Lettera a Sergio Mattarella: richiesta di incontro su legge elettorale

Lettera inviata all’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Signor Presidente,
la decisione delle maggiori forze politiche di riformare la legge elettorale attraverso un dibattito parlamentare frettoloso non appare ispirato agli inviti che Lei ha rivolto al Parlamento e dettato dalla necessità di offrire tanto ai cittadini la possibilità di esprimere la propria volontà attraverso un modello elettorale chiaro e sperimentato, quanto a tutte le forze politiche – anche quelle non rappresentate in Parlamento ovvero che non possono beneficiare dell’esenzione dalla raccolta delle sottoscrizioni – di concorrere a parità di condizioni e diritti.

Il sistema in discussione alla Camera sembra, piuttosto, ispirato dall’interesse convergente della maggior parte delle forze presenti in Parlamento a definire un meccanismo disegnato su misura con l’intento (illusione?) di rendere possibile un determinato esito elettorale e di garantire alle medesime forze parlamentari una rappresentanza ed un ruolo anche nella prossima legislatura. Tutto ciò solleva gravi riserve di legittimità costituzionale e rischia di compromettere ulteriormente le fondamentali garanzie democratiche tutelate dal nostro ordinamento.

Il dibattito parlamentare in corso deve essere, altresì, giudicato alla luce dei tempi nei quali si sta svolgendo e dunque dell’incombere della scadenza naturale della legislatura e delle elezioni per il rinnovo del Parlamento. Il Codice di buona condotta in materia elettorale della “Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto” (detta Commissione di Venezia), approvato nel 2003 dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa – al quale ha fatto riferimento anche la Corte europea dei diritti dell’uomo per sanzionare le condotte di alcuni stati membri – stabilisce, infatti, che è indispensabile evitare di effettuare modifiche normative in ambito elettorale nell’anno che precede la competizione per la scelta del corpo legislativo, perché “anche in assenza di volontà di manipolazione, questa apparirà in tal caso come legata ad interessi congiunturali di partito”.

Non ci sfuggono l’importanza ed il senso degli appelli che Lei ha rivolto al Parlamento per l’armonizzazione dei sistemi elettorali di Camera e Senato e dunque per una riscrittura della legge elettorale. E tale passaggio – a nostro parere – può essere fatto tenendo in adeguata considerazione, tra le altre cose, il Codice di buona condotta in materia elettorale, che stabilisce, tra le altre cose, che: “La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia. Infatti, se le norme cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato e non capirle, specialmente se presentano un carattere complesso a distanza di pochi mesi, se non di poche settimane dall’apertura del procedimento elettorale (…)” precisando, poi, che “La necessità di garantire la stabilità, in effetti, non riguarda, tanto i principi fondamentali, la cui messa in causa formale è difficilmente immaginabile, quanto, alcune norme più precise del diritto elettorale, in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni. Questi tre elementi appaiono di sovente – a torto o a ragione – come determinanti per il risultato dello scrutinio, ed è opportuno evitare, non solamente le manipolazioni in favore del partito al potere, ma anche le stesse apparenze di manipolazioni.”

Tale passaggio del Codice di buona condotta appare particolarmente calzante dal momento che la legge in discussione non soltanto introduce un meccanismo – non sperimentato in precedenza – fondato sulla ripartizione del paese in 231 collegi uninominali per la Camera, in 102 per il Senato ed in un numero, non ancora definito, di collegi plurinominali per l’assegnazione dei restanti seggi su base proporzionale, ma rinvia la definizione del numero dei collegi plurinominali e per la esatta delimitazione dei collegi uninominali ad uno o più atti delegati che il Governo finirà per emanare a poche settimane dall’apertura del procedimento elettorale.

Una modifica del sistema di voto in tempi così stretti che incide su elementi decisivi per l’esito elettorale come una innovativa delimitazione dei collegi uninominali e plurinominali previsti, va accompagnata con opportuni meccanismi che scongiurino il rischio che la riforma appaia funzionale agli interessi delle forze parlamentari che la approveranno. Da questo punto di vista in sede di modifica della legge elettorale è necessario prestare particolare e specifica attenzione alle norme che regolano la raccolta delle firme affinché non siano irragionevolmente punitive e discriminatorie specialmente nei confronti delle formazioni politiche non presenti in Parlamento. Sino a questo momento si è purtroppo deciso di procedere diversamente.

Da una parte sono state introdotte delle disposizioni che impongono la raccolta di un numero piuttosto significativo di firme per la presentazione dei candidati nei collegi uninominali e delle liste plurinominali, stabilendo altresì una soglia minima di collegi plurinominali – il 75% di quelli previsti nella singola circoscrizione elettorale – nei quali ciascuna lista deve essere presente a pena di inammissibilità e decadenza di tutte le candidature. Una norma di questo tipo impone la raccolta di un numero rilevante di sottoscrizioni all’interno di ambiti geografici che verranno definiti a poche settimane dal voto con il decreto delegato dal governo, e con l’obbligo di prestare attenzione al fatto che i sottoscrittori siano iscritti alle liste elettorali dei comuni compresi nel collegio plurinominale ovvero – nel caso delle circoscrizioni relative alle città più grandi – che esercitino i diritti elettorali nella porzione del territorio comunale che ricade all’interno del collegio plurinominale.

Dall’altra parte la proposta di legge in discussione alla Camera non interviene, in alcun modo, sulla disposizione vigente che esonera dall’obbligo di raccogliere le firme i partiti ed i movimenti politici presenti in Parlamento facendo sì che l’innovativo e particolarmente oneroso sistema relativo alla raccolta firme – vista anche la ripartizione delle circoscrizioni elettorali in collegi plurinominali – trovi applicazione solo rispetto ai partiti ed ai movimenti non rappresentati in Parlamento alla data indicata dalla normativa vigente.

