e sette minuti per muoversi nella capitale. Forse è anche per questo che solo i 126,7% dei romani prende i mezzi pubblici, contro il 37,3% dei milanesi. E qui la seconda nota dolente: l’Atac di Roma, che di dipendenti ne ha 11.878, riesce a macinare ogni anno 12.658 chilometri per dipendente, contro i 17.483 della Atm milanese che di dipendenti ne ha 9.695. Non solo: a fronte di una popolazione più che doppia e di una rete di trasporto più ampia, nel 2015 l’Atac ha ricavato dalla vendita dei biglietti appena 260 milioni di euro contro i 423 milioni della società meneghina. Il mercato delle abitazioni. La riqualificazione dell’Eur, che passa attraverso progetti importanti come l`inaugurazione della Nuvola di Fuksas, e la tenuta storica di alcuni quartieri come Prati e il Centro: sono questi i due punti di forza del mercato immobiliare romano che, a differenza di quello milanese, paga lo scotto dell’immobilismo. Mentre il capoluogo lombardo ha vissuto negli ultimi anni una profonda trasformazione urbanistica, che ha dato vita al quartiere di Porta Nuova, Roma ha subito lo stato di abbandono di alcune aree cittadine. Tutto questo ha un riflesso sui numeri perché, come confermano le ultime analisi dell’ufficio studi di Tecnocasa, nel primo semestre di quest’anno il numero di compravendite è cresciuto a Milano del 28,1%, più del doppio rispetto al +12,5% registrato a Roma. Anche i prezzi, rimasti stabili nel capoluogo lombardo, sono invece diminuiti dell’1% nella capitale. Una lotta impari. Nel difficile confronto che mette uno di fronte all’altro il successo dell’Expo con la fuga romana dalle Olimpiadi, l’infinita metro C di Roma e la linea 5 che sta per essere inaugurata a Milano, trovare l’unità di misura corretta è un esercizio quasi impossibile. La superficie di Roma è grande quasi nove volte rispetto a quella di Milano, una città così sconfinata da essere raggiunta solo mettendo insieme Madrid, Barcellona e Vienna. È vero quindi quanto scrisse un anno fa su “Il Manifesto” Alberto Asor Rosa, ossia che «se caliamo la mappa di Milano su quella di Roma, Milano parte dal Quarticciolo e arriva a Porta San Giovanni: non entra neanche nella porzione storica e monumentale della Capitale». Insomma, Milano è più piccola e governabile di Roma. Però questa disparità di confini geografici non deve essere una giustificazione per alimentare quel divario economico tra due città, che non sono mai state tanto lontane l’una dall’altra.
Giovani occupati e più viaggi in metro

Ecco come Milano supera Roma

Dal reddito pro capite all’uso dei mezzi pubblici: tutti i deficit della Capitale
di Sergio Rizzo  
 
