Migranti/Open Arms, Bonino e Magi: “Governo chiarisca perché a libici controllo acque internazionali”. A Senato e Camera interrogazione su caso Open Arms

I parlamentari di +Europa: “Che sorte per naufraghi ricondotti in Libia? Quali gli accordi con Tripoli?”

“Considerato che non è stata legittimata a livello internazionale un’area SAR libica” e dunque “la vicenda si è svolta in acque internazionali all’interno di una zona SAR di competenza di MRCC Roma”, su quali basi di diritto marittimo internazionale il 15 marzo scorso la guardia costiera italiana ha ceduto ai libici il coordinamento dell’intervento di salvataggio?“, è quanto chiedono, tra l’altro, Emma Bonino e Riccardo Magi, parlamentari di +Europa, nell’interrogazione ai ministri competenti sulla vicenda della Ong Open Arms, depositata oggi nella prima seduta del Senato e della Camera.

L’interrogazione ripercorre le tappe della vicenda che il 15 marzo vede Open Arms rispondere a tre richieste, da parte delle autorità italiane, di soccorrere imbarcazioni in difficoltà in acque internazionali. Nel secondo caso alla Ong viene poi chiesto di fermarsi “essendo già intervenute le motovedette libiche e avendo recuperato le decine di persone a bordo per riportarle in Libia”, mentre nel terzo caso, a operazioni di salvataggio in corso, la guardia costiera italiana cede la guida dell’intervento alla guardia costiera libica, la quale arriva a minacciare con le armi gli operatori della Ong per riprendersi a bordo i naufraghi e ricondurli in Libia. Open Arms riuscirà comunque a tenere le oltre 200 persone salvate, tra cui donne e bambini, e attraccherà a Pozzallo, dove la nave è tuttora sotto sequestro mentre sull’equipaggio e i responsabili della Ong pende l’accusa di associazione per delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Nell’atto parlamentare Bonino e Magi chiedono se è vero che i soccorritori della Ong siano stati “esplicitamente sollecitati da Roma a trasferire i profughi già salvati sulla motovedetta libica per il successivo approdo in Libia”. E poi, in merito al secondo evento SAR dello stesso giorno a opera della guardia costiera libica,”quante persone siano state intercettate” e “in quale porto della Libia siano approdati”. “Se hanno potuto incontrare gli operatori UNHCR e OIM nei punti di sbarco”, “quanti sono stati ritenuti bisognosi di protezione internazionale” e “in quale centro di detenzione sono stati trasferiti”. E ancora “quali azioni si intendono intraprendere nei confronti del governo libico di fronte alle gravi minacce rivolte nel corso del terzo salvataggio del 15 marzo alla Ong spagnola nell’ambito di un evento SAR sotto la responsabilità italiana”.

Gli interrogativi sollevati riguardano anche il rischio che il nostro Paese si sia reso indirettamente complice di respingimenti illegali: un punto su cui – come ricordano Emma Bonino e Riccardo Magi – il governo italiano era già stato invitato a fare chiarezza dal Consiglio d’Europa con una lettera inviata lo scorso settembre al ministro Minniti.

Si legge infatti nell’interrogazione, come sottolineato già dall’ASGI, che “il salvataggio con rinvio in Libia dei migranti parrebbe violare le convenzioni internazionali perché nessun porto libico può attualmente essere considerato ‘luogo sicuro’ ai sensi della Convenzione per la ricerca e il soccorso in mare del 1979, e le norme in materia di soccorso in mare impongono agli Stati il rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale in materia di rifugiati, tra i quali innanzitutto il ‘principio di non respingimento'”. Ed è ben noto, “come attestato anche dall’UNHCR, che i rifugiati sono reclusi in centri di detenzione, in condizioni disumane e oggetto di violenze sistematiche”.

Inoltre, come riferiscono fonti stampa, “la motovedetta libica 648 Ras Jadir” (quella da cui, come si ascolta nel video diffuso nei giorni scorsi, un ufficiale della marina libica grida agli operatori di Open Arms: «Tre minuti. Vi do un ultimatum di tre minuti per venire qui. Se non ci consegnate i negri li ammazzo») “sembra essere la stessa apparsa il 15 maggio scorso, a Tripoli, durante la conferenza stampa per la riconsegna delle imbarcazioni da parte del governo italiano a quello libico, alla presenza del ministro Minniti”. Per questo i parlamentari di +Europa chiedono, infine, quali siano nel dettaglio gli accordi tra il governo italiano e l’interlocutore libico in merito al supporto tecnico di cui si parla del memorandum del febbraio 2017.

Roma, 23 marzo 2018

QUI il testo integrale dell’interrogazione

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