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Emma Bonino: Bene Monti a Bruxelles, ma ora dobbiamo fare i compiti a casa. Dal PDL bluff sul Senato federale

Emma Bonino al Senato

Dichiarazioni di Emma Bonino rese durante la settimanale intervista, da flash di agenzia letti a Radio Radicale a margine dell'incontro dell'eurogruppo a cui ha partecipato il Presidente del consiglio Mario Monti:

 "La settimana scorsa, per ragioni tutte italiote, la Camera non è riuscita ad approvare nemmeno una mozione unitaria alla vigilia della partenza di Monti per Bruxelles. Tuttavia proprio a Bruxelles è stata riaperta una partita considerata chiusa e che ora dobbiamo giocare. Quel che ha strappato Monti, ovvero che un governo possa fare richiesta di utilizzare il Fondo salva-Stati anche quando lo spread supera la soglia di 250-300, è un meccanismo importante. Ma la partita italiana rimane apertissima perché, dopo i compiti a casa dobbiamo farli comunque, come l'approvazione della riforma pensionistica e quella del lavoro.

Per noi Radicali, a parte la spending rewiew e tutte le riforme mancate dei decenni trascorsi, un ruolo centrale ha la giustizia, o meglio, la malagiustizia.”

La vicepresidente del Senato è quindi intervenuta riguardo al dibattito sulle comunicazioni in previsione per martedì 3 luglio al Senato, augurandosi che "quando il presidente del Consiglio verrà a riferire del vertice di Bruxelles, non ci si limiti ad uno pseudo-dibattito con dieci minuti per gruppo, ma si consenta finalmente una vera discussione. Il documento da presentare al Consiglio europeo deve andare di pari passo con quello firmato da Van Rompuy, Barroso e Draghi, che ragiona sul medio termine e sulla prospettiva di unione politica, perché le misure di emergenza o di crescita che servono a rasserenare tutti gli interlocutori hanno senso se si inquadrano tutte in progetto unico".

Infine, interpellata sul richiamo del capo dello Stato all'indomani dell'approvazione, con un voto di strettissima maggioranza, dell'emendamento sul Senato federale, la Bonino ricostruisce così quanto accaduto: "Non si è trattato di “riforme radicali”, come le ha definite il Capo dello Stato, ma piuttosto di posizioni di bandiera molto strumentali da parte del Pdl, cui la Lega si aggregata. Il Pdl ha tentato il bluff pensando improvvisamente di arrivare in Aula e di cambiare, in due ore, tredici articoli della Costituzione con il semi-presidenzialismo. A quel punto la Lega ha deciso di aggiungere questo cosiddetto “Senato federale” con la partecipazione di una ventina di qualcosa di simile a degli 'osservatori'. La situazione era letteralmente kafkiana: con emendamenti orali, poi corretti ulteriormente e non si capiva più per cosa si stesse votando. L'emendamento è passato per soli quattro voti. Al di là del merito, una Costituzione non si scrive così."

La registrazione integrale dell'intervista

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