Bolognetti: Con rammarico apprendo la notizia dei tre David di Donatello assegnati al film "Basilicata Coast to Coast".

Con rammarico apprendo la notizia dei tre David di Donatello assegnati al film "Basilicata coast to coast". Lungi dal complimentarmi con un attore di regime, che ha prodotto un film di regime, suggerisco a Papaleo e soci di andare a scuola da Massimiliano Mazzotta, autore del film-documetario "Oil - La fortuna dei Moratti". A futura memoria, torno a postare un articolo pubblicato da alcuni quotidiani regionali e dal sito OLA(Organizzazione lucana ambientalista).
Di Maurizio Bolognetti
Basilicata coast to coast. Ovvero da Zanardelli a Papaleo
13 gennaio 2011
“Ottocento, Novecento, Millecinquecento scatole d’argento fine settecento ti regalerò.” Il 18 settembre del 1902, l’allora primo ministro Giuseppe Zanardelli giungeva a Moliterno (PZ) su un carro trainato da buoi. Quella moliternese fu una delle tante tappe di un viaggio che portò alla pubblicazione dell’ “Inchiesta Zanardelli sulla Basilicata” e, nel 1904, all’approvazione di una legge speciale a favore della Lucania. Il sindaco di Moliterno, prima del banchetto serale organizzato per dare il benvenuto all’illustre ospite, salutò il Primo Ministro affermando: “Caro Presidente, ti salutano qui ottomila moliternesi: tremila sono emigrati in America; gli altri cinquemila si accingono a farlo”. La legge speciale fu presentata in parlamento dal deputato lucano Torraca ed ebbe un solo voto contrario, quello di Giustino Fortunato, che successivamente definì le leggi speciali come “goffe raffazzonature, le quali hanno solo un’attenuante, che è quella di essere ineseguibili meno che nello sperpero.”
Dopo cent’’anni, fortunatamente, in Basilicata non si viaggia più su carri trainati da buoi, anche se tutti gli indicatori socio-economici raccontano di una regione che è tra le più povere d’Italia. Una povertà figlia, probabilmente, anche dei tanti sperperi di pubbliche risorse che hanno continuato ad alimentare clienti e clientele. Oggi a raccontarci la Basilicata non è più l’austero Zanardelli, ma il pirotecnico Rocco Papaleo da Lauria. Il comico lucano, infatti, è stato regista e sceneggiatore di un apologetico film on the road, intitolato “Basilicata coast to Coast.”
A scanso di equivoci sarà bene precisare che la Lucania non è bagnata nè dall’oceano Pacifico, né dall’Atlantico e che l’unico sogno americano è quello che per anni hanno sognato coloro che si imbarcavano per le Americhe, i più fortunati dei quali con destinazione Nuova York, altri a fare gli italiani d’Argentina o in Brasile, e qualcuno di questi lasciando anche a casa mogli divenute “vedove bianche”. Nel musicale on the road di Papaleo si parla di un’allegra comitiva di musicisti diretti al festival del teatro canzone di Scanzano Jonico. Ovviamente, nel film non si menziona Rotondella, un piccolo centro a pochi km da Scanzano. Peccato, perché a Rotondella, Papaleo avrebbe trovato l’Itrec con i suoi misteri e le barre del reattore di Elk River. Purtroppo, Papaleo non passa nemmeno da Corleto Perticara, dove i Carabinieri del Noe, qualche mese fa, hanno sequestrato una discarica di fanghi petroliferi, o da San Nicola di Melfi, dove è ubicato l’inceneritore Fenice di proprietà della multinazionale francese Edf, o da Ferrandina, dove avrebbe trovato l’amianto della Materit. In compenso, però, il film dell'attore lucano ha incontrato il gradimento della Total. In una bucolica pagina pubblicitaria, dove intravediamo Papaleo, Giovanna Mezzogiorno e il cast di Basilicata coast to Coast al completo in un campo di grano con sullo sfondo delle torri eoliche, la multinazionale francese scrive: “Total sovvenziona inoltre una serie di progetti destinati alla valorizzazione del patrimonio sociale, artistico e naturale locale. Il suo impegno si è concretizzato nella sponsorizzazione del film Basilicata Coast to Coast…” Ora, sia chiaro, farsi sponsorizzare dalla Total o dall’Eni non è certo un delitto, anche se leggere di progetti destinati alla valorizzazione del patrimonio naturale, considerando i danni prodotti dalle attività estrattive in Basilicata, fa un po’ sorridere.
