Europe First – la verità su uscire dall’euro e dall’Unione Europea

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Tutto quello che credi di sapere sull’Europa è falso!

“L’Unione Europea non serve a niente, non è democratica, ci ha dato solo svantaggi”. “Uscire dall’euro ci consentirebbe di svalutare: non ci abbiamo mai guadagnato niente, anzi”. “Bisogna uscire dall’Europa subito: meglio l’Italia fuori dall’euro”. Quante ne abbiamo sentite? Radicali Italiani ha riunito tutti i luoghi comuni sull’Ue per smentirli uno ad uno, utilizzando i dati reali.

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1) L’UNIONE EUROPEA NON SERVE A NIENTE!

Falso. L’Unione tra gli Stati nazionali europei è garanzia di pace. Una pace che dura da oltre settant’anni. Nella prima metà del secolo scorso, gli Stati nazionali europei hanno scatenato due guerre mondiali che hanno causato oltre 70 milioni di morti.
“L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. […] In una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini” (art. 2 del Trattato sull’Unione Europea).

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2) PERÒ AMMETTIAMOLO: IL CONCETTO DI PATRIA EUROPEA È UN’INVENZIONE BELLA E BUONA

Falso. Si tratta invece di un’idea molto viva, specialmente tra i giovani. Dal 1998 il programma Erasmus ha consentito a 3 milioni e mezzo di ragazze e ragazzi di trascorrere un periodo della loro vita in un altro paese dell’Unione, permettendo loro di ampliare i propri orizzonti, migliorare le proprie competenze, aumentare le proprie possibilità di lavoro e di carriera, ma soprattutto rafforzando la loro attitudine a sentirsi cittadini europei, e quindi del mondo. Sono loro i figli dell’Europa, dei quali non possiamo accorgerci solo quando sono vittime di attentati.

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3) MA L’EUROPA NON È DEMOCRATICA E NON È CAPACE DI ESPRIMERE UNA POLITICA COMUNE CHE NON SIA FINANZIARIA

Falso. Gli Stati nazionali, in questi decenni, hanno impedito che le istituzioni europee avessero tutta la forza e legittimazione che il disegno federalista prevedeva. Prendersela con l’Europa in quanto tale, come se non fosse l’espressione della volontà degli Stati che la compongono, è un grave errore. Sono stati proprio la poca Europa, il nazionalismo e la mancanza di disponibilità da parte dei governi a cedere parte dei loro poteri, a rendere l’Unione l’attuale nano politico che tanto si critica, ad esempio perché non è in grado di avere una strategia comune sui flussi migratori o sui principali scenari internazionali. Sono stati gli Stati nazionali, con le loro scelte, ad aver reso il Parlamento europeo un’assemblea con poteri e margini di azione limitati, a ostacolare l’elezione di un presidente unico eletto dal popolo europeo e di un ministro degli esteri in grado di esprimere una visione comune.

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4) OK, MA ANCHE SUL PIANO ECONOMICO L’EUROPA È STATA UNA IATTURA

Falso. L’Unione garantisce non solo pace, ma anche prosperità. Il boom economico italiano coincide con l’esistenza della Comunità (poi Unione) europea, che abbiamo fondato nel 1957 assieme ad altri cinque Stati. Nonostante la crisi, il reddito degli europei, italiani compresi, è tra i più alti al mondo. L’Unione europea è il primo mercato al mondo.

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5) SÌ, MA A NOI, COME SEMPLICI CITTADINI E CONSUMATORI, NON CE NE VIENE NIENTE

Falso. Questo grande mercato, creato grazie all’iniziativa legislativa dell’Unione, ha portato grandi benefici a tutti i consumatori europei, italiani compresi.