Per appurare lo stato di salute della capitale d’Italia è sufficiente un semplice confronto fra due numeri. Il primo, 44.555 euro, è il valore aggiunto procapite di Milano; il secondo, 31.415 euro, quello di Roma. La differenza è del 41,8%. Ben più abissale del solco, già abbastanza profondo, del Pil procapite: 18,8% a favore di Milano. Nonché del reddito imponibile, visto che quello dei milanesi è del 22,7% superiore rispetto a quello dei romani. Ricorda da vicino, la frattura, il divario fra la ricchezza prodotta nel Centro Nord e al Sud del nostro Paese, dove il pil procapite non arriva al 60% di quello del resto del Paese. E quei 13.140 euro che separano Roma da Milano non dicono nemmeno tutto. Perché nella graduatoria del valore aggiunto per province la capitale è fra le prime dieci quella che ha subito il più violento contraccolpo della crisi, con un calo del 7,9% fra il 2009 e il 2013. Mentre nello stesso periodo Milano cresceva dell’1,7%.
Lo studio
Fanno impressione i dati contenuti in uno studio elaborato in collaborazione con i Radicali italiani di Riccardo Magi da Roberto Cicciomessere, già parlamentare radicale di lungo corso e oggi esperto di politiche del lavoro. Ma i numeri del valore aggiunto non fanno altro che rispecchiare due realtà per molti aspetti agli antipodi. Roma è paralizzata, Milano si muove a ritmi europei.
I dati
Il tasso di occupazione giovanile, per esempio, è passato fra il 2008 e il 2014 dal 19 al 12,7% a Roma, dove la quota di giovani di età compresa fra 15 a 24 anni in cerca di un lavoro è salita dal 29,1 al 43,9%. Un dramma che in quegli anni ha investito l’Italia intera, certo: ma a nella capitale più duramente che altrove, se si considera che la media nazionale alla fine del 2014 si attestava al 42,7%. E a Milano era al 38,2%: quasi sei punti meno che a Roma. Ancora. Nella capitale ci sono 84 mila giovani fra 15 e 29 anni che non lavorano né studiano e neppure frequentano corsi di formazione. Sono il 20,7% contro il 15,3 di Milano, dove ne vengono censiti 26 mila. Meno di un terzo.
Le due velocità nell’intercettare la ripresa
Né le cose migliorano più di tanto con la tiepidissima ripresa dell’economia. A Roma si è registrato nel 2015 una crescita pari allo 0,3% degli occupati rispetto al 2014, mentre a Milano l’aumento è stato del 4,3%; sempre nello scorso anno a Roma i disoccupati sono diminuiti del 3,1%, mentre a Milano il loro numero è sceso del 9,2%. Il fatto è che negli ultimi anni la struttura dell’economia della capitale si è profondamente modificata. «Con la crisi economica e il ridimensionamento di Telecom», sostiene il rapporto sottolineando che dalla privatizzazione al 2013 gli occupati della compagnia telefonica sono passati dai 120 mila iniziali a 50 mila, il valore aggiunto è letteralmente crollato fra il 2008 e il 2013 nei servizi di comunicazione: la flessione è stata del 19,5%, dopo che nel periodo 2000-2008 quel settore aveva mostrato un progresso di ben il 99,7%. e in quello delle «attività professionali, scientifiche e tecniche», dove si è accusata una flessione del 9,7%.
ll settore immobiliare
Al tempo stesso sono cresciute le attività economiche più speculative. Come testimonia il balzo del settore immobiliare: +14,8% fra il 2008 e il 2013, nonostante la situazione di difficoltà di un mercato che nei nove anni precedenti era salito di ben il 63%. Ed è ancora l’unico che continua davvero a tirare ancora. L’occupazione dunque ristagna, come l’attività economica, e i ritmi di vita sono più lenti.
Gli spostamenti (e gli incidenti stradali)
Ogni romano impiega mediamente un’ora e sette minuti per andare e tornare da luogo di lavoro, scuola o università. E se la differenza con i 57 minuti di Milano sembra poca cosa, si deve tener conto della qualità del trasporto. Già a Roma circola meno gente che a Milano: il 78% della popolazione contro l’82,7%. Poi a Roma il 58 per cento si muove con l’auto propria, la moto o lo scooter. Usa i mezzi pubblici solo il 26,7%, a fronte del 37,3 a Milano: dove solo il 36,9% si muove con mezzi privati. Se il 28,2% dei lavoratori milanesi utilizza la metro, a Roma non superano il 12,2%. Una sproporzione enorme. E questi sono dati del censimento del 2011, quando il trasporto pubblico nella capitale non era ancora in questo stato: ormai circola regolarmente meno della metà dei mezzi a disposizione. Inutile chiedersi perché a Roma, dove magari si verificano meno incidenti stradali rispetto a Milano (4,7 ogni mille abitanti invece di 6,7 ma soprattutto a causa delle biciclette ben più numerose nel capoluogo lombardo), si registra invece il quadruplo dei morti: 154 contro 42.

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