La Basilicata è una terra bellissima e ricca d’acqua, oltre che di petrolio, e io questa terra con le sue ricchezze la amo, anche se quello che scrivo difficilmente verrà sponsorizzato da una compagnia petrolifera. Forse avevamo bisogno di un film apologetico, ma di certo abbiamo anche la necessità di un po’ di cruda e a volte amara verità. In uno straordinario album intitolato “Nuvole” troviamo una delle più belle canzoni di Fabrizio De Andrè: Ottocento. Ogni tanto, soprattutto negli ultimi giorni, mi ritrovo a canticchiarla: “Cantami di questo tempo l’astio e il malcontento di chi è sottovento, e non vuol sentir l’odore di questo motor, che ci porta avanti quasi tutti quanti maschi, femmine e cantanti su un tappeto di contanti nel cielo blu. Ottocento, Novecento, Millecinquecento scatole d’argento fine settecento ti regalerò…” E pensare, come ben sapeva Zanardelli, che nel 1860 Corleto Perticara si era ribellata ai Borboni. Oggi la Basilicata, come testimoniato dalla visita a Viggiano(Centro Oli Eni-Shell) dell’ex ambasciatore inglese Chaplin, è una colonia delle sette sorelle. Ma soprattutto, in Basilicata come in molte altre zona d’Italia si può toccare con mano quanto sia vera quella frase di Marco Pannella che recita: “La strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di popoli.” E’ la peste italiana, baby, e anche quella viaggia coast to coast nel Palazzo e da un capo all’altro dello stivale.
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Commenti
Inserito da Generazione labirinto (non verificato) il 9 maggio, 2011 - 12:44.
Caro Maurizio,
purtroppo questa volta mi sento in totale disaccordo con te. Ritengo che "Basilicata Coast to Coast" sia uno dei più grandi strumenti di marketing adottati fin d'ora dalla nostra regione. I tre premi al David ne sono la testimonianza. Certo la Lucania non è solo quella che si vede nel film ma opporsi a queste forme di promozione e a tutto ciò che di buono può arrivare anche dai fondi del petrolio per "compensazione ambientale" mi sembra ridicolo e controproducente.
Sono d'accordo sulla rinegoziazione delle royalties, che al 7% attuale, mi sembrano ridicole ma mettere in discussione il resto mi pare forse troppo scontato e strumentale per la politica.
Cosa dovremmo fare? Non farci sponsorizzare più nulla e far sì che quel 7% diventi 1%?? Scusami ma non sono d'accordo.
E poi condivido pure la critica di Papaleo sulla mancanza di meritocrazia nella nostra regione. Se lo dice un politico va bene mentre se lo dice un regista fa scandalo?? Per favore!
Pensiamo invece a sfruttare i fondi per iniziative serie e non come è stato fatto fino a questo momento. Presentiamo progetti seri, come appunto Basilicata Coast to Coast, invece di tante attività promozionali di scarso valore.
Inserito da filippo_conti (non verificato) il 8 maggio, 2011 - 21:50.
Io, la Basilicata, l'ho vista solo due volte.
La prima, lungamente, da piccolo, grazie al WWF. La seconda, brevemente, da grande, grazie ad una deviazione una sulla Salerno-Reggio Calabria.
Ho sempre pensato che la Basilicata fosse la più dimenticata delle regioni italiane, schiacciata tra la Puglia e la Calabria; quest'ultime spesso declinate al plurale, come se ne avessimo bisogno poi di un' altra Puglia di un' altra Calabria, come a volerla proprio soffocarla questa Basilicata che sta lì, in mezzo; e nessuno la vuole e nessuno ne parla.
