Reddito di cittadinanza: tessere fantasma come la trasparenza e il rispetto della legge

Ci sono due possibilità: o i due esponenti del Governo hanno mentito spudoratamente e nessuna tessera è in stampa oppure l’incarico è stato affidato in violazione delle norme sulla trasparenza e del codice degli appalti.

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Dichiarazione di Silvja Manzi, segretaria di Radicali italiani:

«La vicenda del reddito di cittadinanza assume contorni sempre più kafkiani: una sorta di oltraggio alla logica, alla trasparenza, all’aritmetica e alla verità. Le dichiarazioni del ministro del Lavoro, nonché vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio e della sottosegretaria all’Economia Laura Castelli sul fatto che sarebbero in stampa da 5 a 6 milioni (come fosse differenza da poco) di tessere da utilizzare per spendere il famigerato reddito di cittadinanza, sono false o determinano una grave violazione delle leggi sulla trasparenza e/o sugli appalti pubblici.

In una delle ultime dichiarazioni Luigi Di Maio afferma che “stiamo lavorando con Poste italiane”. Ora, nella sezione “Amministrazione trasparente” del Ministero del Lavoro e in quella del Ministero dell’Economia e delle Finanze non c’è alcun cenno a “bandi di gara e contratti” riferibili a quello in oggetto, né nella sezione dedicata ai bandi attivi o scaduti, né in quella relativa al riepilogo degli affidamenti.

La legge sulla trasparenza e le Linee Guida dell’ANAC non lasciano spazio a dubbi sulla necessità di pubblicare tali bandi, le delibere dei dirigenti e gli affidamenti. Se ne deduce che se l’incarico è stato fornito alle Poste, o ad altra società, tali Ministeri ritengano, a torto, di non essere soggetti alle norme sulla trasparenza che valgono per ogni ente o società pubblica.

In più, se l’incarico è stato dato, considerati i numeri delle tessere siamo certamente di fronte a un affidamento che non può essere fatto in via diretta come previsto dal nuovo codice degli appalti (D Lgs 50/2016) e inoltre, se fosse effettivamente Poste Italiane l’affidatario, non parliamo di una società interamente pubblica.

Quindi, ci sono due semplici possibilità: i due esponenti del Governo hanno mentito spudoratamente e nessuna tessera è in stampa; l’incarico è stato affidato in violazione delle norme sulla trasparenza e del codice degli appalti. Se a questo aggiungiamo l’aritmetica, che ci dice che con oltre 5 milioni di persone destinatarie del provvedimento e 780 euro mensili previsti ci avviciniamo a 50 miliardi di euro, ma che nella proposta annunciata di reddito di cittadinanza ne sono previsti 10, si chiude il cerchio di una farsa perpetrata alle spalle e sulle spalle degli elettori italiani.»

Roma, 30 novembre 2018

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