DDL Pillon: “Un condensato di paternalismo da Stato etico”

Dentro e fuori dal Parlamento occorre ritrovare la forza per fermare l’oscurantismo e rilanciare le battaglie sui diritti civili.

Dichiarazione di Silvja Manzi, Antonella Soldo e Barbara Bonvicini (neoelette rispettivamente segretaria, tesoriera e presidente di Radicali Italiani).

«A differenza di altri non chiediamo il ritiro del progetto di legge, è prerogativa di ogni parlamentare presentare le iniziative che ritiene. Noi chiediamo a questo Paese, che in decenni di lotte radicali ha conquistato con fatica enorme alcuni diritti fondamentali, di non lasciarseli scappare per disattenzione o noncuranza. L’autodeterminazione delle persone e delle coppie e la maternità responsabile sono principi dello Stato laico che difendiamo e rivendichiamo. Dentro e fuori dal Parlamento occorre ritrovare la forza per fermare l’oscurantismo e rilanciare le battaglie sui diritti civili. È quello che proveremo a fare in questo anno di lotta che si apre dopo l’ultimo Congresso di Radicali Italiani.

Il Disegno di legge del senatore Simone Pillon sull’affido condiviso trasuda di paternalismo da Stato etico, condito con buone dosi di opportunismo. È, semplicemente, un testo inemendabile. Si introduce l’albo nazionale dei mediatori familiari, i quali divengono obbligatoriamente protagonisti nelle vicende legate alle separazioni in presenza di figli. Un obbligo pagato dalle parti con evidente aggravio di spesa e tempi che s’allungano. Non sfugge il fatto, non certo marginale, che il promotore del progetto di legge sia egli stesso un mediatore familiare. Più che un conflitto di interessi, una promozione di interessi propri.

Ma non basta. la proposta introduce anche la figura del “coordinatore genitoriale”, cui può addirittura essere delegata la funzione decisionale da parte dei genitori. A questi spetterebbe controllare e verificare l’applicazione corretta e rigorosa del “piano genitoriale” approvato dal giudice. Piano che definisce tutto: i luoghi abitualmente frequentati dai figli, il percorso educativo, le attività extrascolastiche, le frequentazioni di parenti e amici. Un provvedimento che dell’interesse del minore a cui sarebbe rivolto non tiene alcun conto.

C’è poi l’articolo 11 dove si rasenta il ridicolo. Qui si prevede il diritto del minore di “trascorrere tempi paritetici ed equipollenti” con i genitori, un obbligo fuori dalla realtà che diviene cogente, insuperabile se non in casi eccezionali: almeno 12 giorni al mese devono essere trascorsi da ogni genitore, senza alcuna differenza se si tratti di un neonato allattato dalla madre o di un adolescente. Una sorta di pacco postale, con doppio domicilio definito per legge, spedito da un posto all’altro per scelta dello Stato.

Che questa proposta sia firmata da molti parlamentari dei 5Stelle, oltre che della Lega, la dice lunga sul livello cui siamo arrivati e dove vogliono far arrivare questo Paese.»

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