Poi un giorno, tornando dall'osannata Sicilia, ti obbligano a farti settantacinque chilometri di deviazione e tu scopri un altro mondo. Anzi lo riscopri. Vent'anni più tardi.
Ci sono due libri che raccontano la Basilicata, libri che la legano inesorabilmente al periodo storico più imbarazzante e tragico di questo strano paese che è l'Italia.
"Cristo si è fermato ad Eboli", mattone essenziale di ogni individuo, non ha bisogno né di presentazioni né di commenti.
"Balvano 1944", invece, è meno conosciuto, ma racconta una di una tragedia nazionale colposamente dimenticata.
Rileggendoli, dopo essere tornato sano e salvo a casa, ho capito perchè la Basilicata è la sola regione per cui provo una simpatia incondizionata. Ecco, mi è sempre sembrata la regione che pagava per tutti, senza lamentarsi.
E in un paese in cui il lamento è rumore di fondo, il silenzio Lucano è, per me, motivo d'orgoglio.
Inserito da filippo_conti (non verificato) il 8 maggio, 2011 - 21:49.
Io, la Basilicata, l'ho vista due solo due volte.
La prima, lungamente, da piccolo, grazie al WWF. La seconda, brevemente, da grande, grazie ad una sulla Salerno-Reggio Calabria.
Ho sempre pensato che la Basilicata fosse la più dimenticata delle regioni italiane, schiacciata tra la Puglia e la Calabria; quest'ultime spesso declinate al plurale, come se ne avessimo bisogno poi di un' altra Puglia di un' altra Calabria, come a volerla proprio soffocarla questa Basilicata che sta lì, in mezzo; e nessuno la vuole e nessuno ne parla.
Poi un giorno, tornando dall'osannata Sicilia, ti obbligano a farti settantacinque chilometri di deviazione e tu scopri un altro mondo. Anzi lo riscopri. Vent'anni più tardi.
Ci sono due libri che raccontano la Basilicata, libri che la legano inesorabilmente al periodo storico più imbarazzante e tragico di questo strano paese che è l'Italia.
"Cristo si è fermato ad Eboli", mattone essenziale di ogni individuo, non ha bisogno né di presentazioni né di commenti.
"Balvano 1944", invece, è meno conosciuto, ma racconta una di una tragedia nazionale colposamente dimenticata.
Rileggendoli, dopo essere tornato sano e salvo a casa, ho capito perchè la Basilicata è la sola regione per cui provo una simpatia incondizionata. Ecco, mi è sempre sembrata la regione che pagava per tutti, senza lamentarsi.
E in un paese in cui il lamento è rumore di fondo, il silenzio Lucano è, per me, motivo d'orgoglio.
Inserito da Simone De Lorenzis (non verificato) il 8 maggio, 2011 - 13:58.
Evitentemente qui l'ironica scena cheguevariana è passata inosservata. Cmq Bolognetti, visto che è tanto bravo, lo farà lui il prossimo film (di fiction, che vuol dire finzione, imbroglio, stravolgimento, paradosso) basilicato. Si può essere di regime, e far film che fanno pensare. E questo film un po' lo fa - pensare. Immagino pure il documentario, che come genere invece ha la pretesa di raccontare la "verità". Io preferisco pensare da me, non "lasciarmi" pensare.
C'è comunque una stupidità tipica di chi non conosce nè apprezza forme di descrizioni che non siano in qualche modo "aderenti" alla realtà. Il film è un mezzo, non un fine. Un mezzo anche per criticarlo, ma io - francamente - non ho visto un film sulla Basilicata. Ho visto un film picaresco chiaramente extra-territoriale, non un documentario, nè un Elio Petri.
E mi piace rivedere Leni Riefenstahl e Sergei Eisenstein, a maggior ragione con gli occhi della Storia. Cantori ben più di regime che Papaleo.
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