Quarto giorno di mobilitazione nonviolenta per la giustizia. Oltre 20.000 adesioni dalle carceri, tra le adesioni anche direttori di istituti penitenziari. Pannella: chiediamo amnistia legalitaria contro quella clandestina delle 'prescrizioni'

Amnistia, vignetta carcere

Continuano a giungere da molte carceri italiane adesioni all’iniziativa di mobilitazione nonviolenta promossa da Marco Pannella in tutta Italia, giunta oggi al quarto giorno. Nel pomeriggio di oggi siamo giunti a 20.812 detenuti.

In queste ore sono giunte le adesioni di 110 detenuti del carcere Taranto, 250 da Civitavecchia, 412 da Monza e 1.400 da Poggioreale. Tra le 2.400 detenute nelle carceri italiane, su una popolazione carceraria di circa 67.000, sono giunte anche le adesioni delle donne detenute degli istituti penitenziari di Lecce, Bergamo, Santa Maria Capua Vetere e Perugia.

All’iniziativa nonviolenta hanno aderito anche diversi Direttori di Istituti penitenziari.

Marco Pannella questa mattina in un collegamento a Radio Radicale ha, tra l’altro, dichiarato che:

«La nostra richiesta di Amnistia non è quel "gesto di clemenza" che chiede il Papa. Noi vogliamo un'amnistia "legalitaria", cioè che ripristini le condizioni di legalità costituzionale nei tribunali e nelle carceri, contrapposta a un'altra amnistia: quella strisciante, clandestina, di massa e di classe che si chiama "prescrizione" (140.000 processi che decadono ogni anno). Noi vogliamo un'Amnistia che sia propedeutica a una grande Riforma della giustizia penale e civile, la cui paralisi penalizza i privati e le imprese, scoraggia gli investimenti esteri e comporta costi enormi per l'economia nazionale. Chiediamo una Grande Amnistia per la Giustizia, per la Costituzione, per la Repubblica»

L’Iniziativa nonviolenta è promossa insieme all’appello al Presidente della Repubblica lanciato dal professore Andrea Pugiotto e sottoscritto da 130 costituzionalisti e garanti dei detenuti, che chiede al Presidente di farsi forte dello strumento del messaggio alle Camere per favorire un processo deliberativo in Parlamento, attraverso la formalizzazione delle sue preoccupazioni istituzionali e costituzionali puntualmente ed efficacemente manifestate già un anno fa, in occasione del convegno "Giustizia! In nome della Legge e del popolo sovrano" tenuto al Senato lo scorso anno.

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