APPELLO CONTRO LE ESCLUSIONI DAL PARTITO DEMOCRATICO
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Noi sottoscritti cittadini,
ci appelliamo agli attuali organi "dirigenti" e ai leader del nascente Partito Democratico perché le speranze riposte nel nuovo progetto politico non vengano ulteriormente ferite da infondate decisioni che escludono e non includono, che espellono e non accolgono, quanti si riconoscono e alimentano nella storia di ispirazione liberale, laica, socialista e radicale.
In particolare il no alla candidatura di Marco Pannella a Segretario nazionale del Partito Democratico dimostrerebbe, se così sarà deciso, un atteggiamento che ha ben poco a che fare con quel che viene evocato come "nuova stagione", sia essa politica, civile, sociale, etica, italiana. Ciò accade in un momento in cui i sondaggi denunciano una gravissima crisi di consenso e di fiducia, specie fra quanti hanno già consentito il già troppo debole e allarmante successo elettorale dello scorso anno.
Per questi motivi, noi cittadini chiediamo che venga cancellato tale provvedimento e affidiamo il nostro appello alla saggezza di quanti dovranno decidere nelle loro diverse responsabilità di leader o di attuali organi (effettivamente) di garanzia. A loro rivolgiamo questa nostra speranza, che è speranza di inizio di un nuovo corso e nuovo progetto in cui si possa riconoscere la maggioranza degli italiani, e non solo quel terzo (destinato in questo modo ulteriormente a contrarsi) dato dalla somma di due influenti e potenti apparati che sono residuo di storie politiche.
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ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA DICHIARAZIONE DI INTENTI DI PANNELLA E L'ELIMINAZIONE DEI CREDITORI
La dichiarazione di intenti con la quale Marco Pannella ha accompagnato - come prescritto - le richieste sottoscrizioni a sostegno della sua candidatura non può essere ulteriormente ignorata. Essa risponde e corrisponde solamente, limpidamente, a obiezioni frutto di pregiudizi, di equivoci voluti o fondati su macroscopiche ignoranze di realtà di fatto e di diritto della storia e della natura della ricca galassia radicale. Questa storia è stata per decenni fatta propria a più riprese e sostenuta da grandi parti sia del popolo comunista che di quello cattolico. Sicché, lo scorso anno il centrosinistra si è salvato dal disastro unicamente grazie al valore aggiunto del milione di voti della RnP, specie per quel mezzo milione di area e influenza radicale, mentre l'elettorato tradizionalmente di centrosinistra si era in poche settimane pressoché liquefatto. È quanto rischia di accadere, sta accadendo, di nuovo in queste settimane. Dallo scorso anno abbiamo lavorato anche per impedirlo, con le lotte che hanno preso il nome di Luca Coscioni e di Piero Welby; di "Nessuno Tocchi Saddam" e della moratoria contro la pena di morte; di riforme sociali, fra le quali quella promossa da Emma Bonino, dalla Rosa nel Pugno e dalla sua componente radicale in tema di innalzamento dell'età pensionabile (con il sostegno - secondo sondaggi non contestati - perfino dei due terzi di elettorato di Rifondazione Comunista); oppure con quelle lotte che sono una risposta all'esplodere nell'opinione pubblica dei costi intollerabili - morali, istituzionali, economici - della non democrazia italiana, o alla crisi sempre più grave della giustizia, entrambe storiche battaglie radicali suffragate da maggioranze plebiscitarie in due celebri referendum.
Tutte questo legittima e rende ragionevoli la speranza e la determinazione di Marco Pannella di potere per la seconda volta rovesciare un negativo corso delle cose per il centro-sinistra, impegnandosi ufficialmente a convalidare le speranze e rafforzare la serietà novatrice e antioligarchica di un "Partito Democratico" a nome del quale già nel 1994 le "liste Pannella per il Partito Democratico" riportarono quasi il 4% dei voti, essendo tutte le altre forze e proposte politiche volte - allora - in tutt'altra direzione.
Con l'esclusione del Ministro Antonio Di Pietro e - ancor più - con il patente, vergognoso ostracismo riservato a Furio Colombo e al "ripescaggio" malamente ora tentato, salvo ripeterlo e aggravarlo nei tre mesi di salto all'ostacolo a lui riservati da "regole" e regolatori - diciamo: bizzarri? - sembra di nuovo che il vecchio centro-sinistra stia divorando la, pur debole e inadeguata, speranza di "nuovo".
Come nel marzo-aprile del 2006, Pannella tenta di intervenire e di riuscire nel quasi-miracolo del salvataggio di una "alternanza" a Berlusconi, che era sul punto di essere (forse per sempre) cassata per responsabilità di una politica che appariva e appare a troppi come quella di "buoni a niente". È del tutto infondato il timore che di nuovo sia la catastrofe - e non la vittoria - che si sta rovinosamente costruendo, anche per come si rischia di pregiudicare l'effetto sull'opinione pubblica di una "unificazione" che - per ora - ha solo prodotto scissioni? L'effetto di una "unificazione" che - nella presente circostanza - mostra il volto ottuso di un potere cieco che esclude, anziché includere, che espelle anziché accogliere? E accogliere chi? Supposti "creditori" da eliminare, per continuare ad annettersi e curare "debitori" della storia civile italiana?