  • Nel campo dell’energia: la concorrenza ha moderato i prezzi, mentre gli obiettivi decisi a livello europeo hanno favorito lo sviluppo delle fonti rinnovabili, passate in Italia in meno di quindici anni dal 15 al 40 per cento della produzione di elettricità.
  • Nel campo delle telecomunicazioni: il quadro normativo dell’Unione europea ha consentito la portabilità del numero, prezzi sempre più bassi (inclusa l’eliminazione delle tariffe di roaming tra Stati membri entro giugno 2017), la copertura completa con banda larga di base, tutele della vita privata e protezione dei dati. In Italia i prezzi dei servizi di telefonia mobile e di internet scendono senza sosta dal 1995, a fronte di un aumento dell’indice generale dei prezzi nello stesso periodo di quasi il 50 per cento.
  • Nel campo del trasporto aereo: l’Unione europea ha rotto i monopoli nazionali e aperto alla concorrenza, liberalizzando completamente le tariffe e l’accesso al mercato nel 1992. Da allora, l’incremento dell’offerta di rotte, della concorrenza tra operatori e dell’incidenza delle compagnie low cost sull’offerta di posti ha beneficiato i consumatori in termini di prezzo e di scelta. Volare era riservato alle élite. Oggi è un fenomeno di massa.
  • Nel campo della salute e dell’ambiente: la normativa dell’Unione ha inciso positivamente sulla sicurezza alimentare, sullo smaltimento dei rifiuti, sulla depurazione delle acque, sulla salubrità dell’aria e sulla sicurezza nel posto di lavoro. I cittadini europei, italiani compresi, hanno accesso alle cure in qualunque Stato membro e le prescrizioni eseguite in un paese sono riconosciute in tutti gli altri. L’Agenzia Europea dei Medicinali provvede alla valutazione e al controllo dei farmaci per uso umano e veterinario.

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6) D’ACCORDO, PERÒ COME LAVORATORI E CONTRIBUENTI DALL’EUROPA ABBIAMO AVUTO SOLO SVANTAGGI

Falso. Decine di migliaia di insegnanti della scuola sono finalmente usciti dal precariato grazie a una sentenza della Corte di Giustizia europea del 2014 che ha costretto il governo italiano a stabilizzarli.
La normativa sugli aiuti di Stato impedisce di sussidiare all’infinito, con i nostri soldi, aziende decotte, come ad esempio abbiamo fatto più volte con l’Alitalia. La direttiva sul risanamento e la risoluzione degli istituti di credito stabilisce che siano gli azionisti e i detentori di obbligazioni a rispondere delle perdite di una banca, prima di chiamare in causa, eventualmente, i contribuenti. La sorveglianza sui conti degli Stati membri cerca di porre un freno alla crescita sconsiderata della spesa pubblica, finanziata dalle nostre tasse e da quelle dei nostri figli e nipoti.

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7) SARÀ, MA L’EURO? QUELLO SÌ CHE CI HA FATTO PRECIPITARE NEL BARATRO!

Falso. Prima dell’unione monetaria invidiavamo la forza del marco tedesco. Oggi condividiamo con i tedeschi la stessa moneta, l’euro. Chi vuole tornare alla lira vuole tornare a una moneta debole, vuole svalutare. Sappiamo tutti cosa significa: sarebbero i nostri stipendi e i nostri risparmi a perdere valore e potere d’acquisto. È per questo che i greci, pur avendo attraversato la crisi economica più grave dell’eurozona, non hanno mai preso realmente in considerazione l’uscita dall’euro.

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8) EPPURE SE USCISSIMO AVREMMO SOLO BENEFICI

Falso. In vista di un’uscita dall’euro, o semplicemente di un referendum sull’uscita dall’euro, dovrebbero essere reintrodotti controlli sui movimenti di capitale e limiti sui prelievi. Con la svalutazione vi sarebbe un altissimo rischio di corsa agli sportelli, difficile da fermare una volta partita, con conseguenze incalcolabili sul sistema bancario.

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9) VA BENE, MA USCIRE CI CONSENTIREBBE DI RECUPERARE COMPETITIVITÀ SVALUTANDO

Falso. Si tratterebbe di un recupero illusorio e temporaneo. Sarebbe come curare una grave infezione con l’aspirina invece che con gli antibiotici. E la grave infezione dell’economia italiana è la crescita quasi nulla della produttività. Perciò uscire dall’euro non solo non la curerebbe, ma la aggraverebbe, scoraggiando la riorganizzazione delle imprese inefficienti. La cura giusta sono le riforme strutturali (liberalizzazioni delle professioni e dei servizi pubblici locali, deregolamentazione, riforme della pubblica amministrazione e del mercato del lavoro) che la Commissione e la Banca Centrale europee ci invitano da anni a fare con poco successo.