Il combinato disposto di queste scelte normative impedisce nei fatti ovvero condiziona molto pesantemente il concreto esercizio del diritto di tutti i cittadini – espressamente tutelato dall’art. 49 della nostra Costituzione – di associarsi liberamente e di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. In merito a ciò, ben consapevoli e rispettosi del ruolo che spetta alla Presidenza della Repubblica nel processo di formazione delle leggi, riteniamo che vada tenuto in adeguata considerazione il fatto che il sistema elettorale tedesco – che analogamente a quello in discussione si basa sulla presenza di collegi uninominali e di liste proporzionali – prevede che i gruppi e le forze politiche non stabilmente rappresentate nelle assemblee rappresentative (federale o regionale) raccolgano di un numero quasi simbolico di sottoscrizioni (sono necessarie 200 firme per la candidatura per il collegio uninominale e 2.000 firme per la lista a livello di ogni circoscrizione elettorale che coincide con i Land). Anche la Corte europea dei diritti dell’Uomo (causa Ekoglasnost c. Bulgaria, 2012) ha stabilito che occorre mantenere “un giusto equilibrio tra l’obiettivo legittimo di scoraggiare le candidature fittizie e l’obbligo di non ostacolare l’accesso alle elezioni ai partiti politici o ai candidati indipendenti legittimi”.

La mancanza di un’appropriata considerazione del diritto di tutti i cittadini di aggregarsi e di partecipare attivamente alla vita politica – se non una vera e propria discriminazione nei confronti dei soggetti attualmente non rappresentati in Parlamento – appare confermata dalla scelta di non inserire nel testo base adottato dalla Commissione parlamentare competente le disposizioni innovative che prevedono la possibilità per i cittadini di firmare per la presentazione delle liste anche in modalità digitale e la facoltà per i responsabili dei partiti e delle associazioni politiche di designare cittadini ai quali affidare, in qualità di persone che esercitano un servizio di pubblica necessità, il mandato di autenticare le firme e/o di attestare la regolarità delle attività di raccolta delle firme.

L’effetto combinato di tutte le prescrizioni che prevedono la necessità di raccolta di un numero significativo di firme – e con riferimento ad ambiti territoriali relativamente circoscritti e non ancora definiti quali potrebbero essere, in alternativa, le circoscrizioni di cui alla tabella A allegata al testo di legge in discussione per la Camera e le regioni per il Senato – e senza neppure la possibilità di utilizzo degli strumenti digitali e telematici, configura un effettivo divieto di presentazione delle liste elettorali da parte di formazioni politiche non presenti in Parlamento, in chiara violazione del diritto di elettorato passivo previsto dall’articolo 51 della Costituzione.

Le norme per la raccolta delle firme per la presentazione delle liste sono ulteriormente sono ulteriormente onerose, per non dire punitive, specialmente per chi sia estraneo ai grandi corpi politici collettivi sia perché impongono l’autenticazione delle firme davanti a un pubblico ufficiale sia perché prevedono l’obbligo di raccogliere e depositare, non solo le sottoscrizioni, ma anche i certificati elettorali dei firmatari. Ma i pubblici ufficiali sono di difficile reperimento, non hanno alcun obbligo di autenticare le firme e oltretutto non sono remunerati dallo Stato per esercitare questa funzione d’interesse pubblico ma dagli stessi presentatori delle liste. Sarebbe sufficiente stabilire che i responsabili dei movimenti e partiti politici, al momento del deposito del simbolo con il quale intendono partecipare alle elezioni, trasmettano anche un elenco delle persone alle quali poter attribuire, come già scritto in precedenza, il mandato da persona esercente un servizio di pubblica necessità di autenticare le firme ed attestare il regolare svolgimento delle attività di raccolta, affidando agli uffici giudiziari preposti al controllo della documentazione elettorale il compito di effettuare controlli sull’effettiva iscrizione alle liste elettorali dei sottoscrittori della lista.

Alla luce di tutto quanto soprariportato riteniamo che l’appello da Lei rivolto alle Camere perché procedano ad una modifica delle leggi elettorali vigenti possa e debba essere accolto senza trascurare ovvero tradire completamente le indicazioni contenute nel Codice di buona condotta. In quest’ottica è auspicabile che vengano corrette e/o eliminate – facendo tesoro di alcune delle proposte emendative all’esame della Commissione competente – le disposizioni che discriminano i soggetti tenuti a raccogliere le sottoscrizioni previste per potersi presentare. Rappresentiamo altresì l’opportunità che – alla luce dei tempi strettissimi che intercorreranno tra l’adozione del decreto delegato per la definizione dei collegi e l’avvio del procedimento elettorale – vengano introdotte almeno norme transitorie in base alle quali, a differenza di quanto rischia di accadere per le ragioni esposte in precedenza, sia resa concretamente possibile la partecipazione anche dei soggetti che non sono attualmente rappresentati in Parlamento.

Signor Presidente, le questioni che abbiamo sottoposto alla sua attenzione, connesse alla volontà delle maggiori forze politiche di modificare la legge elettorale con le modalità prima richiamate, sollevano quesiti di estrema gravità sulla tenuta del nostro sistema democratico, sull’effettiva possibilità di esercizio del diritto di voto e di elettorato passivo e ci hanno spinto a rivolgerci a Lei.
Le chiediamo, quindi, con urgenza un incontro.

RingraziandoLa per l’attenzione che vorrà riservarci, La prego di voler accogliere i sensi della mia più alta considerazione.

Roma, 6 ottobre 2017

Riccardo Magi, Segretario di Radicali Italiani

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