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10) BAH, COMUNQUE DALL’EURO NON ABBIAMO MAI GUADAGNATO NIENTE

Falso. Quando l’Italia è entrata nell’euro gli interessi sul debito pubblico sono scesi di sei punti percentuali, allineandosi a quelli pagati dalla Germania. Secondo un calcolo dell’economista Luigi Zingales, se fin dal 1999 avessimo utilizzato i risparmi sugli interessi per ripagare il debito, nel 2007 il rapporto debito/PIL sarebbe stato molto simile a quello della Germania stessa: invece la riduzione fu molto modesta e arrivata la crisi il nostro debito riprese a crescere. Questo è stato il grande regalo dell’euro: un’opportunità d’oro per sanare la nostra finanza pubblica, sprecata dai governi di centrodestra e di centrosinistra.
L’unione monetaria, inoltre, ha eliminato le commissioni e i rischi di cambio tra le monete europee, favorendo il commercio internazionale e i movimenti di capitale.
Tendiamo a dimenticare i privilegi che abbiamo, come usare tra europei la stessa moneta e attraversare le frontiere senza controlli: basta un viaggio a Londra per ritrovarci a sprecare soldi con le commissioni di cambio e fare la fila al controllo passaporti.

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11) …E COMUNQUE, CON L’ARIA CHE TIRA, SAREBBE IL CASO DI USCIRE SUBITO DALL’UE

Falso. Con l’affermarsi del protezionismo e della guerra commerciale dell’America di Trump, i mercati di esportazione da cui ricaviamo un quarto del nostro PIL si faranno sempre più stretti e instabili: il mercato comune europeo con 500 milioni di consumatori e la moneta unica saranno l’unica salvezza dell’Italia e dei nostri partner europei. Da sola, in competizione con le superpotenze mondiali, l’Italia diventerebbe irrilevante e tutti noi più poveri: anche i fautori dell’uscita dall’Unione e dall’euro saranno costretti a scoprire quanto sono stati lungimiranti e saggi gli statisti che 60 anni fa firmarono i Trattatati di Roma, che loro vorrebbero cancellare.

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12) STA DI FATTO CHE L’UNIONE EUROPEA È UNA BUROCRAZIA ENORME CHE SPRECA UN SACCO DI SOLDI

Falso. Tutte le istituzioni dell’Unione europea, che conta circa 500 milioni di abitanti, impiegano complessivamente 55mila persone. Per la sola città di Roma lavorano 62mila persone tra i dipendenti del Comune (25 mila) e quelli delle società partecipate (37mila). Per la città di Birmingham (un milione di abitanti) lavorano 60mila persone. La spesa dell’Unione nel 2015 era pari all’uno per cento del PIL dell’Unione stessa, mentre la spesa pubblica nazionale dei 28 Stati membri, nello stesso anno, era pari in media a quasi la metà dei rispettivi PIL.

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13) SARÀ, MA L’EUROPA È COMUNQUE UN COSTO

Falso. In realtà non è l’Europa, ma la non-Europa ad avere un costo: l’assenza di un’azione comune a livello europeo si traduce in una perdita di efficienza per l’economia nel suo insieme.
Il servizio studi del Parlamento europeo ha calcolato che se alcune politiche già intraprese dall’Unione (come ad esempio il completamento del mercato interno, la creazione del mercato unico digitale e l’unione bancaria) venissero portate fino in fondo, il vantaggio economico potrebbe raggiungere negli anni circa 1.600 miliardi di euro, l’equivalente del PIL italiano.

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E QUINDI?

Quindi teniamoci stretta l’Unione europea, e anzi facciamone una federazione. Noi Radicali non vogliamo un superstato federale europeo, ma una federazione leggera con poche competenze, oltre a quelle che ha già: il controllo delle frontiere esterne, la difesa, la diplomazia.

Stiamo vivendo nel più bell’esperimento politico della storia dell’umanità: l’integrazione pacifica di popoli e nazioni che per secoli si sono combattuti.

Teniamocelo stretto.

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